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2016br. L'allegoria della vita a cui Giorgio Caproni dà forma nei suo originalissimo percorso di artigiano della parola - dagli, esordi, sotto il segno di una inquieta sintesi fra tradizione e modernità, sino alla maniera "estrema" della sua stagione tarda - viene qui ripercorsa per intero, ponendo al centro della riflessione il peso decisivo che la Resistenza svolge nella vita e nell'opera dell'autore. Alessandro Baldacci predispone così il percorso di una scrittura dalla vocazione malinconica, dichiaratamente stoica, che pur percorrendo i luoghi della morte e del negativo rimane sempre ancorata alla concreta esperienza del vivere e al desiderio di comunicare con il proprio lettore, investendo nella poesia nel secolo della sua progressiva marginalizzazione culturale e sociale, come strumento di verità ed etica.
2004br. A venticinque anni dalla morte, Giorgio Colli resta un esempio raro di indipendenza e originalità intellettuale. Filosofo, filologo, organizzatore editoriale, ha attraversato anni importanti della storia culturale italiana e sempre in maniera autonoma. Sua la prima traduzione dell'Organon di Aristotele, sua la proposta, negli anni Cinquanta, di una edizione critica dell'opera di Friedrich Nietzsche, realizzata nel decennio successivo assieme con Mazzino Montinari. Nietzsche attraversa la vita di Colli e agire nella direzione da lui indicata significa rivolgersi verso la Grecia, per poi tentare di rispondere ai problemi insiti nel concetto di "volontà di potenza", a partire dal quale Colli affronta e sviluppa la questione metafisica.
1983illustrazioni a colori e in bianco e nero
réf. 34Editions La Boétie, Bruxelles, 1946. In-8, broché, couverture rempliée, 41-23 pp.
2021ril. "L'analisi condotta dall'autore in assoluta autonomia di giudizio, è spesso messa in relazione con la cultura futurista, di cui Lista è profondo conoscitore, e con quella surrealista, sia per assonanza quanto per dissonanza. Questi elementi, insieme all'utilizzo di un linguaggio chiaro ed accessibile anche ai non specialisti, forniscono al lettore uno spaccato del contesto storico e culturale dell'epoca. Il volume infatti offre un singolare quanto innovativo ed articolato punto di vista dell'autore, che induce a guardare dietro le quinte di tutta quella produzione non tradizionale, se così si può dire, che vede Giorgio de Chirico, nel corso di tutta la sua carriera, collaborare con alcune riviste di moda, indagare il confronto tra pittura e design e sperimentare collaborazioni in campo pubblicitario. Un libro, pertanto, che promuove originali spunti di discussione, come sempre avviene quando si è in presenza di tesi ed interpretazioni, condivisibili o meno, ma che dischiudono nuove strade".
réf. 6325Editions Mardaga/BAm, Mons, 2019. In-4, cartonnage éditeur, 144 pp.
2017br. Tra le componenti della ricca e complessa prosa di Giorgio Manganelli un ruolo di primo piano è senza dubbio assunto dalla compagine dei neologismi d'autore. Allo scopo di far luce su tale aspetto, si allestisce un glossario completo delle invenzioni lessicali rintracciabili nell'intera opera pubblicata in volume (senza escludere le raccolte epistolari, che offrono materiale interessante); per ognuna di esse, si costruisce una voce lessicografica, completa di contesti ed etimologia. L'inventività lessicale attivissima sin da "Hilarotragoedia" non è solo un riflesso del gusto per una prosa espressivista, ma appare strettamente legata alle esigenze di una rappresentazione di quelle "cose che non esistono" centrali nelle opere manganelliane. "Una parola non designa cose nuove che noi scopriamo esistenti, ma allucina la loro esistenza": scorrendo il glossario, si potrà verificare come questa affermazione dell'autore sia un'efficace chiave interpretativa per la sua peculiarissima scrittura.
2012br. Argomento del saggio è la proteica scrittura di Giorgio Manganelli. Nel corso dei capitoli, l'autrice mette in luce la particolareggiata descrizione della vicenda artistica dello scrittore, attraverso una fitta raccolta di documenti (libri, articoli, interviste, aneddoti, ecc.), cui fa riscontro la frequentazione dei libri più amati, come lo Zibaldone leopardiano o la Commedia dantesca, oltre al dettagliato excursus sul suo rapporto con gli intellettuali del gruppo '63, di cui fu uno dei fondatori. Nella seconda parte dell'opera vengono descritti e analizzati i rapporti che Manganelli intrattenne con i maggiori scrittori italiani e stranieri del suo tempo (Italo Calvino, Carlo Emilio Gadda, Roland Barthes), ponendo in luce similitudini e peculiarità delle sue opinioni all'interno del dibattito culturale della seconda metà del novecento: in evidenza la grande verve di polemista, l'ironia corrosiva, Yengagement lucido e risentito, il sarcasmo con cui il grande scrittore farsescamente smaschera, volta per volta, grazie all'attività di corsivista, alcuni dei preoccupanti fenomeni di degrado socio-culturale che hanno caratterizzato l'inizio dell'epoca in cui ancor oggi viviamo.
2001illustrazioni nel testo 45 tavole a colori
1993In-8 p., brossura editoriale illustrata, pp. 81,(3), con riproduzioni in b.n. e a colori nel t. di dipinti, disegni, acquerelli e acqueforti presentati alla mostra realizzata con il Patrocinio della Regione Lombardia. Ben conservato.
1971In-8, brossura, pp. 88, con numerose illustrazioni a colori e in bianco e nero nel testo. In buono stato (good copy).
1970In-4 gr., tela editoriale (lievi macchie), astuccio editoriale (picc. spacchi), pp. 135,(9), con 264 tavole per lo più a colori (applicate alla pagina) che riproducono opere realizzate dal 1911 al 1964, dal grande pittore bolognese (1890-1964). Vi figura anche una Antologia critica (da Bacchelli a Josè Luis Plaza) e una approfondita bibliografia. Ben conservato.
2016ill., br. Questo libro vuole essere un piccolo omaggio all'opera di Giorgio Nissim, un ebreo impavido e generoso che negli anni della seconda guerra mondiale e delle leggi razziali ha salvato dalla deportazione e da morte certa centinaia di ebrei. Al tempo stesso, è un omaggio alla memoria delle numerose persone senza le quali Nissim non avrebbe mai potuto portare a termine la sua missione. Queste persone sono un messaggio di speranza, la testimonianza che anche quando l'umanità sprofonda nell'abisso più nero vi è ancora qualcuno capace di tenere viva la luce della solidarietà e dei buoni sentimenti. Non tutte saranno ricordate, non tutte riceveranno il titolo di "Giusto tra le Nazioni", ma ad ognuna di queste persone, che abbia compiuto un gesto piccolo o grande in soccorso dei perseguitati, deve andare la nostra eterna riconoscenza.
2022br. Aveva l'età di mio padre, un mese di meno, 24 febbraio 1921, trentun anni più di me. Eppure lo vedevo, come un ragazzo, a ogni mostra, dalla fine degli anni '70, lui illustre germanista, inviato per "il Giornale" di Montanelli, appena nato e fervido di firme. Fu Zampa a propormi come collaboratore al grande giornalista, durante il pranzo a Ro, nella casa dei miei genitori, per la mostra di Fabrizio Clerici. Era mio sincero sostenitore, forse dal giorno che mi aveva sentito parlare di certi affreschi di scuola marchigiana vicino a Castelraimondo, nella pieve di Gagliole, così vicina alla sua amata San Severino, e nella Madonna delle Macchie, un eremo poeticissimo che avevo visitato nelle mie remote peregrinazioni. Vidi un moto di felicità nei suoi occhi quando pronunciai quei nomi che ci rendevano complici, e che mi facevano entrare in una imprevedibile intimità con i suoi giorni felici, alla scoperta dei luoghi della sua infanzia curiosa e studiosa. Erano per lui mete naturali, nella terra natale; meno per me che sono nato a Ferrara. Ma, proprio per questo, motivo di considerazione da parte sua, per il mio desiderio di conoscenza. Il suo sincero stupore ci rese amici. V. Sgarbi.
1915In-16 gr., brossura orig. (lievi tracce d'uso), pp. 272. "Prima edizione". Cfr. Gambetti-Vezzosi, p. 874: “Testi già apparsi in ‘Lacerba’, nella rubrica omonima. Non raro ma molto ricercato”. Esemplare con picc. manc. margin. solo su due carte, altrim. testo ben conservato.
2008cm. 17 x 24, lxviii-472 pp. con 93 figg. n.t. Il Giornale di viaggio in Africa di Giacomo di Brazz? costituisce un?inedita testimonianza che reca ulteriore luce alla storia dell?esplorazione e del colonialismo di fine Ottocento.Il testo di Giacomo, fratello ed emulo del noto esploratore Pietro, sottolinea la parte avuta dal Friuli in fenomeni storico-geografici imponenti. L?importante documentazione ? arricchita da un corredo di interessanti disegni, raffiguranti oggetti di vita quotidiana, tipici degli usi e dei costumi del Congo e della zona esplorata. The logbook of Giacomo di Brazz??s African travels is an original account that sheds more light on the history of exploration and colonialism in the late 19th century. In his journal, Giacomo, an explorer like his famous brother Pietro, highlights the role played by the Friuli region in significant historical-geographical events. The important documentation is enhanced with interesting drawings representing objects of daily life, typical of the customs and traditions of Congo and the explored area. 974 gr. lxviii-472 p.
1955In-16 gr., cartonato editoriale, sovrac., pp. 240,(6). Prima edizione. Ben conservato.
1901In-8 gr., cartonato moderno, tassello con titolo oro al dorso, pp. 180. In buono stato (good copy).
1902In-8 gr., cartonato moderno, tassello con titolo oro al dorso, pp. 191. In buono stato (good copy).
1906In-8 gr., brossura, pp. 160. In buono stato (good copy).
1975EDA, 1975. In-8, brossura, pp. VIII,538. In buono stato.
2018brossura Il testo racconta le vicende di un giornale calabrese, «Il Popolano», e, in particolare, della sua chiusura, a seguito delle leggi sul controllo della stampa durante il regime. Il periodico ebbe una lunga vita, dal 1882 e fino al 1930, anno della sua soppressione. Ma non fu mai un giornale d'opposizione: fu sempre amico del fascismo e il suo direttore, Francesco Dragosei, si vantò continuamente di essersi iscritto al partito sin dalle prime ore. Il suo comportamento, a un certo punto, non fu più considerato ortodosso dal potere, e la sua "creatura" cessò le pubblicazioni. Dragosei morì invocando insistentemente la riabilitazione del suo giornale che non avvenne. Nel volume si accenna anche all'esperienza di altro organo di stampa, sempre di Corigliano Calabro, «Il Monitore», diretto da Costabile Guidi, anch'egli fascista. Ma anche questo periodico, nel settembre del 1924, a seguito di vari sequestri, fu costretto a chiudere nel febbraio del 1926, e sempre in virtù delle leggi sulla stampa in vigore all'epoca.