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1793small 8vo, pp. XXIII, (1), original orange boards. It contains a letter to collectors "io ho pensato di non poter meglio soddisfare alla erudita di lei inchiesta, che trasmettendole non solo l'elenco di tutto ciò che entro il corrente anno verrà da me riprodotto, ma altresì di quanto, ajutatemi Dio, ho divisato d'intraprendere nell'anno vegnente". Then 46 titles, plus the different issues, published between 1791 and 1794. And a note "a' bibliofili" dated 15 October 1793, in which he announces that he will publish in 1794 ad personam the four classics Dante, Petrarca, Ariosto and Tasso, that "will end his career": luckily, he went on printing his masterpieces till his death, 20 years later. A fine uncut copy of an extremely rare item.. Brooks 517..
1556réf. 44944Sens, Gilles Richeboys, 1556. 3 parties en 1 vol. petit in-4 (15 x 22,5 cm) de (12)-95-(1) pp. 174 pp., 1 f. blanc, 70 pp. (1) f. (sign. A6, a-m4, A-Y4, Aa-Ii4), veau fauve, dos orné à nerfs, encadrement et motif cental dorés sur les plats, tranches dorées (reliure de l’époque).
1772réf. 15319, , 1772-1777. 4 pièces en 2 volumes in-8, texte encadré, veau marbré, dos lisse orné à la grotesque, pièces de titre en maroquin rouge et de tomaison en maroquin noir, tranches rouges (reliure de l'époque).
1928Stampa fotografica vintage. CON DEDICA Didascalia, firma e luogo autografe dell’artista verso. Interventi manuali recto. Ottime condizioni. Proveniente dall’archivio del futurista B.G. Sanzin. Bello scatto in prospettiva, molto contrastato, su fondo nero, del modellino di una vetrina di negozio di «F o T o». Rarissima: probabilmente esemplare unico. Esposta alla mostra «Ugo Carà: Arte architettura design 1926-1963», Trieste: Museo Revoltella, 26 novembre 2003 - 29 febbraio 2004, curata da Maria Masau Dan e Lorenzo Michelli, con didascalia: «Plastico per negozio di fotografia, 1928». Masau Dan & Michelli, Ugo Carà: Arte architettura design 1926-1963, p. 75
1782réf. 12394Aux Deux-Ponts, [Parme, Stamperia Reale, Giambattista Bodoni], 1775 [1782]. 13 vol. grand in-8, veau marbré, dos lisses ornés, pièces de titre en maroquin rouge, et de tomaison en maroquin rouge sur pièce de maroquin vert, tranches dorées (reliure de l'époque).
1504réf. 41988Lyon, Claude Davost, Étienne Gueynard, 1504. In-4 gothique à deux colonnes de (12)-217 ff. mal chiffré 215 (sign. aa bb a-z π-ƒ A9), index, veau marbré, dos orné à nerfs, pièce de titre en maroquin rouge, tranches rouges (reliure XVIIIe).
1538réf. 16626Paris, Yolande Bonhomme pour Jean Petit, 1538-1539. In-8 gothique (16 x 10 cm) de (8)-CLXX-(1) ff., (sign. A8, A-X8, Y3), maroquin brun, dos à nerfs, dentelle intérieure, tranches dorées (Petit).
1613in-16 (mm.100 x 72), pp. 608, ff. (16) in fine, contenenti una tavola dei Capitoli e una tavola degli Argomenti. Carattere corsivo. Titolo entro bordura silografica ornata. Legatura coeva in pergamena rigida, titolo ms. al dorso. Dedicato dallo stampatore "al molt' illustre et Eccellentiss. sig. mio osservandissimo sign. Gio. Batt. Minardi". Rarissima edizione, assai ricercata, essendo la prima delle sole tre edizioni della Commedia pubblicate nel Seicento (le altre uscirono a Venezia ed a Padova nel 1629). Questo incredibile oblio del sommo poeta è chiaro testimone del decadimento culturale dell'Italia secentesca. In questa edizione compare per la prima volta il titolo di ''Visione'' in luogo di ''Divina Commedia'', che vuole significare ''il complesso delle cose da lui vedute nel mistico suo viaggio'' (Scartazini, Enciclopedia Dantesca, II, 2154). Esempl. con gli usuali margini ridotti in testa e restauro all'angolo superiore esterno del titolo, che tocca la bordura; antica nota di possesso al verso dell'ultimo foglio.. G. Mambelli, p. 55. De Batines, I, 102: ''Questo titolo Visione, dal Volpi giudicato fantastico, si addice al Poema di Dante forse meglio che quel di Commedia''. Cornell, I, p. 10: ''For the title Visione one may appeal to the poem itself in which it is twice expressely indicated as a vision, and indeed according to the poetic disposition of the matter, it is a vision. The vision of a pilgrimage through the three realms of the next world''..
1527réf. 42528Basileae (Bâle), Johann Froben, 1527. Petit in-4 (154 x 204 mm) de (8)-434-(2) pp. (sign. a-z4 A-Z4 Aa-Hh4 Ii6), titre avec encadrement gravé, demi-basane blonde à petits coins, dos lisse orné de roulettes et palettes dorées, pièce de titre verte, tranches mouchetées (reliure du XIXe siècle).
2 Vols., in one, small 4to (260 x 160 mm), 103 leaves including title and two advertisement leaves; 22 leaves including title and advert leaf (ornaments numbered 1-103), all printed on rectos only, printed on thick paper stock, 'Lepard' watermark, orig. boards with marbled covers, printed paper title label to spine (rubbed), inner hinges expertly repaired, a very good uncut copy with wide margins. The Fry's were a Bristol family, and Joseph Fry (1728-87) established the foundry at Bristol in 1764, in partnership with William Pine and Isaac Moore as manager and type-designer. By 1766 the foundry had moved to London, with Moore retiring in 1776 and Pine shortly after. In 1782 Fry took his sons Edmund (especially interested in exotic founts) and Henry into partnership, and made considerable purchases of Greeks and Orientals at the sale of James' foundry. Joseph retired in 1787 and in 1794 Isaac Steele joined as partner until 1808, when Edmund Fry was left in sole control until he admitted his son to partnership. In 1829 the foundry was acquired by William Thorowgood. A very good copy of this extremely rare and substantial specimen book. Berry & Johnson, p. 45; Mosley, 118 & 119.
Small 4to (250 x 155 mm), title with vignette, 2 ff. adverts, 126 ff. (i.e., 100ff. type specimens, 26 ff. ornaments, numbered 1-130) all printed on rectos only, printed on thick paper stock, 'Lepard' watermark, occasional spotting and turned corners, cont. calf, rubbed, joints cracked, black morocco spine label. The Fry's were a Bristol family, and Joseph Fry (1728-87) established the foundry at Bristol in 1764, in partnership with William Pine and Isaac Moore as manager and type-designer. By 1766 the foundry had moved to London, with Moore retiring in 1776 and Pine shortly after. In 1782 Fry took his sons Edmund (especially interested in exotic founts) and Henry into partnership, and made considerable purchases of Greeks and Orientals at the sale of James' foundry. Joseph retired in 1787 and in 1794 Isaac Steele joined as partner until 1808, when Edmund Fry was left in sloe control until he admitted his son to partnership. In 1829 the foundry was acquired by William Thorowgood. A very good copy of this extremely rare and substantial specimen book. Following an introduction, the specimens proceed from Ten line Pica to Diamond: 'the smallest Letter in the World. It gets in considerably more than the famous Dutch Diamond.' There are type in Hebrew and Greek, ornamental, Blacks, Exotics, Ships, Bands, frames, & decorative pieces composed of flowers continuing to a priced section of cast ornaments. This edition not listed by ESTC, Berry & Johnson and Mosley both cite the St. Bride copy only. Berry & Johnson, p. 46; Mosley, 122.
1558réf. 8703Paris, Galliot du Pré, 1558. In-12 de (8)-152 ff., maroquin rouge, dos orné à nerfs, triple filet doré sur les plats, tranches dorées (reliure du XIXe siècle).
1932Edizione originale. Esemplare viaggiato annullo postale e francobollo conservato; lievissime tracce della piegatura in quattro, per il in eccellenti condizioni di conservazione. Rarissimo numero unico pubblicato dalle Edizioni d’Italia, ultima e definitiva forma assunta dal gruppo romano che ha attraversato gli anni ’20 sotto varie forme — dalla «Bilancia» a «2000»/«Atlas» passando per «La Ruota dentata» — per confluire in questa impresa editoriale ad altissimo gradiente di qualità e innovazione. Un solo esemplare è registrato nel censimento ICCU, quello della Biblioteca Estense di Modena; manca completamente a OCLC. Non abbiamo notizia di copie apparse in asta o in cataloghi di vendita (mancava al catalogo monografico dell’Arengario S.B. dedicato a Paladini), e indice sicuro dell’estrema rarità ne sia il fatto che manca del tutto ai repertori specialistici dedicati all’argomento: nemmeno un accenno, una riga, una sparuta menzione nelle note a piè pagina. -- Fondata nel 1931 dal ventiquattrenne Armando Ghelardini, l’editrice si distinse subito per un programma ben definito e modernissimo, che si affidava sul versante grafico alla spiazzante inventiva di Vinicio Paladini: collana ammiraglia era «Gli scrittori moderni», dove uscirono i racconti di Barbaro (L’essenza del can Barbone), lo «Spettacolo con farsa finale» di Ghelardini, il «Tatuaggio» di Talarico, l’«Orologio innamorato» di Diotima (il nome d’arte scelto da Meletta Bontempelli, moglie di Massimo). Ma «l’intero catalogo delle Edizioni d’Italia è degno di nota» — come segnalava recentemente Giampiero Mughini (Una casa romana, p. 211): la collana «Documenti», sorta di docu-fiction ante litteram dove uscirono Alvaro, Bontempelli, Pudovchin, Bardi (studiata in un recente convegno su «Literature as Document: Generic Boundaries in 1930s Western Literature», Leiden 2019); la rivista «Occidente», pubblicata in dodici quaderni zeppi di letteratura e segnalazioni culturali che non passavano sugli altri periodici italiani dell’epoca, e tanti altri progetti minori rimasti allo stadio iniziale (una collana artistica; una collana dedicata al cinema). -- «La Freccia d’argento», il cui nome fa riferimento proprio all’organizzazione editoriale sintetizzata nelle frecce disegnate da Paladini, offre anzitutto uno spaccato imprescindibile sulla progettualità in corso nell’officina editoriale di Ghelardini: nomi come A. Gide, R. Neumann, E. Settanni, S. Norman, W. Bonsels, R. Bonanni, un libro sulla «Volgarità nell’architettura» di Vinicio Paladini, e molto altro che non vide mai la luce, mentre le Edizioni d’Italia chiudevano i battenti nel 1935, un po’ per i fastidi che recavano al regime, molto per ragioni squisitamente economiche. Ma il foglio è prima di tutto un capolavoro artistico di Paladini, che non a caso apre — come già era accaduto nella «Ruota dentata» — con una prima pagina tutta affidata al maestro italo-russo, dominata da un grande ‘fotomontage’ («L’arte neoclassica, sotto il severo sguardo della critica, lotta contro le scuole di avanguardia») e corredata da un manifesto eccezionale, come già rimarcato assolutamente ignoti agli studiosi: «Teoria e pratica del fotomontage», composto nello stile futurista e visionario dell’ex-immaginista. Nel resto del fascicolo fotoritratti di tutti gli autori, alcuni assai scherzosi; anticipazioni dai romanzi; «La crisi del libro non esiste» di Lucio Ridenti; un altro fotomonage di Paladini a p. 3 (Molly e Betty ridono pensando al 1900); ampia rassegna stampa e presentazioni dei titoli imminenti.
1649réf. 42429Langres, Jean Boudrot, 1649. In-4 (19,7 x 14,7) de 1 feuillet gravé (armes de Sébastien Zamet, évêque de Langres), (16) pp. 8-561-(1) pp. (16) pp. (table, index), 1 feuillet non chiffré (deux errata), nombreuses erreurs de pagination (saut de chiffrage de 549 à 559), veau porphyre, triple filet doré sur les plats, dos orné à nerfs, pièce de titre en maroquin rouge (reliure du XVIIIe siècle).
1789réf. 43026Neapoli, Ex Typographia Vincentii Ursini, 1789. In-folio de 1 frontispice gravé (2)-XX-668 pp.MABILLON (Jean). De Re diplomatica Librorum supplementum. In quo archetypa in his libris, pro regulis proposita, ipsaeque regulae denuo consirmantur, novisque speciminibus & argumentis asseruntur & illustrantur. Opera & studio Domni Johannis Mabillon, presbyteri & monachi Ordinis S. Benedicti e Congregatione S. Mauri. Tertia atque nova editio…tisque nunc primum illustrata a marchione Bumbae Johanne Adimari. Neapoli, Ex Typographia Vincentii Ursini, 1789. In-folio de In-folio de VIII-116-CLXXX pp.Ensemble 2 vol. grand in-folio, vélin, titre doré sur les dos (reliure de l'époque).
1513in-8, ff. (16), 64, 66-247, 275-330, con errori di numerazione, preziosa rilegatura fiorentina dell'epoca in cuoio fulvo, i piatti ornati da vari riquadri di filetti ed una bordura a secco e da un fregio centrale dorato ad interlazzi, dorso con filetti a secco, tagli dorati e cesellati (restauro alla parte inf. del dorso, 3 nastri in seta verde conservati). Titolo entro bella, larga, bordura silogr. con fiori, putti e grotteschi (lo stemma in basso al centro anticamente riempito in inchiostro bruno); car. corsivo, numerosi passaggi in greco, gran numero di iniziali ornate da interlazzi, impresa giuntina in fine. Dedica di Carlo Aldobrandi a Lorenzo de Medici. Prima ed unica edizione giuntina dell'opera in 20 libri, in parte mutili in origine, in cui Aulo Gellio (130-175 d.C.) raccolse, ad uso dei propri figli, il frutto delle sue ricerche e letture, effettuate per lo più ad Atene nelle serate invernali. Numerose e frammentate sono le materie trattate, ma il suo pregio va ricercato nei passi citati da opere di antichi autori altrimenti perdute. Stimata ed assai rara edizione giuntina, notevole per l'elaborata bordura silogr. adorna di figure mitologiche e maschere grottesche, descritta dal Sander, 3063. L'esemplare, marginoso seppur con lievi aloni, è interessante per la bella legatura d'epoca.. Renouard 37.50. Bandinius II,42. Camerini, Annali n. 50: ''Edizione mai ripetuta. Oggi assai rara''..
1992réf. DEMO006065IStatesboro GA: The Boxwood Press 1992. First Limited edition. Hardcover. Fine. In a mahogany and copper scroll case with vertical slot and hidden crank handle; with a protective velvet cloth Only 16cc.Remarkable bilingual presentation / re-interpretation of this Biblical work placing it in the the Reagan / Bush era. Illustrated with 16 color etchings by Bernard Solomon the translator and etcher. He realized there were remarkable parallels between the Biblical story of Esther and that of Anita Hill Clarence Thomas and the U.S. Senate Judiciary Committee. This interpretation unfolds sequentially as each leaf is unrolled from the 33 in. high scroll holder. The body of the scroll holder is one of the original copper plates used for the etchings which is why it is limited to an edition of only 16. The top and bottom of the handcrafted minaret-style case is finely shaped and polished mahogany by Anthony V. Mann. Designed with a hidden crank to rewind the scroll into the case. Altogether remarkable! The Boxwood Press hardcover
1640réf. 13895Parisiis, E Typographia regia, 1640. In-folio de (2)-550 p. 1 feuillet blanc, veau olive glacé, dos orné à 6 nerfs, triple filet doré sur les plats, dentelle intérieure, tranches dorées (reliure de la fin du XVIIIe siècle).
1783réf. 41804Paris, Imprimerie Royale, 1783. In-8 (199 x 120 mm) de (4)-49 pp., maroquin rouge, titre en long sur le dos «ÉPREUVE DE LA NOUVELLE PRESSE DE L’IMPR. ROYALE» encadré d’un double filet doré, triple filet doré d’encadrement sur les plats armes royales serties de la mention « Imprimerie royale », roulette dorée sur les coupes, dentelle intérieure, doublures et gardes de moire bleue, tranches dorées (reliure de l’époque).
1538réf. 16624Paris, [Pierre Sergent], 1538. In-8 gothique (15 x 9 cm) de (8)-196 ff. (sign. Ø8, A-X8, AA-CC8, DD4), veau tabac, dos orné à nerfs, triple filet doré d’encadrement sur les plats, tranches dorées (Koehler).
In 64° (mm. 52x34), 1 c.b. + cc. 3 nn. + pp. 500, con un ritratto di Dante inciso in antip. protetto da velina. Bella legatura coeva in pieno marocchino rosso, dorso con nervi, fregi e titoli in oro. Piatti inquadrati da duplice filetto oro e fregi, labbri decorati in oro a piccoli ferri. Sguardie marmorizzate, tagli colorati in rosso. Prtima tiratura di 1000 esemplari del celebre "Dantino" stampato a Padova, dai fratelli Salmin. "Antonio Farina de Plaisance, qui fut parmi les plus habiles graveurs que l'Italie ait jamais eut, gravait en 1834 les poinçons de corps 2 sur 3 points d'un caractére microscopique, qui a été fondu seulement en 1850 pour le compte de Giacomo Gnocchi. Après des efforts inutiles pour l'utiliser, le caractère passa aux frères Salmin de Padoue, qui l'employère à imprimer en 1878 mille exemplaires du fameux Dantino, livre qui est généralement appelé Le Plus Petit Livre du Monde à cause plutot de la petitesse du caractère que des dimensions de la page" (Fumagalli, Lexicon, pag. 276). Cfr. anche Mikrobiblion n. 77. Esemplare perfetto in ogni sua parte.
1764réf. 43525A Paris, Imprimé par l'Auteur, et se vend chez Barbou, 1764-1766. 2 vol. in-8 (161 x 105 mm) de (3)-V à XXXII-323-[5] ; (2)-XLIV-306 pp., planches, veau marbré, dos orné à nerfs, pièces de titre et de tomaison en maroquin lavallière, tranches rouges (reliure de l'époque).
1644réf. 2011Nürnberg, Simon Halbmayer, 1644. (Gest., ill. Vortitel), (Titel), (12), 512, (24) SS. - [Vorgebunden] II: Crinesius, Christoph. [Babel] sive Discursus de confusione linguarum, tum orientalium [...]. Nürnberg, Simon Halbmayer, 1629. (Titel), (14), 144, (4) SS. Mit Holzschnittdruckermarke am Titel, 3 ganzs. Textkupfern (Schriftproben) sowie zahlr. ornamentalen Initialen und Vignetten in Holzschnitt. - [Vorgebunden] III: Hackspan, Theodor. Disputationum theologicarum & philologicarum sylloge [...]. Nürnberg, Johann Andreas Endter & Wolfgang Endter, 1663. (Titel in rot und schwarz), (6), 616, (43) SS. Mit einigen ornamentalen Vignetten und Zierstücken in Holzschnitt. Zeitgenössischer Pergamentband mit hs. Rückentitel. 4to.
1509réf. 41391[Paris], François Regnault, [1509]. Petit in-8 gothique à deux colonnes (98 x 130 mm) de CXII ff. (sign. a-o8), maroquin rouge, dos lisse orné, pièces de titre dont une en pied en maroquin noir, triple filet doré d'encadrement sur les plats, tranches dorées (reliure du XVIIIe siècle).
1527réf. 15642Parisiis, Apud Simonem Colinaeum, 1527. In-8 (160 x 100 mm) de 235-(9) ff. (sig. a-z, &, A-E8, F4, G8), caractères romains, initiales sur bois à fond criblé, veau brun, dos à quatre nerfs et plats estampés à froid, traces de lacets (reliure de l'époque).