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1680Acquaforte e bulino, circa 1665, firmata in lastra nel cartiglio con la dedica al centro. Edita a Bologna dalla tipografia Longhi. Giuseppe Longhi fu un attivo editore e tipografo, noto anche per una ricca produzione libraria. Sono molto famose anche le sue grandi vedute di città italiane, disegnate seguendo il modello iconografico dei panorami olandesi dell’inizio del XVII secolo ed integrate da una decorazione figurata tipica della cartografia olandese dei vari Blaeu, Janssonius e Visscher. Bellissima prova, stampata da 4 rami, alcune pieghe di carta e restauro in basso a destra, con parziale perdita del testo della leggenda, per il resto in ottimo stato di conservazione. Rarissima. Etching and engraving, circa 1665, signed in plate in the cartouche with dedication in the center. Published in Bologna by the typography Longhi. Giuseppe Longhi was an active printer and publisher, also known for a rich production of books. His large views of Italian cities are also very famous. They were drawn following the iconographic model of Dutch panoramas from the beginning of the 17th century and integrated with a figurative decoration typical of the Dutch cartography of Blaeu, Janssonius and Visscher. Beautiful proof, printed from 4 branches, some paper creases and restoration at lower right, with partial loss of the text of the legend, otherwise in excellent condition. Very Rare. Ganado (1994) vol. III, n. 124.
1565Un magnifico esemplare del primo stato di quattro, avanti l'indirizzo del Camocio, con pieni margini, condizioni perfette. Molto rara.In basso al centro, in un cartiglio sormontato dallo stemma imperiale, si legge: TOCQUAY, over DOGGEY, fortezza inespugabile ne Confini d’ Ongheria, & Transilvania, Circha 30, leghe dilà da Buda, fra doi fiumi presa da Massimiliano Imp. L’anno 1565. per Lazaro fanswendi, suo Capitano & General nella detta jmpresa fatta sop’il giaccio con 33. Pecci d’Artiglierie, metterà basso li rampari & in due assalti presa & guadagnata nel termine de 4 giorni, trovorno nella detta fortezza denari & munitio[ni ] da guerra. Domenico Zenoi f.Orientazione con l’est in alto (ORIENS). Sulla tavola sono presenti alcune iscrizioni che identificano i diversi schieramenti e descrivono la battaglia. Acquaforte e bulino, dimensioni mm 405x290.Pianta prospettica che mostra la fortezza di Tokay, durante la conquista imperiale del 1565. L’occupazione di Tokaj è stato il primo evento a essere raffigurato in un largo numero di incisioni pubblicate a Vienna, Parigi e Venezia, subito dopo il suo accadimento. Tra queste incisioni, l’opera di Zenoi è di particolare interesse perché rappresenta la prima veduta di una fortezza ungherese incisa su rame.Nel 1565 l’imperatore Massimiliano, approfittando del fatto che i Turchi erano occupati nel Mediterraneo, s’impadronì sia di Tokaj che Szerencs, appartenenti alla Transilvania del principe Giovanni Sigismondo Zápolya, stato vassallo dei Turchi, creato dal sultano Solimano il Magnifico intorno al 1550. Il successo dell’operazione fu agevolato da Lazarus Freiherr von Schwendi, uno dei migliori comandanti e strateghi militari del tempo, che fu impegnato nelle guerre ungheresi dal 1565 al 1568. La riconquista di Tokaj, comequella di Szatmár, era di particolare importanza, poiché dal 1560 in avanti, l’Alta Ungheria ebbe due funzioni: serviva da bastione difensivo non solo contro gli Ottomani ma anche contro lo stato vassallo dei Turchi, ovvero il Principato di Transilvania. La fortificazione di Tokaj, su base pentagonale bastionata agli angoli, era stata progettata da Francesco da Pozzo nel 1556. Attraverso la cooperazione tra il Consiglio di Guerra di Corte e i possidenti ungheresi, entro il sesto decennio del XVI secolo fu istituito un nuovo sistema di difesa dei confini in Ungheria e in Croazia. Elemento portante del sistema era la linea di fortezze di frontiera che si estendeva dal mar Adriatico fino alla Transilvania, realizzata individuando una serie di zone di difesa che, anche per caratteristiche del territorio, oltre che per affinità etniche e politiche, potessero formare una rete difensiva omogenea. I vecchi castelli furono rinforzati con moderne fortezze progettate perlopiù da architetti militari italiani. Questa catena di 100-120 fortezze, di diverse dimensioni, fu divisa in sei Generalati di confine (Grenzgeneralat). Ciascun generalato si trovava sotto il comando di un capitano generale di frontiera: il generalato di Croazia e Adriatico; Slavonia e dei Vendi; di Canisia, il confine di Györ che proteggeva direttamente Vienna; il confine delle città minerarie, e infine quello dell’Alta Ungheria. Oltre ai sei confini, un ruolo di grande importanza spettava alla fortezza di Komáron.BibliografiaBifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), tav. 552 I/IV; Destombes (1970): n. 174; De Vries (1981): n. 30; Hatfield House (1992): n. 93; Meurer (2002): n. 179; Ruge (1904-16): IV, n. 87.84; Tavernari (2014): n. 109; Szalai (2001): p. 131, tav. 220, nn. 1565/1a-c; Szalai-Matković (2012), p. 4; Szalai-Szantai (2006): n. 1565/1 a-c, tav. 211; Tooley (1939): n. 550. TOCQUAY, over DOGGEY, fortezza inespugabile ne Confini d’ Ongheria, & Transilvania, Circha 30, leghe dila da Buda, fra doi fiumi presa da Massimiliano Imp. L’anno 1565. per Lazaro fanswendi, suo Capitano & General nella detta jmpresa fatta sop’il giaccio con 33. Pecci d’Artiglierie, mettera basso li rampari & in due assalti presa & guadagnata nel termine de 4 giorni, trovorno nella detta fortezza denari & munitio[ni ] da guerra. Domenico Zenoi f. FIRST STATE OF FOUR, before the Camocio’s address.Etching and engraving, a fine impression, printed on contemporary laid paper, with margins, very good condition. Very rare.Perspective map showing the fortress of Tokay, during the imperial conquest of 1565. The occupation of Tokaj was the firstevent to be depicted in a large number of engravings published in Vienna, Paris and Venice, immediately after its occurrence. Between these etchings, the work of Zenoi is of particular interest because it represents the first view of a Hungarian fortress engraved on copper. In 1565 Emperor Maximilian, taking advantage of the fact that the Turks were occupied in the Mediterranean, took possession of both Tokajthat Szerencs, belonging to the Transylvania of Prince John Sigismund Zápolya, vassal state of the Turks, created by the sultanSuleiman the Magnificent around 1550. The success of the operation was facilitated by Lazarus Freiherr von Schwendi, one of the bestcommanders and military strategists of the time, who were engaged in the Hungarian wars from 1565 to 1568. The reconquest of Tokaj, asthat of Szatmár, was of particular importance, since from 1560 onwards, Upper Hungary had two functions: it served as a bastion defensive not only against the Ottomans but also against the vassal state of the Turks, or the Principality of Transylvania. The fortificationof Tokaj, on a pentagonal base bastioned at the corners, was designed by Francesco da Pozzo in 1556. Through cooperation between the Court War Council and the Hungarian landowners, a new system was established within the sixth decade of the sixteenth century defense of borders in Hungary and Croatia. Carrier of the system was the line of frontier fortresses that extended from the sea Adriatic up to Transylvania, created by identifying a series of defense zones which, also due to the characteristics of the territory, as well as for ethnic and political affinities, they could form a homogeneous defensive network. The old castles were reinforced with modern fortresses designed mostly by Italian military architects. This chain of 100-120 fortresses, of different sizes, was divided into six Generalates of border (Grenzgeneralat). Each generalate was under the command of a general border captain: the generalate of Croatia and the Adriatic; Slavonia and the Sell; of Canisia, the Györ border that directly protected Vienna; the border of the mining towns, finally that of Upper Hungary. Beyond the six borders, a role of great importance lay with the fortress of Komáron.BibliografiaBifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), tav. 552 I/IV; Destombes (1970): n. 174; De Vries (1981): n. 30; Hatfield House (1992): n. 93; Meurer (2002): n. 179; Ruge (1904-16): IV, n. 87.84; Tavernari (2014): n. 109; Szalai (2001): p. 131, tav. 220, nn. 1565/1a-c; Szalai-Matković (2012), p. 4; Szalai-Szantai (2006): n. 1565/1 a-c, tav. 211; Tooley (1939): n. 550. Bifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), tav. 552 I/IV
1559Nel cartiglio in basso a destra si legge: EXACTISSIMA FLANDRIAE DESCRIPTIO. Flandria, Caroli V. Aug. Imp. max. natione Illustrissima, Belgicae Provinciae est Comitatus longè nobilissimus, Haec a Septentrione Oceano alluitur vastissimo, ab Occidente Galliam habet, ab Orie[n]te Braba[n] tiae Ducatui coheret, a Meridie Hannoniae et Artesiae Comitatus co[n]tingit ac possidet Fla[n]driae item Comes in eoru[m] est Galliae Principu[m] numero, quos olim Patres appellare solebant. Regio autem haec omniu[m] reru[m] est maxime abunda[n]s quapropter opule[n]tissima, omnibusq[ue] bonis prae cu[n]ctis (si loci exiguitatem spectemus) afflue[n]tissima, nulli etia[m] vel Urbiu[m] frequentia, aedificioru[m]q[ue] exa[c]tissimo artificio, vel pagorum multitudine, tum ingeniosoru[m], ac in o[m]ni arte praesta[n]tissimoru[m] hominu[m] copia cedit. Huius igitur ta[m] inclytae Regionis designatione[m] ia[m] rece[n]ter su[m]ma diligentia expressa[m], Cosmographiae ca[n]didatis, operae pretium duximus impertire. Venetijs. MDLVIIII. Nel piccolo cartiglio ornato al centro si trova la dedica: AD CORDATUM LECTOREM. N. STOPIUS. Flandria parva loco, sed nomine maxima et est re, In qua Mavortis vis animosa viget; Omnimo dae hic artes florent priscaeq[ue] novaeq[ue], Singula sunt alijs, haec bona cuncta tenet. A sinistra troviamo un compasso con tre scale grafiche: Iusta miliaria flandrica itineris unius horae (13 miglia, pari a mm 165), Miliaria maiuscula (9 miglia, pari a mm 122), Miliaria magna (9 miglia, pari a mm 130). Duplice orientazione, con una rosa dei venti e con il nome dei punti cardinali: SEPTENTRIO, MERIDIES, ORIENS, OCCIDENS, il nord è in alto. Gradazione ai margini di 1' in 1', da 49° 47’ a 51° 50’ di latitudine e da 22° 54’ a 26° 52’ di longitudine. La prima derivazione italiana della carta della Fiandria di Gerard Mercator - Vlanderen. Exactissima Flandriae Descriptio del 1540 circa il cui unico esemplare conosciuto è conservato al Museo Plantin-Moretus di Anversa - si deve alla tipografia di Francesco e Michele Tramezzino, e viene stampata a Roma nel 1555. Rispetto all’originale, l’opera del Tramezzino presenta molti toponimi fiamminghi latinizzati, ed è stata inoltre aggiunta la graduazione ai margini. Nel 1559 vengono pubblicate due repliche della carta destinate al mercato di Venezia; una firma di Domenico Zenoi e questa carta anonima, la cui seconda stesura della lastra vede aggiunto l’imprint editoriale del Camocio. Non è possibile stabilire la sequenza cronologica e quindi quale delle due carte sia stata il modello dell’altra. Le due opere sono molto simili: identica è anche la dedica al poeta fiammingo Nicolaus Stopius, che ha indotto gran parte della letteratura a ritenere che le due lastre fossero stampate dalla stessa matrice. In realtà, le due opere differiscono per tanti piccoli particolari che si evidenziano solo attraverso un attento esame comparativo (cfr. Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 808-811). Acquaforte e bulino, 1559, priva di indicazioni editoriali. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, rifilata al rame e con margini coevi aggiunti, minimi restauri nel cartiglio in basso a destra, per il resto in ottimo stato di conservazione. Esemplare nel primo stato di due, dove nel cartiglio è presente solo la data, Venetijs. MDLVIIII. Nel secondo stato viene aggiunto l’imprint apud Ioannem Franciscum Camocium. Molto rara. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 808-811, tav. 286, I/II; Borroni Salvadori (1980): n. 81; Gallo (1954): p. 14, n. 17 e p. 36 n. 13; Ruge (1904-16): III, n. 29.13 e IV, n. 86.65 & n. 89.23; Tavernari (2014): n. 17; cfr. Bagrow (1928): p. 6; Destombes (1972): p. 10, nn. D-E; Van der Heijden (1998): p. 36; Karrow (1993): n. 56/6.5; Tooley (1939): n. 200 & n. 202. The cartouche in the lower right corner reads: EXACTISSIMA FLANDRIAE DESCRIPTIO. Flandria, Caroli V. Aug. Imp. max. natione Illustrissima, Belgicae Provinciae est Comitatus longè nobilissimus, Haec a Septentrione Oceano alluitur vastissimo, ab Occidente Galliam habet, ab Orie[n]te Braba[n] tiae Ducatui coheret, a Meridie Hannoniae et Artesiae Comitatus co[n]tingit ac possidet Fla[n]driae item Comes in eoru[m] est Galliae Principu[m] numero, quos olim Patres appellare solebant. Regio autem haec omniu[m] reru[m] est maxime abunda[n]s quapropter opule[n]tissima, omnibusq[ue] bonis prae cu[n]ctis (si loci exiguitatem spectemus) afflue[n]tissima, nulli etia[m] vel Urbiu[m] frequentia, aedificioru[m]q[ue] exa[c]tissimo artificio, vel pagorum multitudine, tum ingeniosoru[m], ac in o[m]ni arte praesta[n]tissimoru[m] hominu[m] copia cedit. Huius igitur ta[m] inclytae Regionis designatione[m] ia[m] rece[n]ter su[m]ma diligentia expressa[m], Cosmographiae ca[n]didatis, operae pretium duximus impertire. Venetijs. MDLVIIII. In the small ornate cartouche in the center is the dedication: AD CORDATUM LECTOREM. N. STOPIUS. Flandria parva loco, sed nomine maxima et est re, In qua Mavortis vis animosa viget; Omnimo dae hic artes florent priscaeq[ue] novaeq[ue], Singula sunt alijs, haec bona cuncta tenet. On the left we find a compass with three graphic scales: Iusta miliaria flandrica itineris unius horae (13 miles, equal to mm 165), Miliaria maiuscula (9 miles, equal to mm 122), Miliaria magna (9 miles, equal to mm 130). Dual orientation, with a wind rose and the names of the cardinal points: SEPTENTRUM, MERIDIES, ORIENS, OCCIDENS, north is at the top. Gradation at the margins of 1' in 1', from 49° 47' to 51° 50' of latitude and from 22° 54' to 26° 52' of longitude. The first Italian derivation of the map of Flandria by Gerard Mercator - Vlanderen. Exactissima Flandriae Descriptio of about 1540, the only known example of which is preserved in the Plantin-Moretus Museum in Antwerp - is due to the printing house of Francesco and Michele Tramezzino, and was printed in Rome in 1555. Compared to the original, Tramezzino's work features many Latinized Flemish place names, and graduation has also been added to the margins. In 1559 two replicas of the Tramezzino map were published for the Venice market; one signed by Domenico Zenoi and this anonymous work, whose second issue of the plate has the editorial imprint of Camocio added. It is not possible to establish the chronological sequence and therefore which of the two maps was the model of the other. The two works are very similar: identical is also the dedication to the Flemish poet Nicolaus Stopius, which has led much of the literature to believe that the two plates were printed from the same plate. The two works differ in many small details that only become apparent through careful comparative examination (cf. Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 808-811). Etching and engraving, 1559, without editorial indications. Magnificent proof, printed on contemporary laid paper, copperplate trimmed and with margins added, minimal restorations in the cartouche at lower right, otherwise in excellent condition. Exemple in the first state of two, where in the cartouche there is only the date, Venetijs. MDLVIIII. In the second state the imprint apud Ioannem Franciscum Camocium is added. Very rare. Literature Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 808-811, tav. 286, I/II; Borroni Salvadori (1980): n. 81; Gallo (1954): p. 14, n. 17 e p. 36 n. 13; Ruge (1904-16): III, n. 29.13 e IV, n. 86.65 & n. 89.23; Tavernari (2014): n. 17; cfr. Bagrow (1928): p. 6; Destombes (1972): p. 10, nn. D-E; Van der Heijden (1998): p. 36; Karrow (1993): n. 56/6.5; Tooley (1939): n. 200 & n. 202.
1860réf. PHO-2406Paris, Librairie de L. Hachette et Cie, 1860-65. 2 volumes de texte in-8 (235 x 148 mm) de : I/ lxiv pp., 486 pp., (1) f. d’errata ; II/ (2) ff., 480 pp., iv pp. de table ; et 1 Atlas in-folio (57x40cm). Texte : relié demi veau, dos lisse avec titre et tomaison, dos frotté, coiffes arasés, charnières faibles au tome 2, cachets aux titres. Atlas : sous portefeuille demi toile, titre et tomaison au plat, 2 chemises de livraison comportant 13 planches (16) et 2 planches en double (Fragment de carte et Ruine de l’église Saint Michel), portefeuille frotté, chemises de livraison ébarbées, rousseurs, petites mouillures marginales, une planche plus petite en marge.
1600Acquaforte e bulino, circa 1600, firmata in lastra in basso al centro. Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva, rifilata al rame o con sottili margini, in ottimo stato di conservazione. La lastra è firmata da Raffaello Schiaminossi, celebre incisore di Borgo San Sepolcro il cui monogramma appare in basso al centro. Celebre per la sua tecnica innovativa dell’uso dell’acquaforte con sistema delle coperture. La pianta reca in basso una legenda con 119 richiami. L’opera deriva probabilmente da un’incisione anonima dello stesso periodo raffigurata e descritta nella collezione Novacco. Il Florimi, commerciante di libri e di stampe, fu anche editore. Di origini calabresi. Si stabilì a Siena nel 1581, con un negozio in Banchi. La prima testimonianza della sua attività indipendente si ha nel 1589. Rarissima e ricercata pianta di Perugia. Bibliografia: Fauser 10776. Dimensioni 520x375. Etching and engraving, 1600 circa, signed on lower left plate. Beautiful work, printed on contemporary laid paper, trimmed to platemark or with thin margins, in excellent condition. The plate is signed by Raffaello Schiaminossi, a famous engraver of Borgo San Sepolcro whose monogram can be seen on lower centre. He was famous for his innovatory use of the etching technique, with the covering system. On lower part, the plan bears a legend with 119 items. This works derives from an anonymous engraving, published in the same period, which has been described and listed in the Novacco’s collection. Florimi, a bookseller and a print trader, worked also as a publisher. He moved to Siena in 1581, opening a shop in Banchi. The first evidence of his independent activity is dated 1589. Very rare and refined plan of the city of Perugia.Bibliografia: Fauser 10776. Dimensioni 520x375. Fauser 10776; C. de Seta, L'immagine delle città italiane dal XV al XIX secolo, p. 173 n. 77
1567Carta geografica delle Fiandre di Poalo Forlani, incisore ed editore di questa mappa.La carta rappresenta un ottimo esempio della diffusione di materiale cartografico nell'Europa del XVI secolo. Infatti deriva ed è basata in tutto e per tutto sulla mappa della zona contenuta nella "Descrizione de tutti i Paesi Bassi" di Lodovico Guicciardini edita ad Anversa sempre nello stesso anno, 1567.Magnifico esemplare, con apmi margini, in ottimo stato di conservazione. Rara. This rather strongly generalized 1567 Venice engraving by Paolo Forlani is an illustrative example for the swiftness in the transfer of information in contemporary mammaking.It is copied after a woodcut map of Flanders, published in the first edition of the Descrittione de tutti i Paesi Bassi (Antwerp 1567) by Lodovico Guicciardini.A fine example, with full margins, perfect conditions. Rare. Meurer, The Strabo Illustratus Atlas, 15; Karrow 56, 6.7; Woodward, 67; Tooley, 203; Novacco, 4F 151
1627- LA PRIMA CARTA SISMICA ITALIANA - Vero disegno de i luoghi nella Puglia quali sono rovinati e dannegiati dal Spaventoso terremoto successo quest’anno 1627 à 30 di luglio, con mortalità grande [come si fa coniettura] posta 17 millia persone. La città di S. Severo dove de 2000 case una sola è rimasta. Roma M. Greuter con licenza de sup.1627. Rarissima carta sismica del Gargano e della Capitanata, relativa al terremoto del 1627, incisa e pubblicata da Mattheus Greuter – probabilmente impegnato nella zona per il rilievo del territorio per la sua grande carta dell’Italia (1630) - a stretto giro dell’avvenimento. Per l’analisi della mappa ci avvaliamo del saggio sulle carte sismiche di Simonetta Conti (2010). Scrive la Conti: “Il primo terremoto che ha dato vita a una vera e propria carta sismica è quello che colpì l’area della Capitanata nel 1627. Un manoscritto scoperto e studiato da Mario Baratta (1894) illustra con ampia dovizia di particolari il sisma, i “segni premonitori”, il maremoto con la sua onda anomala e soprattutto pone in luce il terribile risultato che il terremoto ebbe sul territorio e sulla sua popolazione. «Cominciarono ad udirsi, ma leggermente, i terremoti sin dall’anno precedente 1626 in ottobre, novembre e dicembre; in gennaio del 1627, in febbraio, in marzo ed in aprile; non si udirono poi il maggio ed il giugno sino ai 30 di luglio […] Ai 27 di luglio si guastarono le acque dei pozzi e, con meraviglia e stupore di chi le gustava, davano odore sulfureo e grave […] A 30 di luglio dell’anno 1627 […] s’udì muggire la terra non a guisa di un toro, ma di grandissimo tuono, chè non si saprebbe dar altra comparazione, ed appresso si vide ondeggiare la terra a guisa che sogliono l’onde nel maggiore agitamento del mare, in maniera che io ed i miei compagni fummo battuti da quell’impeto di faccia a terra, e, nell’alzarci si sollevò ondeggiando di nuovo la terra, e di nuovo caddimo: ma assai più la terza volta che ondeggiò con maggior rabbia […] Diede poi una scossa sì grande e terribile verso Ostro, che rovinò in un subito tutta la Città […] seguitò poi lentamente il tremare e si vide ingombrata e coperta da una densissima caligine di polvere la Città e così si vide sopra Torremaggiore, San Paolo, Serra Capriola, Apricena e Lesina, con che diedero segno di loro rovina… La mattina seguente i terremoti erano veementi e continui» [Baratta, 1894, pp. 404-408)]. A San Severo «[...] non restò casa o palagio o tempio che non fosse guasto in tutto od in parte da sì crudele rovina […] Fatto con diligenza il numero dei morti, tra uomini, donne e fanciulli si trovò essere stato 800 in circa quello dei cittadini, senza il numero grande dei forastieri, e questo numero sì poco dei morti fu perché, essendo il tempo dell’aja, la maggior parte degli abitanti si trovavano per la campagna […] continuavano e giorno e notte le scosse con spavento indicibile, dubitandosi di nuovi danni; ma nove giorni dopo, la notte del sabato veggente [9 agosto] si fe’ sentire un terremoto tanto terribile e grande che fu poco dissimile dal primo. Questo finì di rovinare la Serra Capriola […] Cadde di Torremaggiore tutta quella parte che conteneva la Terra Vecchia quasi dai fondamenti, e della terra più moderna poche case furono che restarono in piedi […] In questa terra tra uomini, donne e fanciulli, cittadini da 300 in circa ne morirono senza il numero dei forastieri, che non si poté sapere […] Il Casale di San Paolo rovinò tutto dai fondamenti […] e vi morirono più di 350 persone tra grandi e piccole […] Della Serra Capriola dove il terremoto si sentì più acremente che nella suddetta terra, quanto conteneva la Terra vecchia ruinò tutto […] Morirono in questa terra, secondo la più certa relazione, perché è popolarissima, tra uomini e donne e fanciulli, da 2000, senza i forastieri […] Vicino a questi luoghi [Sant’Angel... - THE FIRST ITALIAN EARTHQUAKE MAP - Vero disegno de i luoghi nella Puglia quali sono rovinati e dannegiati dal Spaventoso terremoto successo quest’anno 1627 à 30 di luglio, con mortalità grande [come si fa coniettura] posta 17 millia persone. La città di S. Severo dove de 2000 case una sola è rimasta. Roma M. Greuter con licenza de sup.1627. Very rare earthquake map of Gargano and Capitanata, relating to the 1627 earthquake, engraved and published by Mattheus Greuter-probably engaged in the area to survey the territory for his large map of Italy (1630)-close to the event. We make use of Simonetta Conti's (2010) essay on seismic maps to analyze the map. Conti writes: “Il primo terremoto che ha dato vita a una vera e propria carta sismica è quello che colpì l’area della Capitanata nel 1627. Un manoscritto scoperto e studiato da Mario Baratta (1894) illustra con ampia dovizia di particolari il sisma, i “segni premonitori”, il maremoto con la sua onda anomala e soprattutto pone in luce il terribile risultato che il terremoto ebbe sul territorio e sulla sua popolazione. «Cominciarono ad udirsi, ma leggermente, i terremoti sin dall’anno precedente 1626 in ottobre, novembre e dicembre; in gennaio del 1627, in febbraio, in marzo ed in aprile; non si udirono poi il maggio ed il giugno sino ai 30 di luglio […] Ai 27 di luglio si guastarono le acque dei pozzi e, con meraviglia e stupore di chi le gustava, davano odore sulfureo e grave […] A 30 di luglio dell’anno 1627 […] s’udì muggire la terra non a guisa di un toro, ma di grandissimo tuono, chè non si saprebbe dar altra comparazione, ed appresso si vide ondeggiare la terra a guisa che sogliono l’onde nel maggiore agitamento del mare, in maniera che io ed i miei compagni fummo battuti da quell’impeto di faccia a terra, e, nell’alzarci si sollevò ondeggiando di nuovo la terra, e di nuovo caddimo: ma assai più la terza volta che ondeggiò con maggior rabbia […] Diede poi una scossa sì grande e terribile verso Ostro, che rovinò in un subito tutta la Città […] seguitò poi lentamente il tremare e si vide ingombrata e coperta da una densissima caligine di polvere la Città e così si vide sopra Torremaggiore, San Paolo, Serra Capriola, Apricena e Lesina, con che diedero segno di loro rovina… La mattina seguente i terremoti erano veementi e continui» [Baratta, 1894, pp. 404-408)]. A San Severo «[...] non restò casa o palagio o tempio che non fosse guasto in tutto od in parte da sì crudele rovina […] Fatto con diligenza il numero dei morti, tra uomini, donne e fanciulli si trovò essere stato 800 in circa quello dei cittadini, senza il numero grande dei forastieri, e questo numero sì poco dei morti fu perché, essendo il tempo dell’aja, la maggior parte degli abitanti si trovavano per la campagna […] continuavano e giorno e notte le scosse con spavento indicibile, dubitandosi di nuovi danni; ma nove giorni dopo, la notte del sabato veggente [9 agosto] si fe’ sentire un terremoto tanto terribile e grande che fu poco dissimile dal primo. Questo finì di rovinare la Serra Capriola […] Cadde di Torremaggiore tutta quella parte che conteneva la Terra Vecchia quasi dai fondamenti, e della terra più moderna poche case furono che restarono in piedi […] In questa terra tra uomini, donne e fanciulli, cittadini da 300 in circa ne morirono senza il numero dei forastieri, che non si poté sapere […] Il Casale di San Paolo rovinò tutto dai fondamenti […] e vi morirono più di 350 persone tra grandi e piccole […] Della Serra Capriola dove il terremoto si sentì più acremente che nella suddetta terra, quanto conteneva la Terra vecchia ruinò tutto […] Morirono in questa terra, secondo la più certa relazione, perché è popolarissima, tra uomini e donne e fanciulli, da 2000, senza i forastieri […] Vicino a questi luoghi [Sant’Angelo e Ripalta] fece il terremoto grandissime e profonde aperture, e specialmente sopra la r...
1590Prima e rarissima pianta di Trapani firmata da Giovanni Orlandi, conosciuta per soli altri tre esemplari istituzionali - Fano, Biblioteca Federiciana; Parigi, Bibliothèque Nationale; Milano, Raccolta Bertarelli. In alto al centro, in un cartiglio, è impresso il titolo: LA CITA DI TRAPANI IN SICILIA. Lungo la parte superiore della tavola, disposta su nove colonne, è incisa una legenda alfanumerica di 72 rimandi (A-Z e 1-47 oltre a 2 simboli) a luoghi e monumenti notabili della città. Segue l’imprint editoriale: Ioannes Orlandij Formis Romae. Opera priva di orientazione e scala grafica. Esemplare del primo stato di due, con l’imprint di Giovanni Orlandi. Acquaforte e bulino, circa 1590, impressa su carta vergata coeva con filigrana “aquila nel cerchio sormontato da corona” (Woodward nn. 54-75, carta italiana della seconda metà del ‘500) rifilata al rame, in perfetto stato di conservazione. Magnifica prova, ricca di toni. “Pianta prospettica della città, priva di data, stampata a Roma e firmata da Giovanni Orlandi. Trapani viene rappresentata con la particolare configurazione a falce del promontorio su cui la città sorse, e da cui derivò il nome, dal greco δρέπανον. Molto particolare e inconsueta la prospettiva da sud-est. Si notano la cinta muraria e, ai quattro angoli, il castello di Terra, il bastione Imperiale, il bastione San Francesco ed il Bastione Impossibile; a nord, la scogliera artificiale; sulla destra, il canale navigabile; il reticolato in basso indica la zona delle saline. Nella pianta è tracciato il fossato (D - Fosso diaqua) che separava la città dal levante, e che fu colmato intorno al 1590. Questo dato fornirebbe un terminus ante quem per la realizzazione dell’opera, pur non escludendo che Orlandi abbia potuto utilizzare un modello più antico. Non è chiaro se quella di Orlandi sia la prima edizione della lastra, che potrebbe essere stata edita da Claudio Duchetti (morto nel 1585) o dai suoi eredi, dai quali l’Orlandi acquistò tutto il fondo calcografico (1602). Tuttavia, non è nota nessuna tiratura dell’opera avanti l’indirizzo di Giovanni Orlandi e la matrice non è presente nel catalogo di vendita degli eredi Duchetti. Nel 1614, con il trasferimento di Orlandi a Napoli, la matrice fu ceduta a Hendrick van Schoel. Le lastre vennero poi cedute a Francesco de Paoli, come documentato dall’inventario della vendita del 2 novembre 1633. Non si esclude, quindi, l’esistenza di un’ulteriore stesura della lastra, della quale tuttavia non abbiamo avuto riscontro” (cfr. S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018), p. 2326. Giovanni Orlandi (attivo a Roma e Napoli tra il 1590 e il 1640) editore, libraio e incisore, avviò la sua attività a Roma, nell’ultimo decennio del secolo XVI, con una bottega “al Pasquino”. Venne in possesso di molti rami dello stampatore Giacomo Gherardi, che erano appartenuti al Lafreri prima e a Claudio Duchetti poi. Su diverse carte compare, accanto alla firma del Duchetti, anche quella di Giovanni Orlandi. Molti di questi rami furono ritoccati quasi certamente dall’Orlandi medesimo, essendo anch’egli incisore. La sua attività, si svolse dal 1590 al 1640, con un periodo più prolifico a cavallo del secolo, quando a suo nome pubblicò molte stampe, tra cui nel 1598 le Venationum Imagines di Antonio Tempesta. A Roma si servì delle tipografie di Luigi Zanetti e di Guglielmo Facciotti, per le numerose edizioni e riedizioni di artisti quali Cornelis Cort, Nicolas Beatrizet, Adamo e Diana Scultori, Agostino e Lodovico Carracci ed altri. Il 1602 fu l’anno di maggior impegno per l’Orlandi, perché pubblicò diverse stampe e carte geografiche, che acquistò nello stesso anno da Quintilia Lucidi, vedova di Giacomo Gherardi. Molte delle sue stampe vennero inserite nelle più tarde edizioni dello Speculum Romanae Magnificentiae. Nel 1613 si sposò a Napoli. Nel 1614 si trasferisce nella città parte... First and very rare map of Trapani signed by Giovanni Orlandi, known from only three other institutional copies-Fano, Federiciana Library; Paris, Bibliothèque Nationale; Milan, Bertarelli Collection. In the upper center, in a cartouche, is printed the title: LA CITA DI TRAPANI IN SICILIA. Along the top of the plate, arranged in nine columns, is engraved an alphanumeric legend of 72 key-references (A-Z and 1-47 in addition to 2 symbols) to notable places and monuments in the city. The editorial imprint follows: Ioannes Orlandij Formis Romae. Work lacking orientation and graphic scale. Example from the first state of two, with the imprint of Giovanni Orlandi. Etching and engraving, circa 1590, impressed on contemporary laid paper with watermark "eagle in circle surmounted by crown" (Woodward nos. 54-75, Italian paper of the second half of the 1500s) trimmed to copper, in perfect condition. Magnificent proof, rich in tone. “Pianta prospettica della città, priva di data, stampata a Roma e firmata da Giovanni Orlandi. Trapani viene rappresentata con la particolare configurazione a falce del promontorio su cui la città sorse, e da cui derivò il nome, dal greco δρέπανον. Molto particolare e inconsueta la prospettiva da sud-est. Si notano la cinta muraria e, ai quattro angoli, il castello di Terra, il bastione Imperiale, il bastione San Francesco ed il Bastione Impossibile; a nord, la scogliera artificiale; sulla destra, il canale navigabile; il reticolato in basso indica la zona delle saline. Nella pianta è tracciato il fossato (D - Fosso diaqua) che separava la città dal levante, e che fu colmato intorno al 1590. Questo dato fornirebbe un terminus ante quem per la realizzazione dell’opera, pur non escludendo che Orlandi abbia potuto utilizzare un modello più antico. Non è chiaro se quella di Orlandi sia la prima edizione della lastra, che potrebbe essere stata edita da Claudio Duchetti (morto nel 1585) o dai suoi eredi, dai quali l’Orlandi acquistò tutto il fondo calcografico (1602). Tuttavia, non è nota nessuna tiratura dell’opera avanti l’indirizzo di Giovanni Orlandi e la matrice non è presente nel catalogo di vendita degli eredi Duchetti. Nel 1614, con il trasferimento di Orlandi a Napoli, la matrice fu ceduta a Hendrick van Schoel. Le lastre vennero poi cedute a Francesco de Paoli, come documentato dall’inventario della vendita del 2 novembre 1633. Non si esclude, quindi, l’esistenza di un’ulteriore stesura della lastra, della quale tuttavia non abbiamo avuto riscontro” (cfr. S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018), p. 2326. Giovanni Orlandi (active in Rome and Naples between 1590 and 1640) publisher, bookseller and engraver, started his activity in Rome, in the last decade of the 16th century, with a workshop "al Pasquino." He came into possession of many platess of the printer Giacomo Gherardi, which had belonged first to Lafreri and then to Claudio Duchetti. On several works the signature of Giovanni Orlandi appears alongside Duchetti's. Many of these plates were almost certainly retouched by Orlandi himself, since he was also an engraver. His activity, ran from 1590 to 1640, with a more prolific period at the turn of the century, when he published many prints under his own name, including in 1598 Antonio Tempesta's Venationum Imagines. In Rome he used the printing presses of Luigi Zanetti and Guglielmo Facciotti for numerous editions and reissues of artists such as Cornelis Cort, Nicolas Beatrizet, Adamo and Diana Scultori, Agostino and Lodovico Carracci and others. 1602 was Orlandi's busiest year, as he published several prints and maps, which he purchased in the same year from Quintilia Lucidi, widow of Giacomo Gherardi. Many of his prints were included in the later editions of Speculum Romanae Magnificentiae. In 1613 he married in Naples. In 1614 he moved to the Neapolitan city, selling much of his intaglio collection to the Flemish Hen...
1790réf. 11074Paris, Dezauche, 1790. 4 cartes géographiques horizontales, réhaussées en couleurs, de 157 x 60 cm., entoilées sur un beau tissu saumon, au format plié de 13 x 22 cm., chacune avec l'étiquette de Goujon (marchand de géographie ancienne et moderne) contrecollée, languette de vélin portant le nom des cartes. Emboîtage en bois imitant la forme de 2 livres in-4, demi-veau blond, dos lisses ornés de décors dorés, étiquettes de titre ("Hollande") et tomaison vertes avec décors dorés, plats saumon encadrés de roulettes dorées avec "Bibliothèque V. Perdonet" en lettres dorées au premier plat. Quelques frottements à l'emboîtage, les cartes étant quant à elles en parfaite condition.
1563Incisione in rame, acquaforte e bulino, 1563, firmata e datata in lastra in basso a destra. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “orso nel cerchio con stella" , rifilata al rame e con margini coevi aggiunti, in ottimo stato di conservazione. Nel cartiglio ornato in basso a destra si legge: NOVA DISCRITTIONE DI TUTTO IL TERRITORIO DE ROMA IN VENETIA M.D.L.XIII. Ferando Bertelli exc. Paulo Forlani Veronese f. Sotto, evidenziata da un compasso, troviamo la scala grafica di Cinque Miglia, pari a mm 38. Più in basso il MARE TOSCHANO. Orientazione nei quattro angoli con il nome dei venti: TRAMONTANA, OSTRO, LEVANTE, PONENTE, il nord-est è in alto. Carta priva di margine graduato. La carta del Lazio incisa da Paolo Forlani per l’editore Ferrando Bertelli è una derivazione dal modello di Eufrosino della Volpaia del 1547, rispetto alla quale, però, descrive un più ampio territorio che copre quasi completamente l’odierna regione. Almagià descrive l’opera come “fedele derivazione della carta Territorio di Roma del 1559, con omissione delle rete stradale”. Perini, ignorando la carta del Camocio, ritiene che sia la prima delle contraffazioni veneziane ad opera dei Bertelli. Nel nostro precedente studio sulle carte italiane della penisola del XVI secolo, siamo caduti nell’errore di credere che la lastra avesse una ristampa ad opera di Donato Bertelli (cfr. Bifolco-Ronca (2014), L’Italia e i suoi territori, n. 115). Non sono pertanto note ristampe della lastra. Magnifico esemplare. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI Secolo (2018), pp. 2030-31, tav. 1025; Tooley, Maps in Italian Atlases of Sixsteenth century, 480; Almagià, Monumenta Cartographica Vaticana, Carte Geografiche a Stampa, pag. 93, 23; Perini, L’Italia e le sue regioni nelle antiche carte geografiche, p. 109; Meurer, The Strabo Illustratus Atlas, p. 69, 55; Bella, Collezione Novacco, 72; Woodward, Forlani, 23. Etching and engraving, 1563, signed and dated in the plate lower right. Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with watermark "bear in circle with star", trimmed to copperplate and with margins added, in an excellent state of preservation.The map of Lazio by Bertelli & Forlani is a derivation of the card Eufrosino Volpaia of 1547, compared to which, however, describes a broader area that includes almost the region today. The work represents one of the clearest examples of collaboration between cartographers, engravers and publishers in the Venetian workshops of the sixteenth century. The signatures in the cartouche-shaped, rectangular plate with friezes, located at the bottom right, show the cartographer Paolo Forlani the author of the plate and Ferrando Bertelli the publisher. The map is also an example of the fierce competition between the two major European intaglio workshops of the period, those of Rome and Venice. Almagià describes the work as "true derivation of the map Territory of Rome in 1559, with omission of the road network"; Perini describes it as the first of the Venetian counterfeits at the hands of Bertelli. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI Secolo (2018), pp. 2030-31, tav. 1025; Tooley, Maps in Italian Atlases of Sixsteenth century, 480; Almagià, Monumenta Cartographica Vaticana, Carte Geografiche a Stampa, pag. 93, 23; Perini, L’Italia e le sue regioni nelle antiche carte geografiche, p. 109; Meurer, The Strabo Illustratus Atlas, p. 69, 55; Bella, Collezione Novacco, 72; Woodward, Forlani, 23.
1848Carta geografica telata degli Stati Uniti d'America, disegnata e incisa in rame da J. M. Atwood, cm 112 x 80 circa, montata su supporti originali in legno. Alcune rotture marginali, abrasioni e segni di stazzonatura. Seconda edizione del 1848 di questa nota e importante carta geografica degli Stati Uniti la cui edizione originale risale all'anno precedente (1847 per la stampa di Ensign, Thayer e Phelps), e che poi conobbe anche edizioni successive nel 1849 e 1850. La cartina centrale e' circondata da 15 vignette illustrate lungo i 4 lati (11 illustrazioni con episodi di storia americana, 2 illustrazioni della Giustizia e della Liberta' personificate, 2 grandi illustrazioni con simboli: armature e armi, e attrezzi agricoli). Le illustrazioni raffigurano: l'arrivo di Cristoforo Colombo, la Constitution contro la Guerriere, la battaglia di Lexington del 1775, la battaglia di Bunker Hill del 1775, la vittoria di Perry, l'arrivo dei Padri Pellegrini, la battaglia di Monterey, la Camera dei Rappresentanti di Washington, la dichiarazione d'indipendenza, la Camera del Senato, la cattura del Generale La Vega. La citta' di San Francisco presenta ancora il nome spagnolo dell'insediamento originale, ovvero Yerba Buena, toponimo che compare solamente nelle cartine uscite tra 1846 e 1849. E' presente inoltre la Nueva Helvetia, la colonia fondata nell'area di Sacramento nell'agosto 1839 dallo svizzero John Sutter (la citta' di Sacramento non e' quindi ancora indicata), mentre il Texas e' delineato con la vecchia configurazione detta "stovepipe" (a tubo di stufa). "The border of J. M. Atwood's Pictorial Map of the United States displays fifteen picture inserts borrowed from popular historical prints and print specimen handbooks. Viewed individually, each picture showed an aspect of the nation's origin story, stretching from the 'Landing of Columbus' and the 'Landing of Pilgrims' to land and sea battles of the Revolutionary War and War of 1812 (Perry's Victory) to the more recent Mexican American War. These historical vignettes were truncated on both sides of the map by allegorical still lifes representing the tools of war and peace, showing the nation's colors and armory on the left, delineating plows and other agricultural equipment on the right..." (Bruckner, "The Social Life of Maps in America, 1750-1860", 2017, p. 221).
1771réf. 0044961771 Paris, Imprimerie Didot, 1771. In-quarto (204 X 255 mm) veau blond, plats ornés d'un encadrement de triple filet doré, dos cinq nerfs filetés, caissons dorés ornés aux petits fers avec fleuron central, roulettes en queue, pièce de titre maroquin marron, coupes et coiffes filetées, bordure intérieure, tranches rouges (reliure de l'époque) ; (1) f. blanc, XII-235 pages, 49 planches hors-texte, (1) f. blanc.
1570In alto al centro, sotto il bordo superiore, troviamo il titolo: LA NOBILE CITTA DI MESSINA. Lungo il margine inferiore è incisa una legenda numerica di 167 rimandi a luoghi e monumenti notabili, distribuita su quattordici colonne. Segue l’imprint editoriale: In Venetia alla libraria al segno di S. Marco in Merzaria D.B. Orientazione tramite una rosa dei venti nel mare, il nord è a destra. Pianta prospettica di Messina che reca l’indirizzo della libreria di S. Marco e le iniziali di Donato Bertelli. Si tratta di una fedele replica veneziana della carta di Argaria stampata a Roma da Antonio Lafreri nel 1567, con impianto assolutamente identico, anche nelle dimensioni. L’opera di Argaria costituisce la prima immagine complessiva della città. È anche la prima a riportare l’Arsenale Nuovo, costruito sul braccio di San Ranieri nel 1565 - Arcenal Novo fato L anno 1565. Il disegno è molto accurato e particolareggiato: oltre agli edifici restituiti in maniera molto realistica, si notano le numerose tipologie di imbarcazioni dell’epoca presenti nel porto e nello Stretto. Anche la legenda in basso è la medesima, con i 167 rimandi del modello originale, dal quale si differenzia essenzialmente solo per la mancanza del cartiglio con dedica sulla destra, qui sostituito da un grande vascello. La mappa, edita dalla tipografia di Donato Bertelli, è di assoluta rarità. La datazione è dedotta sulla base di opere analoghe di Donato (Napoli e Venezia) appartenenti alla stessa tipologia. Donato Bertelli è stampatore ed editore attivo a Venezia in Merzaria all’insegna di S. Marco. Nato probabilmente a Padova, come si deduce dalla sua firma su alcuni rami, Donatus Bertellius Patavinus, la sua attività, sulla base delle opere da lui pubblicate, si può circoscrivere agli anni tra il 1558 e il 1592. Nel 1559 era nella bottega di Ferrando Bertelli e si firmava In Venetia appresso Donato Bertelli libraro al segno del S. Marco. Alla morte di Ferrando, Donato ereditò o acquistò i suoi rami, pubblicandoli, come fece anche per lastre di Forlani e Camocio, apponendo il suo nome. Acquaforte e bulino, impressa su carta vergata coeva, con margini, in perfetto stato di conservazione. Solo tre gli esemplari censiti in Bifolco-Ronca, tra i quali quello in coloritura coeva conservato al Maritiem Museum di Rotterdam. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, tav. 1130; Destombes (1970): n. 75; Dzikowski (1940): n. 100; Italiaanse kaartenmakers (1996): n. 38. In top center, under the upper edge, we find the title: LA NOBILE CITTA DI MESSINA. Along the bottom margin is engraved a numerical legend of 167 references to places and monuments notable, distributed over fourteen columns. It follows the editorial imprint: In Venetia alla libraria al segno di S. Marco in Merzaria D.B. Orientation through a rose of the winds in the sea, the north is to the right. Perspective plan of Messina that bears the address of the Libreria of S. Marco and the initials of Donato Bertelli. This is a faithful Venetian replica of the map of Argaria printed in Rome by Antonio Lafreri in 1567, with absolutely identical plant, even in size. Argaria's work constitutes the first comprehensive image of the city. It is also the first to show the Arsenale Nuovo, built on the area of San Ranieri in 1565 - Arcenal Novo fato L anno 1565. Even the legend at the bottom is the same, with 167 references to the original model, which differs essentially only for the lack of the cartouche with dedication on the right, here replaced by a large vessel. The map, published by the typography of Donato Bertelli, is of absolute rarity. The date is deduced on the basis of similar works of Donato (Naples and Venice) belonging to the same type. Donato Bertelli is a printer and publisher active in Venice in Merzaria all'insegna di S. Marco. He was probably born in Padua, as we can deduce from his signature on some branches, Donatus Bertellius Patavinus, his activity, on the basis of the works he published, can be circumscribed to the years between 1558 and 1592. In 1559 he was in the workshop of Ferrando Bertelli and signed In Venetia appresso Donato Bertelli libraro al segno del S. Marco. Upon Ferrando's death, Donato inherited or purchased his branches and published them, as he did also for plates by Forlani and Camocio, affixing his name. Etching and engraving, impressed on contempoary laid paper, with margins, in perfect condition. Only three exemplars of the map are registered in Bifolco-Ronca, among which the one in contemporary coloring preserved at the Maritiem Museum in Rotterdam. Very rare. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, tav. 1130; Destombes (1970): n. 75; Dzikowski (1940): n. 100; Italiaanse kaartenmakers (1996): n. 38.
1570Carta dell’isola firmata da Claudio Duchetti e basata su quella senza data firmata da Ferrando Bertelli. Dal punto di vista cartografico, l’isola di Maiorca è completamente rovesciata, probabilmente poiché incisa nello stesso verso del disegno dal quale è stata ripresa. Per questo la posizione di Palma, Capo Formentor e dell’isola di Dragonera risultano speculari. Le fonti cartografiche restano sconosciute. “Al centro dell’isola, con caratteri grandi, si legge: MAIORICA. Nel cartiglio in alto a sinistra troviamo il titolo: DE MAIORICA INSULA. MAIORICA, ex duabus prope hispaniam ad orientem belearib[us], sive gimnesis insulis altera maior et occide[n]talior co[n]tra ibe[n] ilumnis ostia a re si dicta. eius metropolis ad orie[n]te[m] sole[m] septe[n]trione[m] versus eode[m] nu[n]c no[min]e quo et jnsula prius ut fetur palma vocata optimo portu academia universali doctrinaq[ue] lulliana nobilis ad meridi:m vero altera[m] habet civit[atem]: bolentia[m] sive pole[n]tia[m] no[min]e Iuxta littora plana est et faecu[n]da interiorib[us] vero co[n]tra, mo[n]tib[us] referta, et in faecu[n]da. Claudij Ducheto for. Anno 1570. Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei venti: TRAMONTANA, OSTRO, LEVANTE, PONENTE, il nord è a sinistra. Carta priva di scala grafica e graduazione ai margini. Ultima variante, in ordine cronologico, della carta di Maiorca, nonché l’unica datata. Anche questa mappa è una fedele copia del modello ignoto e distorto, proposto per la prima volta dal Bertelli. Si distingue facilmente poiché il nome dei venti è invertito: il Levante è in alto, mentre il Ponente è in basso. La lastra potrebbe essere stata stampata per la prima volta a Venezia, in quanto relativa al periodo veneziano del Duchetti, caratterizzato dalla stretta collaborazione con Paolo Forlani. La lastra viene poi portata a Roma, come dimostra la sua presenza nel catalogo della vedova di Giacomo Gherardi (ottobre 1598, n. 276) dove è descritta come “l’Isola di maiorica”. La matrice fu quindi acquistata da Giovanni Orlandi nel 1602. Di questa tiratura è noto un unico esemplare, conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana” (cfr. Bifolco-Ronca, 2018, p. 1141). Acquaforte e bulino, firmata e datata in lastra nel cartiglio in alto a sinistra. Esemplare nel rarissimo (noto solo alla Biblioteca Apostolica Vaticana) secondo stato di due, con l’indirizzo di Giovanni Orlandi e la data 1602. Stampato su carta vergata coeva, con ampi margini, in perfetto stato di conservazione. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI Secolo (2018): p. 1141, Tav. 478 II/II; Almagià (1948): p. 103, n. 43; Christie’s (2012): n. 27; Destombes (1970): n. 6; Edwards (1933): n. 12; Sotheby’s (2000): n. 247; Sotheby’s (2005): n. 21. b) Bär (2004): pp. 242-296, n. 8.3 Pagani (2012): p. 81; Tooley (1939): n. 357. Map of the island signed by Claudio Duchetti and based on the undated map by Ferrando Bertelli .Cartographically, the island of Majorca is completely reversed, probably because it is engraved in the same direction of the preliminary drawing. For this reason the position of Palma, Cape Formentor and the island of Dragonera are specular. The cartographic sources remain unknown. At the center of the island, with large characters: MAIORICA. In the cartouche at the top left the title: DE MAIORICA INSULA. MAIORICA, ex duabus prope hispaniam ad orientem belearib[us], sive gimnesis insulis altera maior et occide[n]talior co[n]tra ibe[n] ilumnis ostia a re si dicta. eius metropolis ad orie[n]te[m] sole[m] septe[n]trione[m] versus eode[m] nu[n]c no[min]e quo et jnsula prius ut fetur palma vocata optimo portu academia universali doctrinaq[ue] lulliana nobilis ad meridi:m vero altera[m] habet civit[atem]: bolentia[m] sive pole[n]tia[m] no[min]e Iuxta littora plana est et faecu[n]da interiorib[us] vero co[n]tra, mo[n]tib[us] referta, et in faecu[n]da. Claudij Ducheto for. Anno 1570. Orientation in the four sides in the center with the name of the winds: TRAMONTANA, OSTRO, LEVANTE, PONENTE, north is on the left. Map without graphic scale and graduation in the margins. Thi is chronologically the last variant, of the Majorca map, and it’s the only one dated. This map is also a close copy of the unknown and distorted model, proposed for the first time by Bertelli. It is easily distinguished because the names of the winds are reversed: the Levant is at the top, while the West is at the bottom. The plate may have been printed for the first time in Venice, as it refers to Duchetti's Venetian period, characterized by his close collaboration with Paolo Forlani. The plate was then taken to Rome, as evidenced by its presence in the catalog of the widow of Giacomo Gherardi (October 1598, no. 276) where it is described as “l’Isola di maiorica”. The plate was then purchased by Giovanni Orlandi in 1602. Only one copy of this edition is known, kept in the Vatican Library. (cfr. Bifolco-Ronca, 2018, p. 1141). Etching and engraving, signed and dated on the plate in the cartouche at upper left. Exempla in the very rare second state of two (known only to the Vatican Library), with the address of Giovanni Orlandi and the date 1602. Printed on contemporary laid paper, with wide margins, in perfect condition. Bibliography Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI Secolo (2018): p. 1141, Tav. 478 II/II; Almagià (1948): p. 103, n. 43; Christie’s (2012): n. 27; Destombes (1970): n. 6; Edwards (1933): n. 12; Sotheby’s (2000): n. 247; Sotheby’s (2005): n. 21. b) Bär (2004): pp. 242-296, n. 8.3 Pagani (2012): p. 81; Tooley (1939): n. 357.
1570Al centro dell’isola, con caratteri grandi, si legge: MINORICA. Nel cartiglio in alto a destra è inciso il titolo: DE MINORICA INSULA. MINORICA ab eode[m] effectu, quo et Maiorica quia ea minor et orientalior sic dicta. Nulam habet insignam et Civitatem sed plurimas Villas, est q[ue] in littore maris altis circunullata mo[n]tib[us] acenderis arborib[us] a[m]be p[ro]piu[m] co[n]stiunt reg[n]u[m] sale, oleo, vino caseoq[ue] optimo abunda[n]te: adeo no[n] in colis modo veru[m] exteris etia[m] abu[n]de prebeant unde Bolearica vina apud Pli[n]. in jtalia in primis nobila Cuniculor[um] ta[n]ta in ijs copia ut da[m]ni no[n] ….inferat Cervis quoq[ue] abunda[n]t Nullu[m] p[re]teria nocu[m] nutriu[n]t animal Fu[n]dae istu piratcaq[ue] rabie co[n] nobil. Claudij Ducheto formis Anno 1570. Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei venti: TRAMONTANA, OSTRO, PONENTE, LEVANTE, il nord è in alto. Carta priva di scala grafica e graduazione ai margini. Acquaforte e bulino, incisa da Paolo Forlani e pubblicata per la prima volta a Venezia da Claudio Duchetti nel 1570. Tiratura di secondo stato – nota per un solo altro esemplare conservato alla BAV - con l’imprint di Giovanni Orlandi: Io. Orlandi for. Rome 1602. “Ultima variante in ordine cronologico della carta di Minorca, la sola datata. Anche questa mappa è una fedele copia del modello ignoto e distorto, proposto per la prima volta dal Bertelli. Almagià la definisce come “stampa d’occasione frettolosa, come dimostra il gran numero di errori nella leggenda”. La carta potrebbe essere per la prima volta stampata a Venezia, in quanto relativa al periodo veneziano del Duchetti, dove l’editore ebbe una stretta collaborazione con Paolo Forlani. La lastra viene poi portata a Roma, come dimostra la sua presenza nel catalogo della vedova di Giacomo Gherardi (ottobre 1598, n. 342) dove è descritta come “Minorca Isola foglio picolo reale”). La matrice fu quindi acquistata da Giovanni Orlandi nel 1602. Di questa tiratura è noto un esemplare, conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana” (cfr. S. Bifolco, F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 1148). La carta di Minorca a firma Ferrando Bertelli, sebbene non datata, sembra essere la più antica di questa tipologia di mappe, ed appartiene ad un ampio progetto editoriale della tipografia Bertelli che realizza una serie cartografica dedicata alle isole del Mediterraneo, a partire da 1560 circa. Dal punto di vista cartografico, le mappe non sono assolutamente attendibili; la morfologia di Minorca risulta fortemente distorta. La capitale Mahon, senza indicazione toponomastica, e rappresentata da un’enorme città erroneamente collocata al centro dell’isola. La fonte cartografica e sconosciuta. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “Leone di S. Marco in uno scudo ovale sormontato da cappello cardinalizio” (Woodward n. 45, riscontrata su stampe datate 1580, 1593), con ampi margini, leggera gora d’acqua nel margine destro, per il resto in eccelleste stato di conservazione. Mappa rarissima. Cartografia e topografia italiana del XVI secolo descrive soli 5 esemplari di primo stato [Atlante Doria; Atlante Stevens-Beans-Nebenzahl; Birmingham, Public Library; Parigi, Bibliothèque Nationale (2)] e, come detto, uno solo della tiratura Orlandi [Biblioteca Apostolica Vaticana”]. Bibliografia S. Bifolco, F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 1148-49, tav. 482, II/II; Almagià (1948): p. 104, n. 45; Destombes (1970): n. 10; Tooley (1939): n. 393. At the center of the island, in large letters, reads: MINORICA. In the cartouche in the upper right corner is engraved the title: DE MINORICA INSULA. MINORICA ab eode[m] effectu, quo et Maiorica quia ea minor et orientalior sic dicta. Nulam habet insignam et Civitatem sed plurimas Villas, est q[ue] in littore maris altis circunullata mo[n]tib[us] acenderis arborib[us] a[m]be p[ro]piu[m] co[n]stiunt reg[n]u[m] sale, oleo, vino caseoq[ue] optimo abunda[n]te: adeo no[n] in colis modo veru[m] exteris etia[m] abu[n]de prebeant unde Bolearica vina apud Pli[n]. in jtalia in primis nobila Cuniculor[um] ta[n]ta in ijs copia ut da[m]ni no[n] ….inferat Cervis quoq[ue] abunda[n]t Nullu[m] p[re]teria nocu[m] nutriu[n]t animal Fu[n]dae istu piratcaq[ue] rabie co[n] nobil. Claudij Ducheto formis Anno 1570. Orientation in the four sides in the center with the name of the winds: TRAMONTANA, OSTRO, PONENTE, LEVANTE, north is at the top. Etching and engraving by Paolo Forlani and published for the first time in Venice by Claudio Duchetti in 1570. Second state - known for only one other copy preserved at the BAV - with the imprint of Giovanni Orlandi: Io. Orlandi for. Rome 1602. Last variant in chronological order of the map of Menorca, the only one dated. This map is also a faithful copy of the unknown and distorted model, proposed for the first time by Bertelli. Almagià defines it as a "crude copy, as evidenced by the large number of errors in the legend". The map could be for the first time printed in Venice, as it relates to Duchetti's Venetian period, where the publisher had a close collaboration with Paolo Forlani. The plate was then taken to Rome, as shown by its presence in the catalog of the widow of Giacomo Gherardi (October 1598, n. 342) where it is described as "Minorca Isola foglio picolo reale"). The plate was then purchased by Giovanni Orlandi in 1602. Of this issue is known only the example preserved in the Vatican Library" (see S. Bifolco, F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 1148). The map of Menorca signed by Ferrando Bertelli, although undated, seems to be the oldest of this type of maps, and belongs to a large editorial project of the typography Bertelli that produces a series of maps dedicated to the islands of the Mediterranean, starting from about 1560. From the cartographic point of view, the maps are not absolutely reliable; the morphology of Menorca is strongly distorted. The capital Mahon, without topographical indication, and represented by a huge city wrongly placed at the center of the island. The cartographic source is unknown. Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with watermark "Lion of St. Mark in an oval shield surmounted by a cardinal's hat" (Woodward n. 45, found on prints dated 1580, 1593), with wide margins, light waterstain in the right margin, otherwise in excellent condition. A very rare map. Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, describes only 5 examples of first state [Atlante Doria; Atlante Stevens-Beans-Nebenzahl; Birmingham, Public Library; Paris, Bibliothèque Nationale (2)] and, as mentioned, only one of the Orlandi edition [Biblioteca Apostolica Vaticana]. Bibliografia S. Bifolco, F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 1148-49, tav. 482, II/II; Almagià (1948): p. 104, n. 45; Destombes (1970): n. 10; Tooley (1939): n. 393.
1585In alto al centro, sotto il margine superiore, e inciso il titolo: LA CITTA DE NAPOLI GENTILE. Lungo il margine inferiore troviamo una legenda numerica di 77 rimandi a luoghi e monumenti notabili distribuita su tredici colonne. Segue l’imprint Claudij Duchetti formis Romae 1585. Al centro della carta, nel mare, una schematica rosa dei venti; il nord-nord-est e a destra. Sempre nel mare, evidenziata da un compasso, la scala grafica Canne 100 pari a mm 29. Esemplare nel primo stato di due, stampato da Claudio Duchetti nel 1585. “La pianta di Napoli di Claudio Duchetti rappresenta una derivazione approssimativa del modello che lo zio Antonio Lafreri fece incidere da Etienne Duperac nel 1566. L’incisione viene attribuita da Destombes ad Ambrogio Brambilla. Si tratta, tuttavia, di una esecuzione poco fedele all’originale, più approssimativa e con un allungamento di circa 5 millimetri rispetto alla scala metrica adottata (circa1: 9.000). La correzione della ripetizione del rimando 41 nella legenda e l’inserimento del nuovo arsenale inducono a pensare che la mappa del Duchetti sia piuttosto una copia della tavola di Mario Cartaro (1579). Del resto, i due si conoscevano bene, e si scontrarono in occasione della divisione ereditaria della tipografia Lafreri, per la quale Cartaro fu nominato perito. Rispetto alla pianta del Cartaro, sono aggiunti due nuovi rimandi nella legenda, per l’arsenale e la chiesa di Santa Maria di Piedigrotta. La lastra fu ereditata da Giacomo Gherardi ed è inserita nel catalogo redatto per conto della vedova Quintilia Lucidi, del 17-19 ottobre 1598 (n. 348 descritta come Napoli in uno foglio reale). Infine, venne acquisita nel 1602, da Giovanni Orlandi che la ristampo inalterata con la sola aggiunta del proprio imprint. Nel 1614 Hendrick van Schoel acquistò la calcografia di Orlandi. Alla morte dell’editore fiammingo le lastre vennero poi cedute a Francesco de Paoli, come documentato dall’inventario della vendita del 2 novembre 1633. Possibile quindi l’esistenza di un’ulteriore stesura della lastra, della quale tuttavia non abbiamo avuto riscontro” (cfr. Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 2256). La pianta di Napoli, incisa a Roma nel 1566 da Étienne Dupérac presso la bottega di Antonio Lafreri, è il primo vero monumento topografico della città di Napoli e si inserisce a pieno titolo, sia per le qualità tecniche, sia per quelle artistiche, nel più ampio scenario dell’iconografia urbana europea del Cinquecento. Per due secoli, è stata considerata la migliore rappresentazione di Napoli: realizzata con grande rigore geometrico, è la prima ad essere basata su un preciso rilievo topografico – non noto, probabilmente effettuato con il patrocinio della Corona Spagnola o del viceré Pedro de Toledo. Questa veduta a volo d’uccello restituisce in maniera puntuale il volto della città cinquecentesca sotto il regno di Filippo II, costituendo in tal modo un prezioso documento dello sviluppo urbano seguito alle iniziative promosse da don Pedro de Toledo, autore dell’ultimo progetto pubblico di ristrutturazione urbanistica a Napoli. L’immagine è realizzata con grande precisione e dovizia di particolari, attraverso la rappresentazione tridimensionale delle architetture cittadine, tanto da diventare un prototipo per gli incisori ed editori per tutto il Seicento. Una grande attenzione è data alla rappresentazione del circuito murario che costituisce la maggiore realizzazione/opera urbanistica a Napoli fino all’Ottocento. Molto ricco l’apparato decorativo, con un cartiglio a cornice barocca e numerose imbarcazioni in mare e nel porto. Tra le peculiarità della carta vanno rimarcate la scala elevata (1:5110 ca) e la sua continuità in ogni parte del disegno, ad eccezione delle prospettive paesaggistiche verso i Campi Flegrei. La pianta, quindi, proviene da un poderoso rilevamento topografico, forse appoggiato anche ad una triangolazione geometrica, tecni... In the upper center, below the top margin, is engraved the title: LA CITTA DE NAPOLI GENTILE. Along the lower margin we find a numerical legend of 77 references to notable places and monuments spread over thirteen columns. This is followed by the imprint Claudij Duchetti formis Romae 1585. In the center of the map, in the sea, a schematic wind rose; the North-Northeast, to the right. Example in the first state of two, printed by Claudio Duchetti in 1585, and before the Giovanni Orlandi address. Claudio Duchetti's plan of Naples represents an approximate derivation of the model that his uncle Antonio Lafreri had engraved by Etienne Duperac in 1566. The engraving is attributed by Destombes to Ambrogio Brambilla. It is, however, an execution not very faithful to the original, more approximate and with an elongation of about 5 millimeters with respect to the adopted metrical scale (about1: 9,000). The correction of the repetition of the 41 references in the legend and the inclusion of the new arsenal lead one to think that Duchetti’s map is rather a copy of Mario Cartaro's plate (1579). After all, the two knew each other well, and they clashed on the occasion of the hereditary division of the Lafreri printing house, for which Cartaro was appointed surveyor. Compared to Cartaro's plan, two new references are added in the legend, for the arsenal and the church of Santa Maria di Piedigrotta. (cfr. Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 2256). The plan of Naples, engraved in Rome in 1566 by Étienne Dupérac at the workshop of Antonio Lafreri, is the first true topographical monument of the city of Naples and is fully inserted, both for its technical and artistic qualities, in the broader scenario of sixteenth-century European urban iconography. For two centuries, it was considered the best representation of Naples: made with great geometric rigor, it is the first to be based on a precise topographical survey-unknown, probably carried out under the patronage of the Spanish Crown or viceroy Pedro de Toledo. This bird's-eye view accurately restores the face of the sixteenth-century city under the reign of Philip II, thus constituting a valuable document of the urban development that followed the initiatives promoted by Don Pedro de Toledo, author of the last public urban restructuring project in Naples. The image is made with great precision and detail, through the three-dimensional representation of the city's architecture, so much so that it became a prototype for engravers and editors throughout the seventeenth century. Great attention is given to the representation of the wall circuit, which constitutes the major urbanistic achievement/work in Naples until the 19th century. The decorative apparatus is very rich, with a baroque framed cartouche and numerous boats at sea and in the harbor. Among the peculiarities of the map should be noted the high scale (1:5110 ca) and its continuity in every part of the drawing, with the exception of the landscape perspectives towards the Phlegraean Fields. The plan, therefore, comes from a mighty topographical survey, perhaps also leaning on geometric triangulation, a technique already known at the time. As mentioned, however, Duchetti was also inspired by the plan of Mario Cartaro (1579), which is not limited, however, to copying the Lafreri’s model, as the work is updated with some urbanistic changes. In fact, the warehouses of the new arsenal, work on which had begun in 1577, are represented; moreover, the new buildings dedicated to the Spanish troops that rose at the foot of San Martino are here more complete than in the original model. Cartaro’s map it0s the first to show in the title the adjective "gentile," with which the fifteenth-century chronicler Loise De Rosa qualified Naples. The qualification gentile is the most current in the Aragonese era among those reserved for the city: great, noble and beautiful. Etching and engraving, impressed on contemporary lai...
1570Acquaforte e bulino, dimensioni mm 410x300, impressa su carta vergata coeva con filigrana "Corona a 5 punte, nel cerchio, con lettere AF" (Woodward 278-279), con margini originali, in perfetto stato di conservazione.Magnifco esemplare, nel secondo stato di tre (Cfr. Bifolco-Ronca, p. 1518) con l'inidrizzo di Giovanni Orlandi e la data 1602.Nel cartiglio in alto a destra si legge: IL vero disegno dell’Jsola di Corfù, nella quale per la sacra Lega è eretto l’Hospedale per ricever tutti i soldati christiani ammalati ò feriti nella presente santa impresa contra infideli, nel qualo è provisto de Medici fisici, e cirugici, et altri ministri per curarli et trattarli con ogni sorte di sovvertione et di charità. Orientazione fornita dal nome dei venti: TRAMONTANA, GRECO, LEVANTE, SIROCCO, OSTRO, LIBECCIO, PONENTE, MAESTRO, il nordovest è in basso. Carta priva di scala grafica e graduazione ai margini. Carta anonima, priva di data ed indicazioni editoriali nella sua prima stesura. La mappa è una fedele replica della carta veneziana di Forlani-Bertelli (1564) e viene attribuita da Zacharakis a Claudio Duchetti, per lapresenza della mappa è presente nell’atlante fattizio della National Library di Malta, in un gruppo di mappe recanti la sua firma. Se il luogo di stampa è certo, come dimostrano le successive tirature di Orlandi e van Schoel, ci sembra più pertinente l’attribuzione della lastra a Antonio Lafreri. Può essere identificata con l’opera descritta come “Isola di Corfu” (n. 57) nel catalogo della tipografia. La lastra venne ereditata da Claudio Duchetti e quindi da Giacomo Gherardi. Possiamo identificare questa matrice con “isola di Corfu” (n. 144) inserita nel catalogo della vedova di Giacomo Gherardi, Quintilia Lucidi, del 17-19 ottobre 1598 Venne poi acquistata da Giovanni Orlandi (atto del 25 giugno 1602) e quindi da H. van Schoel (1614).BibliografiaAlberti (2010): n. 56; Christie’s (2012): n. 37; Destombes (1970): n. 47; Edwards (1933): n. 47; Ganado (1994): VI, n. 45 & III, n. 148; Kinauer (1970): n. 55; Phillips (1914): n. 47; Shirley (1998): p. 42, n. 55; Valerio (2018): f. 90; Alberti (2009): p. 123, n. A.53; Pagani (2012): p. 84; Tolias (2011): n. 0699 & p. 94, tav. II.26; Tooley (1939): n. 163; Zacharakis (1992): n. 2149; Zacharakis (2009): nn. 1422-1423; Zacharakis (2016): n. 2483a. Etching with engraving, printed on contemporary laid paper with "Crown with five points in circle over AF" watermark (Woodward 278-279), with original margins, very good condition.A very rare second state of the plate, with the imprint of Giovanni Orlandi and the date 1602. According Bifolco-Ronca (cfr. p. 1518) the only other copy known in the public collection is at the Bibliothèque Nationale de France.Anonymous map, without date and editorial indications in its first edition. The map is a faithful replica of the Venetian map by Forlani-Bertelli (1564) and is attributed by Zacharakis to Claudio Duchetti, for thepresence in the six-volumes collection of the National Library of Malta, in a group of maps bearing his signature.If the place of printing is certain, as shown by the successive editions of Orlandi and van Schoel, the attribution of the plate to Antonio Lafreri seems more pertinent to us.It can be identified with the work described as "Isola di Corfu" (No. 57) in the Lafreri's catalog. The plate was inherited by Claudio Duchetti and then by Giacomo Gherardi. We can identify this work with "Isola di Corfu" (# 144) inserted in the catalog of the widow of Giacomo Gherardi, Quintilia Lucidi, of 17-19 October 1598.It was then purchased by Giovanni Orlandi (act of 25 June 1602) and then by H van Schoel (1614).Literature:Alberti (2010): n. 56; Christie’s (2012): n. 37; Destombes (1970): n. 47; Edwards (1933): n. 47; Ganado (1994): VI, n. 45 & III, n. 148; Kinauer (1970): n. 55; Phillips (1914): n. 47; Shirley (1998): p. 42, n. 55; Valerio (2018): f. 90; Alberti (2009): p. 123, n. A.53; Pagani (2012): p. 84; Tolias (2011): n. 0699 & p. 94, tav. II.26; Tooley (1939): n. 163; Zacharakis (1992): n. 2149; Zacharakis (2009): nn. 1422-1423; Zacharakis (2016): n. 2483a. Bifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), p. 1518, tav. 730, secondo stato di tre.
1597RARISSIMA PRIMA REDAZIONE DELLA "RIVIERA DI LEVANTE" di Giovanni Antonio Magini.Acquaforte e buino, 1597, priva di dati editoriali. Incisa da Arnoldo di Arnoldi per Giovanni Antonio Magini (senza data ma 1597).Si tratta della prima versione - definita redazione da R. Almagià - della carta della Liguria orientale del Magini, MAI PUBBLICATA nell'atlante maginiano, edito postumo dal figlio Fabio nel 1620, nella quale fu sostituita dalla seconda versione - o redazione - incisa nel 1608-9 dall'inglese Benjamin Wright. Per la descrizione ci affidiamo a ciò che scrive Roberto Almagià nel suo saggio sull'opera maginiana del 1922:"Le carte del Piemonte e della Liguria in generale debbono essere considerate insieme, perché riposano di materiali comuni. […] per tali carte il Magini ebbe i materiali ed eseguì il lavoro in due epoche diverse ed assai lontane: una prima volta nel 1597 (e forse in parte ancora l'anno prima) e una seconda volta, oltre dieci anni dopo, nel 1608-9. Come risulta anche dall'elenco del 1604, la prima volta egli mise insieme due carte delle due Riviere e tre carte del Piemonte; la seconda volta rifece le due carte della Liguria, sostituendole alle vecchie, e fece una nuova carta del Piemonte. […] le due tavole della Liguria della più vecchia redazione, che il Magini ha eliminato dall'Atlante, ci sono tuttavia rimaste, ed, essendo finora sfuggite alla attenzione degli studiosi […] La vecchia "Riviera di Genova di Occidentale ha la dedica di G. A. Magini ad Orazio Bracelli in data 15 ottobre 1597"; la vecchia "Riviera di Genova di Levante" non ha dedica né data. Entrambe sono pure di mano dell'Arnoldi, e la prima è anzi una continuazione verso sud dello "Stato del Piemonte". […] Anteriormente all'anno 1597, che si può ritenere come data di redazione di questo gruppo di carte, esistevano già parecchie carte a stampa del Piemonte, taluna delle quali comprendenti anche parte della Liguria; nessna carta, né a stampa né manoscritta, è a me comoscuta delle Riviere, epperò le due carte maginiane dovrebbero essere le più antiche conosciute".Sempre Almagià aggiunge (ibid. nota 1 p. 24): "Le due carte sono estremamente rare. Di quella della Riviera di Ponente, io ebbi notizia per la prima volta dal Dott. Edward E. Berry, che ne possiede due copie, una sciolta, l'altra inserita in un esemplare dell' "Italia" del 1620, al posto della corrispondente nuova. La carta della Riviera di Levante, fu ritrovata da me, pur essa in qualche esemplare (bonomiano) dell' "Italia" del 1620, al posto della nuova".Magnifico esemplare, con margini, leggera traccia di colla alla piega centrale, per il resto in eccellente stato di conservazione. Prima carta a stampa della regione. RARISSIMA PRIMA REDAZIONE DELLA "RIVIERA DI LEVANTE" di Giovanni Antonio Magini.Acquaforte e buino, 1597, priva di dati editoriali. Incisa da Arnoldo di Arnoldi per Giovanni Antonio Magini (senza data ma 1597).Si tratta della prima versione - definita redazione da R. Almagià - della carta della Liguria orientale del Magini, MAI PUBBLICATA nell'atlante maginiano, edito postumo dal figlio Fabio nel 1620, nella quale fu sostituita dalla seconda versione - o redazione - incisa nel 1608-9 dall'inglese Benjamin Wright. Per la descrizione ci affidiamo a ciò che scrive Roberto Almagià nel suo saggio sull'opera maginiana del 1922:"Le carte del Piemonte e della Liguria in generale debbono essere considerate insieme, perché riposano di materiali comuni. […] per tali carte il Magini ebbe i materiali ed eseguì il lavoro in due epoche diverse ed assai lontane: una prima volta nel 1597 (e forse in parte ancora l'anno prima) e una seconda volta, oltre dieci anni dopo, nel 1608-9. Come risulta anche dall'elenco del 1604, la prima volta egli mise insieme due carte delle due Riviere e tre carte del Piemonte; la seconda volta rifece le due carte della Liguria, sostituendole alle vecchie, e fece una nuova carta del Piemonte. […] le due tavole della Liguria della più vecchia redazione, che il Magini ha eliminato dall'Atlante, ci sono tuttavia rimaste, ed, essendo finora sfuggite alla attenzione degli studiosi […] La vecchia "Riviera di Genova di Occidentale ha la dedica di G. A. Magini ad Orazio Bracelli in data 15 ottobre 1597"; la vecchia "Riviera di Genova di Levante" non ha dedica né data. Entrambe sono pure di mano dell'Arnoldi, e la prima è anzi una continuazione verso sud dello "Stato del Piemonte". […] Anteriormente all'anno 1597, che si può ritenere come data di redazione di questo gruppo di carte, esistevano già parecchie carte a stampa del Piemonte, taluna delle quali comprendenti anche parte della Liguria; nessna carta, né a stampa né manoscritta, è a me comoscuta delle Riviere, epperò le due carte maginiane dovrebbero essere le più antiche conosciute".Sempre Almagià aggiunge (ibid. nota 1 p. 24): "Le due carte sono estremamente rare. Di quella della Riviera di Ponente, io ebbi notizia per la prima volta dal Dott. Edward E. Berry, che ne possiede due copie, una sciolta, l'altra inserita in un esemplare dell' "Italia" del 1620, al posto della corrispondente nuova. La carta della Riviera di Levante, fu ritrovata da me, pur essa in qualche esemplare (bonomiano) dell' "Italia" del 1620, al posto della nuova".Magnifico esemplare, con margini, leggera traccia di colla alla piega centrale, per il resto in eccellente stato di conservazione. Prima carta a stampa della regione. Almagià, L'Italia di Giovanni Antonio Magini e la Cartografia dell'Italia nei secolo XVI e XVII (1922), pp. 23-29, Tav. II.
1598- TIRATURA ORIGINALE di G. A. MAGINI, prima del cartiglio in basso a sinistra -Prima, rarissima, versione della carta del Friuli del Magini, antecedente alla versione successivamente pubblicata postuma dal figlio Fabio nel 'L’Italia di Giovanni Antonio Magini', stampato per la prima volta a Bologna nel 1620. Tutte le carte dell’atlante vennero alle stampe prima del 1620, nelle loro stesure provvisorie, che successivamente furono corrette ed aggiornate per l’edizione definitiva. Tali prove sono rarissime, talvolta si trovano occasionalmente negli atlanti fattizi di alcune biblioteche, e presentano differenze sostanziali con quelle poi incluse nell’atlante. La differenza maggiore in questa mappa consiste nella mancanza del cartiglio, che verrà poi inserito in basso a sinistra. Il cartiglio contiene la dedica di Fabio Magini.Come giustamente osserva Almagià, la carta, seppur basata sui prodotti anteriori di Giovanni Andrea Vavassore (1550), Paolo Forlani (1560) e Donato Bertelli, è "esempio di una carta derivante da molte diverse fonti, sia edite che inedite, e rappresenta perciò il prodotto di un lavoro personale di compilazione, di coordinamento e di vaglio, che viene a conferire alla carta stessa il carattere e il valore di un prodotto originale". Nel cartiglio in alto a destra il titolo Patria del FRIULI olim FORUM IULII. In basso a sinistra la scala grafica Scala di Miglia dieci (10 miglia pari a mm 45). Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei punti cardinali Septentrio, Meridies, Oriens, Occidens, il nord in alto. Graduazione ai margini di 1’ in 1’ da 45° 30’ a 46° 35’ 30’’ di latitudine, e da 34° 37’ a 36° 35’ 15’’ di longitudine. Incisione in rame, leggere tracce di colla alla piega centrale, nel complesso in ottimo stato di conservazione. RARISSIMA. Bibliografia Almagià (1948): pp. Vii-131; Cucagna (1964): pp. 213-220; Lago-Rossit (1988): vol. II, pp. 13-19, Tav. LXXXIII; Lago (1989): p. 271, n. 190; Marinelli (1881): p. 146, n. 703; Selva (2108): pp. 136-139, Tavv- 25-25a. - TIRATURA ORIGINALE di G. A. MAGINI, prima del cartiglio in basso a sinistra -Prima, rarissima, versione della carta dell Friuli del Magini, antecedente alla versione successivamente publicata postuma dal figlio Fabio nel 'L’Italia di Giovanni Antonio Magini', stampato per la prima volta a Bologna nel 1620. Tutte le carte dell’atlante vennero alle stampe prima del 1620, nelle loro stesure provvisorie, che successivamente furono corrette ed aggiornate per l’edizione definitiva. Tali prove sono rarissime, talvolta si trovano occasionalmente negli atlanti fattizi di alcune biblioteche, e presentano differenze sostanziali con quelle poi incluse nell’atlante. La differenza maggiore in questa mappa consiste nella mancanza del cartiglio, che verrà poi inserito in basso a sinistra. Il cartiglio contiene la dedica di Fabio Magini.Come giustamente osserva Almagià, la carta, seppur basata sui prodotti anteriori di Giovanni Andrea Vavvassore, Paolo Forlani e Donato Bertelli, è "esempio di una carta derivante da molte diverse fonti, sia edite che inedite, e rappresenta perciò il prodotto di un lavoro personale di compilazione, di coordinamento e di vaglio, che viene a conferire alla carta stessa il carattere e il valore di un prodotto originale". Nel cartiglio in alto a destra il titolo Patria del FRIULI olim FORUM IULII. In basso a sinistra la scala grafica Scala di Miglia dieci (10 miglia pari a mm 45). Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei punti cardinali Septentrio, Meridies, Oriens, Occidens, il nord in alto. Graduazione ai margini di 1’ in 1’ da 45° 30’ a 46° 35’ 30’’ di latitudine, e da 34° 37’ a 36° 35’ 15’’ di longitudine. Incisione in rame, leggere tracce di colla alla piega centrale, nel complesso in ottimo stato di conservazione. RARISSIMA. Bibliografia Almagià (1948): pp. Vii-131; Cucagna (1964): pp. 213-220; Lago-Rossit (1988): vol. II, pp. 13-19, Tav. LXXXIII; Lago (1989): p. 271, n. 190; Marinelli (1881): p. 146, n. 703; Selva (2108): pp. 136-139, Tavv- 25-25a.
1603RARISSIMA TIRATURA ORIGINALE di Giovanni Antonio Magini, prima del cartiglio in basso a sinistra, con la dedica e la firma di Fabio Magini.Prima, rarissima, versione della carta del Polesine del Magini, antecedente alla versione successivamente pubblicata postuma dal figlio Fabio nel 'L’Italia di Giovanni Antonio Magini', stampato per la prima volta a Bologna nel 1620. Tutte le carte dell’atlante vennero alle stampe prima del 1620, nelle loro stesure provvisorie, che successivamente furono corrette ed aggiornate per l’edizione definitiva. Tali prove sono rarissime, talvolta si trovano occasionalmente negli atlanti fattizi di alcune biblioteche, e presentano differenze sostanziali con quelle poi incluse nell’atlante. La differenza maggiore in questa mappa consiste nella mancanza del cartiglio, che verrà poi inserito in basso a sinistra. Il cartiglio contiene la dedica di Fabio Magini. La mappa mostra il territorio del Polesine, compreso tra i corsi dei fiumi Adige e Po e il mare. La derivazione del nome "Polesine" è molto discussa, generalmente applicato alla sola provincia di Rovigo, ma talvolta è esteso ai territori di Adria e Ferrara, come su questa mappa. Come osserva Almagià, la datazione e le fonti di questa carta maginiana, rappresentano una questione abbastanza complessa. Sembra certo che il Magini attinga informazioni da Giovanni Bonifacio, come desunto da diverse lettere di questi inviate al cartografo padovano. In particolare l'opera sarebbe una fusione tra la mappa del territorio Trevigiano del Rover/Bonifacio del 1591 (Bifolco-Ronca tav. 53) e la carta del Polesine del 1602 (Bifolco-Ronca tav. 57) che il Bonifacio inviò al Magini, come risulta da una lettera del 28 gennaio 1603. Per la realizzazione delle lastre il Magini si servì di due dei più famosi intagliatori dell’epoca; il belga Arnoldo Arnoldi e l’inglese Benjamin Wright. In basso, nel cartiglio a destra, il titolo POLESINO DI ROVIGO; a sinistra la scala grafica Scala di Miglia dieci (10 miglia pari a mm 70). Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei punti cardinali Septentrio, Meridies, Oriens, Occidens, il nord in alto. Graduazione ai margini di 1’ in 1’ da 44° 31’ a 45° 12’ 40’’ di latitudine, e da 33° 49’ 40’’ a 35° 12’ di longitudine Il presente esemplare mostra un'evidente serie di "difetti" di morsura, dovuti all'acido nell'uso dell'acquaforte. Tali "difetti" e le evidenti tracce di non pulitura della lastra, oltre al segno fresco e ricco di toni dell'incisione, lasciano pensare che questa sia una prova di stampa della lastra.Acquaforte e bulino, in perfetto stato di conservazione. RARISSIMA. Bibliografia Almagià, L'Italia di Giovanni Antonio Magini, pp. 44-5, n. 10. RARISSIMA TIRATURA ORIGINALE di Giovanni Antonio Magini, prima del cartiglio in basso a sinistra, con la dedica e la firma di Fabio Magini.Prima, rarissima, versione della carta del Polesine del Magini, antecedente alla versione successivamente pubblicata postuma dal figlio Fabio nel 'L’Italia di Giovanni Antonio Magini', stampato per la prima volta a Bologna nel 1620. Tutte le carte dell’atlante vennero alle stampe prima del 1620, nelle loro stesure provvisorie, che successivamente furono corrette ed aggiornate per l’edizione definitiva. Tali prove sono rarissime, talvolta si trovano occasionalmente negli atlanti fattizi di alcune biblioteche, e presentano differenze sostanziali con quelle poi incluse nell’atlante. La differenza maggiore in questa mappa consiste nella mancanza del cartiglio, che verrà poi inserito in basso a sinistra. Il cartiglio contiene la dedica di Fabio Magini. La mappa mostra il territorio del Polesine, compreso tra i corsi dei fiumi Adige e Po e il mare. La derivazione del nome "Polesine" è molto discussa, generalmente applicato alla sola provincia di Rovigo, ma talvolta è esteso ai territori di Adria e Ferrara, come su questa mappa. Come osserva Almagià, la datazione e le fonti di questa carta maginiana, rappresentano una questione abbastanza complessa. Sembra certo che il Magini attinga informazioni da Giovanni Bonifacio, come desunto da diverse lettere di questi inviate al cartografo padovano. In particolare l'opera sarebbe una fusione tra la mappa del territorio Trevigiano del Rover/Bonifacio del 1591 (Bifolco-Ronca tav. 53) e la carta del Polesine del 1602 (Bifolco-Ronca tav. 57) che il Bonifacio inviò al Magini, come risulta da una lettera del 28 gennaio 1603. Per la realizzazione delle lastre il Magini si servì di due dei più famosi intagliatori dell’epoca; il belga Arnoldo Arnoldi e l’inglese Benjamin Wright. In basso, nel cartiglio a destra, il titolo POLESINO DI ROVIGO; a sinistra la scala grafica Scala di Miglia dieci (10 miglia pari a mm 70). Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei punti cardinali Septentrio, Meridies, Oriens, Occidens, il nord in alto. Graduazione ai margini di 1’ in 1’ da 44° 31’ a 45° 12’ 40’’ di latitudine, e da 33° 49’ 40’’ a 35° 12’ di longitudine Il presente esemplare mostra un'evidente serie di "difetti" di morsura, dovuti all'acido nell'uso dell'acquaforte. Tali "difetti" e le evidenti tracce di non pulitura della lastra, oltre al segno fresco e ricco di toni dell'incisione, lasciano pensare che questa sia una prova di stampa della lastra.Acquaforte e bulino, in perfetto stato di conservazione. RARISSIMA. Bibliografia Almagià, L'Italia di Giovanni Antonio Magini, pp. 44-5, n. 10.
1595PRIMA REDAZIONE DELLA CARTA DEL BOLOGNESE DI G. A. MAGINI NELLA SCONOSCIUTA RISTAMPA DI STEFANO MOZZI SCOLARI.Rarisima carta geografica del territorio di Bologna, firmata da Giovanni Antonio Magini, incisa probabilmente da Arnoldo di Arnoldi e stampata per la prima volta a Bologna nel 1595.Si tratta della prima versione - definita redazione da R. Almagià - della carta del terrorio bolognese del Magini, dedicata al Cardina Sforza e MAI PUBBLICATA nell'atlante maginiano, edito postumo dal figlio Fabio nel 1620, nella quale fu sostituita da una carta composta da due tavole. Il presente esemplare reca l'imprint: Stefano Scolari F. in Venetia. Si tratta di uno sconosciuto (finora) terzo stato, non descritto dalla letteratura, che invece contempla la tiratura veneziana di Francesco Valegio - stampata probilmente postuma verso il 1617-20.Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con pieni margini, in ottimo stato di conservazione. MERAVIGLIOSA COLORITURA COEVA.Per la descrizione dell'opera ci affidiamo a ciò che scrive Roberto Almagià nel suo saggio sull'opera maginiana del 1922 (pp. 53-55): "La prima redazione del bolognese, rarissima, che porta la data del 15 marzo 1595, è assolutamente la più antica tra le carte regionali eseguite dal Magini, come dle resto si rileva anche dalla dedica al Card. Sforza: 'Volendo io mandare in luce una compita discrittione dell'Italia, dove siano, oltre le provincie, i territorij particolari delle città, ho voluto far vedere questo di Bologna […]. Non abbiamo alcuna notizia diretta circa le fonti utilizzate dal Magini per questa carta, ma anche in questo caso ci soccorre il confronto con la pittura della Bononienis Ditio di Egnazio Danti nella Galleria Vaticana". A nota di quanto detto, Almagià afferma "Ne ho visto solo due o tre copie" (p. 53, nota 3).Come detto la carta ebbe una prima ristampa veneziana a cura di Francesco Valegio, il cui imprint viene aggiunto nel cartglio del rame originale. Per questo esemplare riportiamo la descrizione tratta da V. Valerio (a cura di) "L'Italia e le sue regioni nella bottega dell'incisore. Venezia e Roma nel '500" (2008), p. 64, tav. 23: "Si tratta di una rappresentazione cartografica a stampa del territorio bolognese, che proviene dalla bottega dell'editore Francesco Valegio, delienata dall'autorevole geografo Giovanni Antonio Magini. Almagià, nel suo Monumenta Italiae Cartographica, aveva solamente segnalato l'esistenza della carta, senza averla potuta esaminare; "della prima redazione (1595) della carta del Bolognese del Magini - così scrive Almagià - si possiede una ristampa probabilmente dallo stesso rame dovuta al Valegio di Venezia, di cui si legge il nome Fran.co Valegio form". L'unica altra copia che si conosce risulta essere presso la raccolta della British Library Map Collection. La ricchezza e la novità apportate dal Magini nella rappresentazione cartografica del Rinascimento sono pienamente riconoscibili in questa carta. In un recente studio, Torresani definisce la carta del territorio bolognese di Giovanni Antonio Magini, conclusa nel 1595 e concepita nell'ambito di un atlante regionale d'Italia (poi pubblicato postumo dal figlio Fabio, nel 1620), insieme alla corografia di Ferrara di Giovan Battista Aleotti, come fondamentale e da quel momento imprescindibile per le successive produzioni cartografiche di quel territorio. […] Tale rappresentazione corografica sarà ripresa per la carta "Piano del Territorio di Bologna" inserita nella nota "Italia di Gio. Ant. Magini data in luce Da Fabio suo figliolo…", monumentale opera in folio stampata per la prima volta a Bologna nel 1620 e nel 1630". Nessuna bibliografia menziona questa ulteriore tiratura di Stefano Mozzi Scolari, il cui imprint sostituisce quello di Valegio nel cartiglio - come dimostrano le abrasioni sotto al nome dello stesso.Scolari è incisore ed editore bresciano, attivo a Venezia dal 1644 al 1687. La sua bottega era una delle migliori calcografie venezia... PRIMA REDAZIONE DELLA CARTA DEL BOLOGNESE DI G. A. MAGINI NELLA SCONOSCIUTA RISTAMPA DI STEFANO MOZZI SCOLARI.Rarisima carta geografica del territorio di Bologna, firmata da Giovanni Antonio Magini, incisa probabilmente da Arnoldo di Arnoldi e stampata per la prima volta a Bologna nel 1595.Si tratta della prima versione - definita redazione da R. Almagià - della carta del terrorio bolognese del Magini, dedicata al Cardina Sforza e MAI PUBBLICATA nell'atlante maginiano, edito postumo dal figlio Fabio nel 1620, nella quale fu sostituita da una carta composta da due tavole. Il presente esemplare reca l'imprint: Stefano Scolari F. in Venetia. Si tratta di uno sconosciuto (finora) terzo stato, non descritto dalla letteratura, che invece contempla la tiratura veneziana di Francesco Valegio - stampata probilmente postuma verso il 1617-20.Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con pieni margini, in ottimo stato di conservazione. MERAVIGLIOSA COLORITURA COEVA.Per la descrizione dell'opera ci affidiamo a ciò che scrive Roberto Almagià nel suo saggio sull'opera maginiana del 1922 (pp. 53-55): "La prima redazione del bolognese, rarissima, che porta la data del 15 marzo 1595, è assolutamente la più antica tra le carte regionali eseguite dal Magini, come dle resto si rileva anche dalla dedica al Card. Sforza: 'Volendo io mandare in luce una compita discrittione dell'Italia, dove siano, oltre le provincie, i territorij particolari delle città, ho voluto far vedere questo di Bologna […]. Non abbiamo alcuna notizia diretta circa le fonti utilizzate dal Magini per questa carta, ma anche in questo caso ci soccorre il confronto con la pittura della Bononienis Ditio di Egnazio Danti nella Galleria Vaticana". A nota di quanto detto, Almagià afferma "Ne ho visto solo due o tre copie" (p. 53, nota 3).Come detto la carta ebbe una prima ristampa veneziana a cura di Francesco Valegio, il cui imprint viene aggiunto nel cartglio del rame originale. Per questo esemplare riportiamo la descrizione tratta da V. Valerio (a cura di) "L'Italia e le sue regioni nella bottega dell'incisore. Venezia e Roma nel '500" (2008), p. 64, tav. 23: "Si tratta di una rappresentazione cartografica a stampa del territorio bolognese, che proviene dalla bottega dell'editore Francesco Valegio, delienata dall'autorevole geografo Giovanni Antonio Magini. Almagià, nel suo Monumenta Italiae Cartographica, aveva solamente segnalato l'esistenza della carta, senza averla potuta esaminare; "della prima redazione (1595) della carta del Bolognese del Magini - così scrive Almagià - si possiede una ristampa probabilmente dallo stesso rame dovuta al Valegio di Venezia, di cui si legge il nome Fran.co Valegio form". L'unica altra copia che si conosce risulta essere presso la raccolta della British Library Map Collection. La ricchezza e la novità apportate dal Magini nella rappresentazione cartografica del Rinascimento sono pienamente riconoscibili in questa carta. In un recente studio, Torresani definisce la carta del territorio bolognese di Giovanni Antonio Magini, conclusa nel 1595 e concepita nell'ambito di un atlante regionale d'Italia (poi pubblicato postumo dal figlio Fabio, nel 1620), insieme alla corografia di Ferrara di Giovan Battista Aleotti, come fondamentale e da quel momento imprescindibile per le successive produzioni cartografiche di quel territorio. […] Tale rappresentazione corografica sarà ripresa per la carta "Piano del Territorio di Bologna" inserita nella nota "Italia di Gio. Ant. Magini data in luce Da Fabio suo figliolo…", monumentale opera in folio stampata per la prima volta a Bologna nel 1620 e nel 1630". Nessuna bibliografia menziona questa ulteriore tiratura di Stefano Mozzi Scolari, il cui imprint sostituisce quello di Valegio nel cartiglio - come dimostrano le abrasioni sotto al nome dello stesso.Scolari è incisore ed editore bresciano, attivo a Venezia dal 1644 al 1687. La sua bottega era una delle migliori calcografie venezia... Almagià, L'Italia di Giovanni Antonio Magini (1922) pp. 53-55, tav. III; Almagià, Monumenta Italia Cartographica (1929); p. 75 (nota); Torresani, Geografie di un terrotiro. Studi e ricerche per un Dizionario storico dei cartografi in ER, 2006.
1795réf. 6386Paris, de l'imprimerie de Pierre Didot l'aîné, l'an IIIe de la République, 1795 - l'an VIe de la République, 1798. 1795 3 vol. in-4° (300 x 225 mm) de : I. 1 frontispice ; 1 portrait ; LV (dont faux titre, titre, préface) ; 176 pp. (dont table) ; 59 planches et cartes (n°1 à 59) ; II. 256 pp. (dont faux titre, titre) ; 54 planches et cartes (n°60 à 113) ; 149 pp. ; [3] ff. ; pp. 392 pp (reprise à 153) ; 53 planches et cartes (n°114 à 159, 140 et 141 ainsi que 142 et 143 réunies en deux planches + 9 non numérotées) ; petit dessin collé en regard de la planche n°8 avec notes manuscrites. Un total de 166 planches et cartes dont 2 composées de 2 numéros, certaines dépliantes et 9 planches d'éléments décoratifs non numérotées. (Petites manques aux premiers feuillets du second volume). Pleine basane marbrée, dos à nerfs orné, pièce de titre de maroquin et tomaison, filets dorés sur les plats, dos à nerfs très ornés, tranches rouges, gardes de couleurs. (reliure frottée).
1570Rara veduta prospettica, a volo d'uccello, della città di Napoli.La pianta del Bertelli deriva da un modello disegnato da Etienne Duperac edita a Roma nel 1566.Priva di data, la pianta del Bertelli risale al 1570-1575 circa.Rappresenta il primo segnale di favore che incontrerà il modello di Duperac nell'ambito del mercato delle stampe, ed è molto simile alla più comune deriavazione pubbicata ad Anversa nel Theatrum Civitatum di Braun e Hogenberg.Nel cartiglio: "Ill(ustrissim)o Sig.(no)re Vincenzo Pincelli |volendo io mandare a nuova stampa la nobil| et gentil Citta' di Napoli con li suoi | Moli, Porti, Chiese, Seggi, Palazzi, Piaz |ze, Strade, Fonti et altre cose notabili di | quella patria, ho voluto che la sia in luce | fatto il nome di Vostra Illu(strissi)ma Sig(no)ria Qual | havendola fatta imprimere un Serv (ito)re di quella Conoscer possa quanto desidera | di servarla Magnificarla et exaltarla | alla quale Reverentemente gli bacia le Mani. | D.B."Sotto la pianta, legenda numerica di 74 voci,distribuita su 13 colonne.Magnifico esemplare, con margini, tracce di pieghe orrizontali e verticali, in ottimo stato di conservazione.Bibliografia: Almagià (1927): n. 95; Christie’s Pa (2006): n. 248; Destombes (1970): n. 80; Dzikowski (1940): n. 99; Ganado (1982): n. 86; Kraus (1972): n. 100; Meurer (2002): n. 185; National Maritime Museum (1971): n. 150; Ruge (1904-16): IV, n. 87.72; Sotheby’s (1998): n. 190; Tavernari (2014): n. 96; Pane-Valerio (1988): pp. 60-61, n. 13; Tooley (1939): n. 410; Valerio (1998): n. 13.Censimento: Firenze, Marucelliana; Greenwich, National Maritime Museum; Londra, British Library; Modena, Biblioteca Estense; Monaco di Baviera, Bayerische StaatsBibliothek; Parigi, Bibliothèque Nationale; Roma, Casanatense; Vilnius, University Library; Wolfegg, Bibliothek Schloss A work of great rarity and of particular interest in the context of the sixteenth century Italian engraving, the map published by Donato Bertelli modeled, with great precision, the Duperac map's published in Rome in 1566. Of which can be defined as a replica of Venice, and dated between 1570 and the 1575. It represents the first sign of favor that will meet the Duperac within the print market, and is very similar to the more common derivation of Theatrum Civitatum by Braun and Hogenberg, printed in Antwerp. Lower left corner in a cartouche: "Ill(ustrissim)o Sig.(no)re Vincenzo Pincelli |volendo io mandare a nuova stampa la nobil| et gentil Citta' di Napoli con li suoi | Moli, Porti, Chiese, Seggi, Palazzi, Piaz |ze, Strade, Fonti et altre cose notabili di | quella patria, ho voluto che la sia in luce | fatto il nome di Vostra Illu(strissi)ma Sig(no)ria Qual | havendola fatta imprimere un Serv (ito)re di quella Conoscer possa quanto desidera | di servarla Magnificarla et exaltarla | alla quale Reverentemente gli bacia le Mani. | D.B."Under the plan a legend, 13 columns, with reference numbers, 1-74.Magnificent example, with margins, small folds, in good condition.Bibliografia: Almagià (1927): n. 95; Christie’s Pa (2006): n. 248; Destombes (1970): n. 80; Dzikowski (1940): n. 99; Ganado (1982): n. 86; Kraus (1972): n. 100; Meurer (2002): n. 185; National Maritime Museum (1971): n. 150; Ruge (1904-16): IV, n. 87.72; Sotheby’s (1998): n. 190; Tavernari (2014): n. 96; Pane-Valerio (1988): pp. 60-61, n. 13; Tooley (1939): n. 410; Valerio (1998): n. 13.Censimento: Firenze, Marucelliana; Greenwich, National Maritime Museum; Londra, British Library; Modena, Biblioteca Estense; Monaco di Baviera, Bayerische StaatsBibliothek; Parigi, Bibliothèque Nationale; Roma, Casanatense; Vilnius, University Library; Wolfegg, Bibliothek Schloss
1585Rarissima pianta prospettica della città, incisa dal milanese Ambrogio Brambilla per l'editore Claudio Duchetti. La prima edizione della lastra viene alla luce nel 1585, mentre questo esemplare è della tiratura di Giovanni Orlandi, del 1602.La pianta è di incredibile rarità. Sono noti 3 esemplari della tiratura originale ed uno solo di quella di Orlandi, conservato allla ex Calcografia di Roma.Descrizione tratta da Bifolco-Ronca, "Cartografia e topografia italiana del XVI secolo. Catalogo ragionato delle opere a stampa" (pubblicazione prevista per febbraio 2018).Titolo & iscrizioni In alto al centro lungo il bordo ALGIERI. Nella tavola diversi nomi di località. Nel margine inferiore su sei colonne 71 rimandi, 23 indicati con lettere e 48 con numeri, a seguito Romae Claudij ducheti formis 1585 Ambrosius Brambilla fecit e la Schala di passa cinquanta pari a mm 17. Nel mare una rosa dei venti con il nord-est in basso. Acquaforte e bulino mm 393x522.Stati & edizioni: 1°: come descritto Romae Claudij ducheti formis 1585.2°: aggiunto l’imprint Ioannes Orlandi formis roma 1602. La data originaria in basso (1585) è maldestramente corretta in 1602, con l’ultima cifra che tuttavia rimane più simile ad un 5.Bibliografia: a) Ganado (1994): VI, n. 13.b) Tooley (1983): n. 101a. Censimento: 1°: Chicago, Newberry Library; Malta, National Library; Parigi, Bibliothèque Nationale. 2°: Roma, Istituto Centrale per la Grafica. A very rare bird's-eye view of Algeri, engraved by Ambrogio Brambilla and published by Claudio Duchetti.Example of the second state, with the address by Giovanni Orlandi and date 1602.The first issue of the plate is dated 1585 the year of the death of Claudio Duchetti. The map is very rare, only 3 examples of the firts state are known.The plate was later bought by Giovanni Orlandi, and re issued i(1602). ONLY ONE EXAMPLE of this issue in known.Copperplate, with small margins, good conditions. VERY RARE.Literature: Ganado (1994): VI, n. 13; Tooley (1983): n. 101a. Known Examples: 1st state: Chicago, Newberry Library; Malta, National Library; Parigi, Bibliothèque Nationale. 2nd state: Roma, Istituto Centrale per la Grafica.
1616RARISSIMO SECONDO STATO DELLA LASTRA edito da Francesco Valegio nel 1616, che, oltre alle varianti nel cartiglio, mostra numerosi cambiamenti nella toponomastica. Fu infatti aggiornata con l’aggiunta di due importanti città fortificate sorte durante la lunga guerra tra con l’Impero Ottomano (1493-1593). Sono, infatti, rappresebtate le città di Sisak (denominata Sicia) e Karlovac (denominata Carlista e fondata nel 1579). In un cartiglio ornato posto all’angolo inferiore sinistro si trova il titolo: NOVA DISCRITTIONE DELA DALMATIA, ET CROVATIA. M.D.LXV. Ferando Bertelli exc in Venetia. Sempre nel cartiglio è contenuta la Scala di Miglia Italiani (30 miglia, pari a mm 41). Orientazione fornita dal nome dei venti nei lati al centro: TRAMONTANA, OSTRO, LEVANTE, PONENTE, il nord è in alto. Graduazione ai margini di 6’ in 6’, da 44° a 47° di latitudine e da 35° 12’ a 42° di longitudine (da 35° 5' a 42° 6' lato in alto). La carta raffigura parte del Friuli, la Slovenia, la Croazia e parte della Bosnia. Dal punto di vista cartografico, deriva dalla Geographia particolare d’una gran parte dell’Europa, (1560) compilata da Giacomo Gastaldi, anche se Ferrando Bertelli si rifà al NOVO DISSEGNO DELLA DALMATIA ET CROVATIA. M.D.L XIII che Giovanni Francesco Camocio pubblica nel 1563. David Woodward attribuisce la paternità di entrambe le incisioni a Paolo Forlani. “A soli due anni dall’originale di Camocio, Ferrando Bertelli pubblica una replica della carta della Dalmazia del 1563, sempre basata sul modello del Gastaldi. Non particolarmente riuscita, mostra solo leggere differenze stilistiche ed omissione dei segni distintivi delle sedi vescovili nella carta del Camocio. Woodward attribuisce anche l’incisione di questa lastra a Paolo Forlani. A giudicare dal notevole numero di copie censite, la mappa del Bertelli ebbe un successo editoriale maggiore rispetto al suo prototipo. Nel catalogo della tipografia di Antonio Lafreri (n. 40) è elencata una “Dalmatia & Croatia” che potrebbe identificarsi con questa carta, presente in diverse raccolte cinquecentesche che recano il frontespizio Tavole Moderne di Geografia dell’editore francese. È plausibile che il Lafreri avesse una sorta di diritto alla vendita dell’opera per la città di Roma. Di questa lastra è nota una rara ristampa di Francesco Valegio (1616) che, oltre alle varianti nel cartiglio, mostra numerosi cambiamenti nella toponomastica. Fu, infatti, aggiornata con l’aggiunta di due importanti città fortificate sorte durante la lunga guerra con l’Impero Ottomano (1493-1593): Sisak (denominata Sicia) e Karlovac (denominata Carlista e fondata nel 1579)” (cfr. Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 1326). Acquaforte e bulino, firmata in lastra nel cartiglio in basso a sinistra dall’editore Ferrando Bertelli. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con margini, in ottimo stato di conservazione. Rarissima. Bibliografia S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, (2018), p. 1326, n. 587, I/II; Almagià (1927): n. 45; Meurer (2002): n. 42; Almagià (1929): tav. XXXV; Bifolco-Ronca (2014): n. 74; Cartografia Rara (1986): n. 37; Lago-Rossit (1981): tav. XXV; Lago (1994): p. 342, fig. 29 e p. 346, fig. 33; Lago (1998): n. 98 & 99; Novak (2005): p. 47, fig. 2; Tooley (1939): n. 188; Woodward (1990): n. 40. THE VERY RARE SECOND ISSUE OF THE MAP, by Francesco Valegio (1616), which in addition to variants in the cartouche shows many changes in toponomastics. It was updated with the addition of two important fortified cities that arose during the long war with the Ottoman Empire (1493-1593). The cities of Sisak (called Sicia) and Karlovac (named Carlista and founded in 1579) are reported. In an ornate cartouche placed in the lower left corner is the title: NOVA DISCRITTIONE DELA DALMATIA, ET CROVATIA. M.D.LXV. Ferando Bertelli exc in Venetia. Also in the cartouche is the Italian Mile Scale (30 miles, equal to mm 41). Orientation provided by the names of the winds in the sides in the center: TRAMONTANA, OSTRO, LEVANTE, PONENTE, north being at the top. Graduation in 6' margins, 44° to 47° latitude and 35° 12' to 42° longitude (35° 5' to 42° 6' side up). The map depicts part of Friuli, Slovenia, Croatia, and part of Bosnia. Cartographically, it is derived from the Geographia particolare d'una gran parte dell'Europa, (1560) compiled by Giacomo Gastaldi, although Ferrando Bertelli refers to the NOVO DISSEGNO DELLA DALMATIA ET CROVATIA. M.D.L XIII that Giovanni Francesco Camocio published in 1563. David Woodward attributes the authorship of both engravings to Paolo Forlani. “Only two years after Camocio’s original, Ferrando Bertelli published a replica of the 1563 map of Dalmatia, again based on Gastaldi’s model. Not particularly successful, it shows only slight stylistic differences and omission of the distinctive marks of the bishoprics in Camocio’s map. Woodward also attributes the engraving of this plate to Paolo Forlani. Judging by the considerable number of copies surveyed, Bertelli's map had greater editorial success than its prototype. Antonio Lafreri’s printer’s catalog (no. 40) lists a Dalmatia & Croatia that could be identified with this map, found in several sixteenth-century collections bearing the frontispiece Tavole Moderne di Geografia by the French publisher. It is plausible that Lafreri had some sort of right to the sale of the work for the city of Rome. A rare reprint by Francesco Valegio (1616) is known of this plate, which, in addition to variations in the cartouche, shows numerous changes in the toponymy. It was, in fact, updated with the addition of two important fortified cities that arose during the long war with the Ottoman Empire (1493-1593): Sisak (named Sicia) and Karlovac (named Carlista and founded in 1579)” (see Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 1326). Etching and engraving, signed in plate in the cartouche at lower left by publisher Ferrando Bertelli. Magnificent proof, printed on contemporary laid paper, with margins, in very good condition. Very rare. Bibliografia S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, (2018), p. 1326, n. 587, II/II; Almagià (1927): n. 45; Meurer (2002): n. 42; Almagià (1929): tav. XXXV; Bifolco-Ronca (2014): n. 74; Cartografia Rara (1986): n. 37; Lago-Rossit (1981): tav. XXV; Lago (1994): p. 342, fig. 29 e p. 346, fig. 33; Lago (1998): n. 98 & 99; Novak (2005): p. 47, fig. 2; Tooley (1939): n. 188; Woodward (1990): n. 40.