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1538UNICO ESEMPLARE CONOSCIUTO Nel piccolo cartiglio di destra troviamo il titolo: BRANDICI. Nel cartiglio di sinistra si legge: EL. VER. SITO. DI. BRANDICI. IM PUGLIA. STAMPATO IN VENETIA. PER. FRANCESCO. LIBRA[RIA] DALA. SPERANZA. A. M.DXXXVIII. Sulla tavola, priva di orientazione e scala grafica, sono presenti alcuni toponimi, che identificano i luoghi notevoli della città. Tavola silografica rappresentante la città di Brindisi, firmata da Francesco di Salò nel 1538. Conosciamo l’opera solo attraverso l’esemplare che - per la prima volta - Szathmáry pubblica nel primo numero di Cartographica Hungarica del 1992. La tavola era parte di una piccola raccolta di incisioni silografiche firmate da Matteo Pagano, Giovanni Andrea Vavassore e Tommaso di Salò, che lo studioso ungherese Tibor Szathmáry acquistò sul mercato antiquario di Arezzo nel 1987; le carte furono poi vendute separatamente. La tavola di Brindisi fu parte della famosa collezione di Fritz Hellwig, poi dispersa in varie aste. Come prova l’iscrizione nel mare ARMA DE ANDREA DORIA, l’opera fu realizzata probabilmente per illustrare il ritorno della flotta di Andrea Doria dalla battaglia di Prevesa (1538). Il 28 settembre 1538 una flotta cristiana della Lega Santa (la coalizione militare voluta da papa Paolo III per contrastare l’invadenza navale ottomana nel Mediterraneo, e sottoscritta nel febbraio di quell’anno da Spagna, Repubblica di Genova, Repubblica di Venezia ed i Cavalieri di Malta) era finalmente riuscita a bloccare il Barbarossa nel canale di Corinto presso Prevesa. La battaglia di Prevesa avrebbe probabilmente avuto un esito diverso, risolvendo definitivamente i problemi creati da Khayr al-Dīn Barbarossa, se Doria, ritiratosi dal combattimento, non avesse lasciato campo libero al corsaro ottomano. Lo sganciamento operato dall’ammiraglio era giustificato dalle difficoltà di manovra, per la mancanza di vento, dei velieri cristiani e in particolare della poderosa nave ammiraglia Galeone di Venezia, contrapposti all’agile e veloce naviglio avversario. Francesco di Salò (si firmava Francesco Tommaso di Salò) fu un tipografo attivo a Venezia, figlio di Tommaso e fratello di Alessandro. Lavorò quasi sempre con soci non identificati: “Poche notizie si hanno su questo editore che spesso si firmava con l’imprint In Venetia: per Francesco de Tomaso di Salo e compagni, in Frezzaria, al segno della Fede. Secondo Reinach la tipografia sarebbe attiva dal 1550, ma più studiosi concordano per il periodo 1564-74. Le date, tuttavia, sono in contrasto con alcune opere pubblicate nel nostro catalogo; la pianta di Brindisi, ad esempio, reca la data 1538” (cfr. Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 2525). Come giustamente afferma Bagrow - Leo A. Bagrow, Matheo Pagano: a Venetian cartographer of the 16th century. A descriptive list of his maps, Jenkintown 1940 – il nome di Francesco di Salò appare su ristampe delle opere di Matteo Pagano, del quale probabilmente acquisì la tipografia. Silografia, impressa su carta vergata coeva, con sottili margini oltre la linea di demarcazione, restauri di tarlo perfettamente eseguiti alla piega centrale – come detto era parte di un piccolo album – per il resto in perfetto stato di conservazione. Prezioso documento sulla città. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 2129, tav. 1080; Shirley (1994): p. 29-32, n. 7; Szathmáry (1992): pp. 6-25, n. 5. THE ONLY KNOWN EXAMPLE In the small cartouche on the right we find the title: BRANDICI. In the left cartouche we read: EL. VER. SITO. DI. BRANDICI. IM PUGLIA. STAMPATO IN VENETIA. PER. FRANCESCO. LIBRA[RIA] DALA. SPERANZA. A. M.DXXXVIII. On the table, without orientation and graphic scale, there are some place names, which identify the remarkable places of the city. Silographic plate representing the city of Brindisi, signed by Francesco di Salò in 1538. We know the work only through the example that - for the first time - Szathmáry published in the first number of Cartographica Hungarica in 1992. The map was part of a small collection of silographic works signed by Matteo Pagano, Giovanni Andrea Vavassore and Tommaso di Salò, which the Hungarian scholar Tibor Szathmáry bought on the antiquarian market of Arezzo in 1987; the maps were then sold separately. This one of Brindisi was part of the famous collection of Fritz Hellwig, then dispersed in various auctions. As evidenced by the inscription in the sea ARMA DE ANDREA DORIA, the work was probably made to illustrate the return of Andrea Doria's fleet from the battle of Prevesa (1538). On September 28, 1538 a Christian fleet of the Holy League (the military coalition wanted by Pope Paul III to counter the Ottoman naval invasion in the Mediterranean, and signed in February of that year by Spain, the Republic of Genoa, the Republic of Venice and the Knights of Malta) had finally succeeded in blocking Barbarossa in the channel of Corinth at Prevesa. The battle of Prevesa would probably have had a different outcome, resolving once and for all the problems created by Khayr al-Dīn Barbarossa, if Doria, having withdrawn from combat, had not left the Ottoman corsair a free field. The disengagement operated by the admiral was justified by the difficulties of maneuver, due to the lack of wind, of the Christian sailing ships and in particular of the mighty flagship Galeone di Venezia, opposed to the agile and fast adversary ship. Francesco di Salò (signed Francesco Tommaso di Salò) was a typographer active in Venice, son of Tommaso and brother of Alessandro. He worked almost always with unidentified partners: "Little is known about this publisher who often signed his name with the imprint In Venetia: per Francesco de Tomaso di Salo e compagni, in Frezzaria, al segno della Fede. According to Reinach, the printing house would have been active since 1550, but more scholars agree on the period 1564-74. The dates, however, are at odds with some works published in our catalog; the plan of Brindisi, for example, bears the date 1538" (cf. Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo p. 2525). As Bagrow rightly states - Leo A. Bagrow, Matheo Pagano: a Venetian cartographer of the 16th century. A descriptive list of his maps, Jenkintown 1940 - the name of Francesco di Salò appears on reprints of the works of Matteo Pagano, whose typography he probably acquired. Woodcut, printed on contemporary laid paper, with thin margins beyond the line of demarcation, perfectly executed woodworm restorations at the central fold - as mentioned it was part of a small album - otherwise in perfect condition. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 2129, tav. 1080; Shirley (1994): p. 29-32, n. 7; Szathmáry (1992): pp. 6-25, n. 5.
1583Magnifica prova del rarissimo primo stato (di quattro) della prima pianta a stampa di Orvieto, incisa da Giovan Battista de Cavalleris su disegno di Ippolito Scalaza. Bellissimo esemplare, in perfetto stato di conservazione.In alto al centro, sotto il bordo superiore, il titolo: ORVIETO. Ai lati della tavola sono rappresentati gli stemmi araldici della famiglia Monaldeschi; sotto a quello di sinistra la dedica: Ill. et R. D[omi]no. D. Monaldo Monalden. Cervariae D. Lungo il bordo inferiore è incisa una legenda numerica di 27 rimandi a luoghi e monumenti notabili. Segue una tabella con delle distanze della città da luoghi circonvicini: Urbsvetus Italiae Etruscoru[m] Civitas Distat ab Urbe Milia 60. à Perusio Milia 30. à Lacu Vulsinio Milia .6. à Tiberi fluvio Milia.3. in ambitu habet Milia .3. Sita est supra lapidem Tufium supra Collem existenteni Ovispetiem referens. Hunc locu[m] primum coluerunt Aramei ab eis Arbanum appellatum inde a Pelagis Oropitum, postea vero à Latinis Urbivetus. Infine, le indicazioni editoriali: Ioa. Baptista de Cavallerijs incidebat Romae 1583. In basso a destra sono incisi altri quattro stemmi, probabilmente realtivi sempre alla famiglia Monaldeschi.Orientazione fornita da una rosa dei venti, il nord–ovest è in alto. Nell’angolo superiore sinistro, evidenziata da un compasso, la scala grafica Canne di piedi, et ogni cinque piedi sono otto palmi Romaneschi (100 canne = mm 88). Acquaforte e bulino, dimensioni mm 404x525.Si tratta della prima rappresentazione topografica a stampa della città di Orvieto. Disegnata ed incisa dall’architetto e scultore orvietano Ippolito Scalza, che la dedicò a Monaldo Monaldeschi, discendente dall’antica nobile famiglia orvietana dei Monaldeschi, protagonista, insieme a quella rivale dei Filippeschi, delle vicende medievali cittadine, tanto da essere citati nel canto VI del Purgatorio dantesco.Monaldo fu autore dei Comentari Historici della città, che furono pubblicati nel 1584. Spesso lo Scalza, in possesso delle competenze tecnico-scientifiche per effettuare il rilievo topografico, fu impiegato dai Monaldeschi per le loro committenze artistiche. Come testimonia lo stesso Monaldo, il rilievo della città risale al tempo di papa Pio IV (morto nel 1565), mentre l’incisione, che deriva dai disegni dello Scalza, viene alla luce solo nel 1583 per i torchi di Giovan Battista de Cavalleris. La città è presentata su un supporto di pietra, senza alcun accenno al paesaggio circostante. Il disegno è ruotato in modo da presentare il Duomo come centro della città, esattamente equidistante dai due stemmi monaldeschi. La pianta di Scalza, ripubblicata nel 1620 da Angiola Marcucci, servì in seguito da modelloa Luca Holstenius per la rappresentazione della mappa di Orvieto nella Galleria delle carte geografiche in Vaticano. Secondo Nagler il monogramma AMF sarebbe Giacomo Marcucci, ma le iniziali identificano più correttamente Angiola Marcucci. Il doppio imprint editoriale presente nelle prove del terzo stato della lastra, dove è aggiunto Iacomo Marcucci formis, confermano che si tratti di due persone diverse, legate da un rapporto di parentela la cui relazione non è chiara.Stati & edizioni1°: come descritto, imprint Ioa. Baptista de Cavallerijs incidebat Romae 1583.2°: abrasa la firma del Cavalleris, imprint AMF. Romae 1620.3°: doppio imprint, Iacomo Marcucci formis e AMF. Romae 1620.4°: abrase le firme precedenti, imprint Gio. Batt. De Rossi.BibliografiaBrandhuber-Juffinger (2011); n. 79; Bonasera (1979): p. 88, n. 21; Christie’s (1998): n. 1022; Christie’s (2012): n. 62; Destombes (1970): n. 83; Ganado (1994): VI, n. 108 & p. 213, n. 60; Shirley (2004): III, n. 45. Benevolo (1969): pp. 82-84, tav. XVI; Brasini (1988); Fumi (1928): p. 5;Nagler (1858-79): n. 964; Satolli (2017): pp. 100-101, scheda XXX; Tooley (1939): n. 425.Censimento1°: Atlante Stevens-Beans-Nebenzahl; Malta, National Library; Salisburgo, Universitatsbibliothek. 2°: F... Magnificent example of the very rare first state (of four) of the first printed plant of Orvieto, engraved by Giovan Battista de Cavalleris on a drawing by Ippolito Scalaza. In perfect condition.At the top center, under the upper border, the title: ORVIETO.On the lateral sides of the table there are the heraldic coats of arms of the Monaldeschi family; under the left one the dedication:Ill. et R. D[omi]no. D. Monaldo Monalden. Cervariae D. along the bottom margin there's a numerical key of 27 references to the monuments and buildings, followed by the editorial details:Ioa. Baptista de Cavallerijs incidebat Romae 1583.In the lower right corner there are four other coats of arms, probably belonging to the Monaldeschi family.Orientation provided by a compass rose, the north-west is at the top. Etching and engraving, dimensions mm 404x525.Bibliography:Brandhuber-Juffinger (2011); n. 79; Bonasera (1979): p. 88, n. 21; Christie’s (1998): n. 1022; Christie’s (2012): n. 62; Destombes (1970): n. 83; Ganado (1994): VI, n. 108 & p. 213, n. 60; Shirley (2004): III, n. 45. Benevolo (1969): pp. 82-84, tav. XVI; Brasini (1988); Fumi (1928): p. 5;Nagler (1858-79): n. 964; Satolli (2017): pp. 100-101, scheda XXX; Tooley (1939): n. 425. Bifolco-Ronca (2018): tav. 1163, I/IV.
1566Acquaforte e bulino, dimensioni mm 258x365, stampata su carta vergata coeva priva di filigrana, con ampi margini, in perfetto stato di conservazione.Primo stato di due della carta della Russia del Bertelli, derivante dal modello gastaldino.Nel cartiglio al centro troviamo il titolo: Nova Descripcione de la Moscovia per Giacomo gastaldo piamontese Cosmographo in venetia Anno. M.D.LXII IIII. Ferando Berteli exc. Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei venti: TRAMONTANA, OSTRO, PONENTE, LEVANTE, il nord è in alto. Carta di forma trapezoidale, priva di scala grafica. Graduazione ai margini di grado in grado, da 46° a 66° dilatitudine e da 50° a 90° di longitudine.Carta della Russia basata sul modello di Giacomo Gastaldi, che aveva illustrato l’edizione veneziana del RerumMuscoviticarum Commentarij del Barone Sigismund von Herberstein (1486-1566), un diplomatico della Corte Imperiale austriaca nativo della Slovenia. Inviato in Russia per due missioni diplomatiche nel 1517 e nel 1526, ebbe modo di apprendere informazioni geografiche, storiche e di costume, tali da fornire notizie molto dettagliate sulla regione, fino ad allora sconosciuta o mal descritta, che furono raccolte poi nel suo libro, pubblicato per la prima volta a Vienna nel 1549 - il più importante lavoro storico ed etnografico sulla Russia dei primi anni del XVI secolo. Inoltre, furono utilizzate per compilare la mappa stampata nel 1546. Raffigura un territorio delimitato da Mar Nero e Mar Caspio e foce del Volga, fiume Ob, Mar Glaciale Artico, Mar Baltico e Ucraina, includendo tutte le Repubbliche Baltiche. Ai lati, la carta è decorata da figure di re, cavalieri, scudi e armi.Probabilemente la carta pubbicata da Ferrando Bertelli deriva direttamente dalla Russia del Forlani-Camocio (1562, cfr. Bifolco-Ronca tav. 511). L’opera è sicuramente più diffusa della prima versione, ed è presente in numerose raccolte fattizie cinquecentesche. In Bifolco-Ronca (2018) viene descritto un secondo stato della lastra che reca il titolo in alto IL GRANDE DUCADO DE MOSCOVIA e l’aggiunta al centro di una città fortificata che presenta il toponimo Smolensco, nome italianizzato di Smolensk: proprio quest’ultima modifica della lastraconsente di datarla intorno al 1602. La città di Smolensk, situata nella Russia europea occidentale, sul fiume Dnepr, subiva continui attacchi da parte di Polonia e Lituania. Per tentarne una difesa, lo Zar Boris Fëdorovič Godunov fece fortificare largamente la città.Le fortificazioni in pietra furono costruite tra il 1597 ed il 1602 e risultarono le più grandi mai erette prima d’allora in Russia. Poiché questa edizione della carta raffigura le fortificazioni di Smolensk, essa è databile al 1602 circa, probabilmente stampata dall’erede di Ferrando, Andrea Bertelli, oppure da Donato Rascicotti, che rileva numerose lastre della tipografia Bertelli. Il solo esemplare conosciuto di questa seconda edizione era incluso nella raccolta fattizia venduta in asta da Christie’s New York nel 2011, ed è oggi conservato in una collezione privata.BibliografiaAlmagià (1927): n. 71; Almagià (1948): p. 24-5; Castellani (1876): n. 22; Christie’s (2004): n. 447; Christie’s Pa (2006): n. 186; Christie’s (2011): n. 56; Dzikowski (1940): n. 30; Kraus (1972): n. 117; Meurer (2002): n. 39; Ruge (1904-16): I, n. 67.24 e IV, n. 88.14 & n. 89.33; Shirley (2004): I, n. 50; Sotheby’s (2000): n. 299; Sotheby’s (2005): n. 41; Tavernari (2014): n. 34; Valerio (2018): f. 57; Wieder (1915): p. 28, n. 30; Bagrow (1975): p. 69; Cartografia Rara (1986): n. 117; Karrow (1993): n. 30/68.2; cfr. Meurer (1991): pp. 165-166; Mostra Bergamo (2016): n. 25; Tooley (1939): n. 498. Etching and engraving, printed on contemporary laid paper without watermark, full margins, perfect condition.A fine example of the first state of two, before the title added on the top (cfr. Bifolco-Ronca, tav. 512). Map of Russia based on the model of Giacomo Gastaldi, who had illustrated the Venetian edition of RerumMuscoviticarum Commentarij of the Baron Sigismund von Herberstein (1486-1566), a diplomat of theAustrian Imperial Court native of Slovenia. Sent to Russia for two diplomatic missions in 1517 e in 1526, he was able to learn geographical, historical and customary information, such as to provide news very detailed on the region, hitherto unknown or poorly described, which were then collected in his book, first published in Vienna in 1549 - the most important historical and ethnographic work on Russia in the early 16th century. In addition, they were used to compile the map printed in 1546. It depicts a territory bordered by the Black Sea and the Caspian Sea and the mouth of the Volga, the Ob River, the Arctic Ocean, the Baltic Sea and Ukraine, including all the Baltic Republics. On the sides, the map is decorated with figures of kings, knights, shields and weapons.Other literature:Almagià (1927): n. 71; Almagià (1948): p. 24-5; Castellani (1876): n. 22; Christie’s (2004): n. 447; Christie’s Pa (2006): n. 186; Christie’s (2011): n. 56; Dzikowski (1940): n. 30; Kraus (1972): n. 117; Meurer (2002): n. 39; Ruge (1904-16): I, n. 67.24 e IV, n. 88.14 & n. 89.33; Shirley (2004): I, n. 50; Sotheby’s (2000): n. 299; Sotheby’s (2005): n. 41; Tavernari (2014): n. 34; Valerio (2018): f. 57; Wieder (1915): p. 28, n. 30; Bagrow (1975): p. 69; Cartografia Rara (1986): n. 117; Karrow (1993): n. 30/68.2; cfr. Meurer (1991): pp. 165-166; Mostra Bergamo (2016): n. 25; Tooley (1939): n. 498. Bifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), pp. 1207-1208, tav. 512, I/II.
1562Rarissima carta geografica dell'isola edita a Venezia da Ferrando Bertelli. Magnifico esemplare, rifilato al rame e con margini coevi aggiunti, in perfetto stato di conservazione.Descrizione della mappa presa da Bifolco & Ronca "CARTOGRAFIA RARA ITALIANA: XVI SECOLOL'ITALIA E I SUOI TERRITORI Catalogo Ragionato delle Carte a Stampa"http://www.antiquarius-sb.com/cartografiarara.aspTITOLO & ISCRIZIONIAl centro dell’isola, la scritta Sardegna; in alto, a sinistra, in una targa, una breve descrizione della regione, lafirma dello stampatore e la data, Sardinia jnsula inter africu[m] et tirrenum pelagus sita magnitudine 562 mil. pas: fertilis admodu[m] animaliuq varij generis abu[n]da[n]s metallis stagnis argentareijs fontibus salubris prestantissima. Fer. Ber. Exc. 1562. Orientazione nei quattro lati al centro, con il nome dei venti Tramontana, Mezzo di, Levante, Ponente. Carta priva di graduazione ai margini e di scala grafica.NOTIZIE STORICO-CRITICHELa carta del Bertelli è una derivazione della carta del Gastaldi-Licinio stampata qualche anno prima. Rispetto aquesta, non apporta novità dal punto di vista geo-cartografico. L’opera appartiene ad una serie di mappe delle isole del Mediterraneo occidentale (Sardegna, Corsica, Maiorca, Minorca) che Bertelli realizzò nel 1560 circa. È plausibile che il Camocio abbia usato la mappa, inserendola in una copia del suo Isolario.STATI & EDIZIONINon sono note ristampe.BIBLIOGRAFIA & CENSIMENTOR. Almagià, Monumenta Italiae Cartographica, 1929, p. 22; R. Almagià, Monumenta Cartografica Vaticana, 1948, pp. 103, 42; F. Borroni Salvadori, Carte Piante e Stampe Storiche delle raccolte Lafreriane della Biblioteca Nazionale di Firenze, 1980, p. 23, n. 61; Christie’s Londra, Cartography, 2006, 496; Christie’s New York, Books & Manuscripts, 2001, 54; Christie’s Roma, Libri, Autografi, Carte Geografiche, Ricordi familiari dei Duchi di Windsor, 2004; A. Ganado, Description of an early Venetian sixteenth century collection of maps at the Casanatense Library in Rome, pp. 26-47, 38; L. Lago, Imago Italiae, 2002, fig. 490; P.H. Meurer, The Strabo Illustratus Atlas, 2002, p. 6l, 47; L. Piloni, Carte geografiche della Sardegna, 1974, XXV, p. 58; R. Shirley, Maps in Atlases of the British Library. A descriptive Catalogue, pp. 381-384, 104; P. Tavernari, M. Donattini, Totius orbis descriptio: la collezione di carte geografiche delcardinale Alessandro d’Este, 61; R.V. Tooley, Maps in Italian Atlases ofthe Sixteenth Century, 1939, p.12-47, n. 510- 511; V. Valerio, L’Italia e le sue regioni nella bottega dell’incisore, 2008, p. 104-105, 43. Very rare map of the island, published in Venice by Ferrando Bertelli . Magnificent example, trimmed at the copperplate and with coeval margins added, in a perfect state of preservation.The map is a derivation of the work by Gastaldi & Licinio printed some years before, with some geographical news. The work belongs to a series of maps of the islands of the western Mediterranean (Sardinia, Corsica , Majorca, Menorca), that Bertelli realized around 1560. It is plausible that Giovanni Francesco Camocio have used the map, putting it in a copy of his Isolario.Literature: R. Almagià, Monumenta Italiae Cartographica, 1929, p. 22; R. Almagià, Monumenta Cartografica Vaticana, 1948, pp. 103, 42; F. Borroni Salvadori, Carte Piante e Stampe Storiche delle raccolte Lafreriane della Biblioteca Nazionale di Firenze, 1980, p. 23, n. 61; Christie’s Londra, Cartography, 2006, 496; Christie’s New York, Books & Manuscripts, 2001, 54; Christie’s Roma, Libri, Autografi, Carte Geografiche, Ricordi familiari dei Duchi di Windsor, 2004; A. Ganado, Description of an early Venetian sixteenth century collection of maps at the Casanatense Library in Rome, pp. 26-47, 38; L. Lago, Imago Italiae, 2002, fig. 490; P.H. Meurer, The Strabo Illustratus Atlas, 2002, p. 6l, 47; L. Piloni, Carte geografiche della Sardegna, 1974, XXV, p. 58; R. Shirley, Maps in Atlases of the British Library. A descriptive Catalogue, pp. 381-384, 104; P. Tavernari, M. Donattini, Totius orbis descriptio: la collezione di carte geografiche delcardinale Alessandro d’Este, 61; R.V. Tooley, Maps in Italian Atlases ofthe Sixteenth Century, 1939, p.12-47, n. 510- 511; V. Valerio, L’Italia e le sue regioni nella bottega dell’incisore, 2008, p. 104-105, 43. Bifolco & Ronca, L'Italia e le sue regioni, p.346, tav. 147.
1570In alto a sinistra, in una targa dai bordi ornati, è impresso il titolo: SITO PARTICOLARE DIL CONTADO DI SEBENICO. Parte di DALMATIA IN SEBENICO MDLXX. In basso a sinistra, appena leggibile. Troviamo l’imprint editoriale: Ad sign: Colunt .V. Carta priva di scala grafica, orientazione e graduazione ai margini. Acquaforte e bulino, dimensioni mm 290x430. Esemplare di primo stato con l’imprint Ad sign: Colunt .V. chiaramente visibile e non abraso. Di tale tiratura si conosce il solo esemplare dell’atlante descritto da Meurer (cfr. The Strabo Illustratus Atlas, 2002, nn. 73-74) ora alla Bayerische Staatsbibliothek. “Carta anonima della regione di Sebenico e della Dalmazia centrale, che Meurer attribuisce al sebenicense Martino Rota, forse basandosi su quanto affermato in precedenza da Roberto Almagià: “sebbene negli esemplari da me visti non porti la firma del Rota, risale pur certamente a lui”. Dissociandoci da Meurer, per ragioni stilistiche assegniamo l’opera alla mano dell’incisore Natale Bonifacio, anch’egli originario della città dalmata. La carta ricorda infatti, in maniera molto evidente, altri prodotti cartografici del Bonifacio, in particolare, la tipologia del cartiglio. La peculiarità della carta è l’indirizzo in basso a sinistra Ad sign: Colunt. identificativo della tipografia di Paolo Forlani, che in questo caso potrebbe aver partecipato all’opera in qualità di editore. Il luogo di stampa indicato nel cartiglio – in Sebenico MDLXX – ci induce a credere che il Bonifacio abbia preparato la lastra nella sua città natale, o quantomeno vi avesse l’intenzione di stamparla. Sebbene non si possa escludere che esistano tirature della carta stampate a Sebenico, probabile che Bonifacio, rinunciando al suo progetto, si sia affidato poi a Forlani per la stampa. Secondo Meurer, l’opera ha una sua prova di stampa, priva dell’indirizzo del Forlani; tuttavia, sembra evidente che si tratti, in realtà, di una prova successiva, con l’indirizzo abraso e le cui tracce sono ancora visibili nella stampa” (cfr. S. Bifolco, F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, 2018: Tav. 641). Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “scudo con scala e stella a sei punte” (Woodward nn. 244-250), con margini, in eccellente stato di conservazione. Foglio di estrema rarità, conosciuto in un solo esemplare di questa tiratura e in soli 9 esemplari istituzionali per la prova del secondo stato, con l’indirizzo abraso o parzialmente abraso: Chicago, Newberry Library; Milano, Raccolta Bertarelli; Modena, Biblioteca Estense; Monaco di Baviera, Bayerische Staatsbibliothek; Parigi, Bibliothèque Nationale; Roma, Alessandrina; Salisburgo, Universitätsbibliothek; Torino, Archivio di Stato; Venezia, Museo Correr (fonte, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 1392). Natale Bonifacio (1538 – 1592) nacque a Sebenico, all’epoca del dominio della Repubblica di Venezia, da nobile famiglia. Poco si conosce dei primi anni della sua vita, ma intorno al 1570 lavorò a Venezia e a questo periodo appartengono numerose carte, datate tra il 1568 e il 1570, in seguito inserite nel Civitatum aliquot insignorum et locorum magis monitorum exacta delineation cum additione aliquot Insularum principalium edito da Ferrando Bertelli nel 1568, e da Donato Bertelli nel 1574. Dal 1575 fu a Roma, dove è autore di numerose incisioni. Tra queste citiamo il Cristo Benedicente, noto in tre stati (Lafreri, Duchetti e Orlandi); il Toro Farnese, dedicato ad Alessandro Farnese e edito dal Duchetti e inserito nello Speculum Romanae Magnificentiae. Le opere da lui incise recano spesso solo la sigla N.B.f(ecit); in altre, come la carta della Calabria di Prospero Parisio (1589), si firma invece Natalis Bonifacius Sabenice incidebat Romae. Paolo Forlani (attivo a Venezia tra il 1560 e il 1574), nasce a Verona, probabilmente nella terza decade del XVI secolo. Già da giovane mos... In the upper left, in a plate with ornate borders, is engraved the title: SITO PARTICOLARE DIL CONTADO DI SEBENICO. Part of DALMATIA IN SEBENICO MDLXX. In the lower left corner, barely legible. We find the editorial imprint: Ad sign: Colunt .V. Map without graphic scale, orientation and graduation in the margins. Etching and engraving, dimensions 290x430 mm. First state, with the imprint Ad sign: Colunt .V. clearly visible and not abraded. Of this first state, only one example is known from the atlas described by Meurer (see The Strabo Illustratus Atlas, 2002, nos. 73-74) now in the Bayerische Staatsbibliothek. An anonymous map of the region of Sibenik and central Dalmatia, which Meurer attributes to Martino Rota from Sibenik, perhaps based on what Roberto Almagià had previously stated: "although in the specimens I have seen it does not bear Rota's signature, it certainly belongs to him". Disassociating ourselves from Meurer, for stylistic reasons we assign the work to the hand of engraver Natale Bonifacio, who was also a native of the Dalmatian city. The map is in fact very reminiscent of other cartographic products of Bonifacio, in particular the type of cartouche. The peculiarity of this work is the address at lower left Ad sign: Colunt. identifying the printing house of Paolo Forlani, who in this case may have participated in the work as publisher. The place of printing indicated in the cartouche - in Sebenico MDLXX - leads us to believe that Bonifacio prepared the plate in his native city, or at least had the intention of printing it there. Although we cannot exclude that there is an early issue printed in Sibenik; it is probable that Bonifacio, having given up his project, then entrusted Forlani with the printing. According to Meurer, the work has its own proof, lacking Forlani's address; however, it seems clear that it is, in fact, a later proof, with the address abraded and whose traces are still visible in the print (cf. S. Bifolco, F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, 2018: Tav. 641). Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with watermark "shield with ladder and six-pointed star" (Woodward nn. 244-250), with margins, in excellent state of preservation. Work of extreme rarity, known in only one copy of this first issue and in only 9 institutional copies for the second state (with the address abraded or partially abraded): Chicago, Newberry Library; Milan, Bertarelli; Modena, Biblioteca Estense; Munich, Bayerische Staatsbibliothek; Paris, Bibliothèque Nationale; Rome, Alessandrina; Salzburg, Universitätsbibliothek; Turin, Archivio di Stato; Venice, Museo Correr (source, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 1392). Natale Bonifacio (1538 - 1592) was born in Sibenik, at the time of the dominion of the Republic of Venice, to a noble family. Little is known of the early years of his life, but around 1570 he worked in Venice and to this period belong numerous maps, dated between 1568 and 1570, later included in the Civitatum aliquot insignorum et locorum magis monitorum exacta delineation cum additione aliquot Insularum principalium edited by Ferrando Bertelli in 1568, and by Donato Bertelli in 1574. From 1575 he was in Rome, where he is the author of numerous engravings. Among these we mention the Cristo Benedicente, known in three states (Lafreri, Duchetti and Orlandi); the Toro Farnese, dedicated to Alessandro Farnese and published by Duchetti and inserted in the Speculum Romanae Magnificentiae. The works engraved by him often bear only the initials N.B.f(ecit); in others, such as the map of Calabria by Prospero Parisio (1589), he signed Natalis Bonifacius Sabenice incidebat Romae. Paolo Forlani (active in Venice between 1560 and 1574), was born in Verona, probably in the third decade of the sixteenth century. Already as a young man he showed his predisposition for drawing and artistic subjects, so he left Verona to move to Venice, where he l...
1599In alto a sinistra, in un cartiglio ornato con fregi e sormontato dallo stemma dei Medici, si legge: Orlandus Malavolta Lectoribus. SENA VETUS Originem ab Hetruscis, incrementu(m) a Romanorum Colonia P. Cornelio Rufino, et M. Curio Dentato Coss. Deducta Ioanne Pont. huius nominis primo Episcopalem habuit dignitatem Libertate donata est Carolo Magno insigni victoria parta Montis Aperti clade dicta est CIVITAS VIRGINIS, familiarum splendore et suis gestis nobilitata, suorum’que Civium virtute viribus aucta hoc sibi vendicavit Imperium, Quo demum faelicius beatius’que Optimo Principi suo Cosimo Medices obtemperandi daretur facultas. Nel cartiglio in alto a destra: Has Matematicas Proportiones ORLANDUS MALAVOLTA dimetiebatur, atq decreto publico in Aula Dominorum Sen. Status Conservatoru(m) olim pingi Curavit. In basso, in un ampio riquadro, una lunga dedica di Ubaldino Malavolti (figlio dell’autore): Al Clar.mo Sig.re il S.r Baccio Valori. Ubaldino Malavolti S. Da poi che con l’occasione del Privilegio domandato al Ser.mo G. Duca per l’HISTORIA DI SIENA, che al presente ha fatte stampare Salvestro Marchetti, hebbi ventura di conversar lungamente con la S. V. Cl.ma la quale con som(m)a attentione m’ascoltò sempre gratiosamente, non ho lasciato mai di pensare in qual maniera (preso da le sue virtù, e cortesie) potessi mostrarle almen piccol segno della Servitù mia; E non havendo, per le mie deboli forze, cosa a ciò bastante, mi son rivolto alle fatiche del Padre mio; E considerando che a V.S. non fusse per esser discaro il vedere i Siti, e le distanze delle Città, e Castella, e molti altri luoghi dello STATO DI SIENA raccolti in picciola carta, e con Geometriche misure e disposti, si come gli ha sentiti nominare nel corso della Historia, ho giudicato con la presente Corografia sodisfare a questo mio desiderio; Col quale anco a lei desiderando compiacere, le bacio le mani, rimanendo insieme a V.S. Clariss. Et al Generoso Sig.r Filippo suo figliuolo obligatiss. Ser.re Che N. S. le feliciti. Di Siena il di XXV di Maggio. M D XC IX. Carta priva di scala grafica; orientazione fornita con una rosa dei venti nel mare, il nord è in alto. Nel lato sinistro indicati i climi, a destra la durata del giorno alle varie latitudini. Graduazione ai margini di 1’ in 1’, da 41° 30’ a 42° 58’ di latitudine e da 33° 30’ a 35° 30’ di longitudine. “La carta fu realizzata esplicitamente per corredare la Historia di Siena, che veniva stampata proprio in quell’anno da Silvestro Marchetti. Interessante è l’indicazione contenuta nel cartiglio in alto a destra, secondo cui Malavolti avrebbe dipinto questa stessa carta, con matematiche proporzioni, nella Sala dei Conservatori della Repubblica (1573). La notizia è confermata da Del Rosso in una pubblicazione del 1905, nella quale riporta uno stralcio della pittura. Almagià ritiene che l’informazione non sia attendibile, non essendovi traccia alcuna della pittura originale e perché il Malavolti, storico di professione, non sarebbe stato in grado di compiere un rilievo del genere. Di fatto, la carta deriva essenzialmente dalla Tuscia di Girolamo Bellarmato, come dimostrano l’identicità delle coordinate e le sostanziali somiglianze di tutti gli elementi. Tuttavia, il Rombai ha definitivamente accertato che la carta del Malavolti fu fatta affrescare nella sala del Palazzo Comunale di Siena nel 1573, e andò distrutta – forse alla fine dell’800 – a seguito di alcuni restauri. Inoltre, la conferma di studi geografici del Malavolti, provano un suo possibile contributo personale alla pittura murale, probabilmente ispirata al lavoro originale del Bellarmato” (cfr. Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 1992). Orlando Malavolti (Siena 1515-1596), il più noto degli storici senesi, nacque in Siena il 17 giugno 1515, ricoprendo fin da giovane diverse cariche pubbliche in patria. Caduta la Repubblica divenne, sotto il principato Mediceo,... At upper left, in a cartouche adorned with friezes and surmounted by the Medici coat of arms, it reads: Orlandus Malavolta Lectoribus. SENA VETUS Originem ab Hetruscis, incrementu(m) a Romanorum Colonia P. Cornelio Rufino, et M. Curio Dentato Coss. Deducta Ioanne Pont. huius nominis primo Episcopalem habuit dignitatem Libertate donata est Carolo Magno insigni victoria parta Montis Aperti clade dicta est CIVITAS VIRGINIS, familiarum splendore et suis gestis nobilitata, suorum’que Civium virtute viribus aucta hoc sibi vendicavit Imperium, Quo demum faelicius beatius’que Optimo Principi suo Cosimo Medices obtemperandi daretur facultas. Nel cartiglio in alto a destra: Has Matematicas Proportiones ORLANDUS MALAVOLTA dimetiebatur, atq decreto publico in Aula Dominorum Sen. Status Conservatoru(m) olim pingi Curavit. At the bottom, in a large frame, a long dedication by Ubaldino Malavolti (son of the author): Al Clar.mo Sig.re il S.r Baccio Valori. Ubaldino Malavolti S. Da poi che con l’occasione del Privilegio domandato al Ser.mo G. Duca per l’HISTORIA DI SIENA, che al presente ha fatte stampare Salvestro Marchetti, hebbi ventura di conversar lungamente con la S. V. Cl.ma la quale con som(m)a attentione m’ascoltò sempre gratiosamente, non ho lasciato mai di pensare in qual maniera (preso da le sue virtù, e cortesie) potessi mostrarle almen piccol segno della Servitù mia; E non havendo, per le mie deboli forze, cosa a ciò bastante, mi son rivolto alle fatiche del Padre mio; E considerando che a V.S. non fusse per esser discaro il vedere i Siti, e le distanze delle Città, e Castella, e molti altri luoghi dello STATO DI SIENA raccolti in picciola carta, e con Geometriche misure e disposti, si come gli ha sentiti nominare nel corso della Historia, ho giudicato con la presente Corografia sodisfare a questo mio desiderio; Col quale anco a lei desiderando compiacere, le bacio le mani, rimanendo insieme a V.S. Clariss. Et al Generoso Sig.r Filippo suo figliuolo obligatiss. Ser.re Che N. S. le feliciti. Di Siena il di XXV di Maggio. M D XC IX. Map lacking graphic scale; orientation given with a wind rose in the sea, north is at the top. Left side indicated climates, right side day length at various latitudes. Graduation in the margins of 1' in 1', from 41° 30' to 42° 58' latitude and from 33° 30' to 35° 30' longitude. “The map was made explicitly to accompany the Historia di Siena, which was being printed in 1599 by Silvestro Marchetti. Interesting is the indication in the cartouche in the upper right-hand corner that Malavolti painted this same map, with mathematical proportions, in the Sala dei Conservatori della Repubblica (1573). The information is confirmed by Del Rosso - in a 1905 publication - in which he reports an extract of the painting. Almagià believes that the information is not reliable, as there is no trace of the original painting and because Malavolti, a historian by profession, would not have been able to make such a survey. In fact, the map is essentially derived from Girolamo Bellarmato's Tuscia, as evidenced by the identical coordinates and the substantial similarities of all elements. However, Rombai definitively ascertained that Malavolti's map was commissioned to be frescoed in the hall of Siena's Palazzo Comunale in 1573 and was destroyed-perhaps in the late 1800s-following some restoration work. Moreover, confirmation of Malavolti's geographic studies prove a possible personal contribution of his to the wall painting, probably inspired by Bellarmato's original work (cf. Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 1992). Orlando Malavolti (Siena 1515-1596), the best known of the Sienese historians, was born in Siena on June 17, 1515, holding various public offices in his homeland from a young age. After the fall of the Republic he became, under the Medici principality, gonfalonier maestro for the Terzo di Camolia (1563) and then captain of the people. In the last years o...
1584LA PRIMA RAPPRESENTAZIONE ACCURATA DEI CAMPI FLEGREI Nel cartiglio in basso a destra, con le armi del duca di Ossuna, si legge: ILLUSTRISS. Atque excellentiss. Principi Petro Giron Duci de Ossuna, Comiti de Vrena et, Proregi Neapoletano domino suo colendissimo Bartolomoeus Grassus Typographus Romanus S. P. D. Marius Cartharius, Maxime Princeps, Romanus civis atque de politioribus disciplinis benemeritus, cum superioribus diebus ageret Neapoli, id suae dilige[n]tiae industrioeque esse censuit si Puteolos veniens, quae ibi venerandae antiquitatis monimenta extant, curiose inquireret, observaret, delinearet, exprimeret. Urbem reversus, non ingratam Studiosis omnibus opera[m] se posuisse comperit. Nam cum antiquis recentibusque, bellor[um] direptionibus quassata toties misera[m] Italia[m] nostra[m], nullum fere sacrosanttae vetustatis xemplum habeamus sed ricinosa ta[n]tum quaedam rudera, lacera fragm.ta dirutas materias: in una illa Felicis Campaniae parte, nescio quo serva[n]te syncera integraque plurima conserva[n]tur. Addes, Princeps Generose, innumera illa quae illie visuntur Naturae miracula, exteris certe[m] hominibus porte[n]to sano stratibus etia[m] admira[n]da Ego igitur, (qui studia bonar[um] artium amo, et illaru[m] ama[n]tes ut iuve[m], quod possum continuo proesto) co[n]gita Cartharij dilige[n]tia, opere pretiu[m]duxi, si quaprimu[m] aeneis formis incisa in publicu[m] prodiret Sed nec hoc co[n]tentus novam Puteolis nostris illustratione[m] apparavi, relictis enim illis omnibus, in quibus sub hoc tempus typographica officina nostra desudabta, doctissimor[um] hominu[m] notas, quae veram Puteolanae antiquitatis ratione[m] edoreant, praelis commisi. Utrumque Princeps Illustrissime, tuo felicissimo nomini Sacrum esse patere, Hoc ut me, homine ignotum ad tantam celsituadinem in viam deducat, illud, ut in eiusdem perpetua[m] clientelam ac fide[m] conferat Vale Dux excele[n]tissime Romae IV Non Octob. M.D.LXXXIIII. Nel cartiglio in alto: EXPLICATIO ALIQUOT LOCORUM QUAE PUTEOLIS SPECTANTUR. Segue una legenda numerica di 20 rimandi ai luoghi notabili. Sempre nel cartiglio si legge: IULII ROSCII HORTINI DE rebus mirabilibus Puteolorum EPIGRAMMA Hic vires natura suas expressit, et auxit Ars opus. Eximius certat utrinque labor. Illa homines miserata cavis et rupibus undam Elicit, optatam qua trahat aeger opem. Ars veterum monimenta Virum, stagna, antra, lacusque, Ambarum claro tollit se gloria coelo. Quid magis obstupeat nescius hospes abit. Gloria sed maior surgit tibi candida Syren, quae gremio servas commoda tanta tuo. Orientazione fornita da una rosa dei venti nel mare, il nord-est in basso. Scala grafica di 100 miglia pari a mm 108. Opera priva di graduazione. Acquaforte e bulino, dimensioni mm 430x570. “La mappa edita da Bartolomeo Grassi ed incisa da Mario Cartaro rappresenta il prototipo diretto di quasi tutte le cartografie dei Campi Flegrei fino alla metà del ‘700, quando, per i rinnovati interessi archeologici si rivisitarono quei luoghi con maggiore attenzione effettuando rilievi con nuove strumentazioni. È la prima carta archeologica dei Campi Flegrei, ricchissima di informazioni antiquarie e di grande utilità per la collocazione dei principali monumenti dell’area, sia di quelli ancora esistenti, sia delle antichità scomparse, la cui ubicazione è basata su fonti letterarie. L’opera riporta nella dedica la data del 4 ottobre 1584. Grassi ottenne il privilegio per la stampa il primo ottobre dello mstesso anno, unitamente a quello per un libro sulle antichità di Pozzuoli, illustrato da tavole incise sempre dal Cartaro” (cfr. S. Bifolco, F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, 2018: pp. 2068-2069, Tav. 1045) Sull’area dei Campi Flegrei in precedenza (1538) era stata stampata la celebre IL VERO DISEGNIO IN SUL PROPIO LUOGHO RITRATTO DEL INFELICE PAESE DI POSUOLO, del Maestro del Trabocchetto (B/R. Tav. 1044), una carta d’occasione per documentare il terremoto che... THE FIRST ACCURATE REPRESENTATION OF THE PHLEGRAEAN FIELDS In the lower cartouche: ILLUSTRISS. Atque excellentiss. Principi Petro Giron Duci de Ossuna, Comiti de Vrena et, Proregi Neapoletano domino suo colendissimo Bartolomoeus Grassus Typographus Romanus S. P. D. Marius Cartharius, Maxime Princeps, Romanus civis atque de politioribus disciplinis benemeritus, cum superioribus diebus ageret Neapoli, id suae dilige[n]tiae industrioeque esse censuit si Puteolos veniens, quae ibi venerandae antiquitatis monimenta extant, curiose inquireret, observaret, delinearet, exprimeret. Urbem reversus, non ingratam Studiosis omnibus opera[m] se posuisse comperit. Nam cum antiquis recentibusque, bellor[um] direptionibus quassata toties misera[m] Italia[m] nostra[m], nullum fere sacrosanttae vetustatis xemplum habeamus sed ricinosa ta[n]tum quaedam rudera, lacera fragm.ta dirutas materias: in una illa Felicis Campaniae parte, nescio quo serva[n]te syncera integraque plurima conserva[n]tur. Addes, Princeps Generose, innumera illa quae illie visuntur Naturae miracula, exteris certe[m] hominibus porte[n]to sano stratibus etia[m] admira[n]da Ego igitur, (qui studia bonar[um] artium amo, et illaru[m] ama[n]tes ut iuve[m], quod possum continuo proesto) co[n]gita Cartharij dilige[n]tia, opere pretiu[m]duxi, si quaprimu[m] aeneis formis incisa in publicu[m] prodiret Sed nec hoc co[n]tentus novam Puteolis nostris illustratione[m] apparavi, relictis enim illis omnibus, in quibus sub hoc tempus typographica officina nostra desudabta, doctissimor[um] hominu[m] notas, quae veram Puteolanae antiquitatis ratione[m] edoreant, praelis commisi. Utrumque Princeps Illustrissime, tuo felicissimo nomini Sacrum esse patere, Hoc ut me, homine ignotum ad tantam celsituadinem in viam deducat, illud, ut in eiusdem perpetua[m] clientelam ac fide[m] conferat Vale Dux excele[n]tissime Romae IV Non Octob. M.D.LXXXIIII. In the upper cartouche: EXPLICATIO ALIQUOT LOCORUM QUAE PUTEOLIS SPECTANTUR. This is followed by a numerical legend of 20 references to notable places. The cartouche also reads: IULII ROSCII HORTINI DE rebus mirabilibus Puteolorum EPIGRAMMA Hic vires natura suas expressit, et auxit Ars opus. Eximius certat utrinque labor. Illa homines miserata cavis et rupibus undam Elicit, optatam qua trahat aeger opem. Ars veterum monimenta Virum, stagna, antra, lacusque, Ambarum claro tollit se gloria coelo. Quid magis obstupeat nescius hospes abit. Gloria sed maior surgit tibi candida Syren, quae gremio servas commoda tanta tuo. Orientation provided by a wind rose in the sea, northeast at the bottom. Graphic scale of 100 miles equal to 108 mm. Work without graduation. Etching and engraving, dimensions mm 430x570. "The map published by Bartolomeo Grassi and engraved by Mario Cartaro represents the direct prototype of almost all the cartographies of the Phlegrean Fields until the middle of the 18th century, when, due to renewed archaeological interests, those places were revisited with greater attention by carrying out surveys with new instruments. It is the first archaeological map of the Phlegrean Fields, very rich in antiquarian information and very useful for the location of the main monuments of the area, both of those still existing and of the disappeared antiquities, whose location is based on literary sources. The dedication of the work is dated October 4, 1584. Grassi obtained the privilege for the printing on October 1 of the same year, together with the privilege for a book on the antiquities of Pozzuoli, illustrated by plates engraved by Cartaro" (see S. Bifolco, F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, 2018: pp: pp. 2068-2069, Tav. 1045). On the area of the Phlegraean Fields previously (1538) had been printed the famous IL VERO DISEGNIO IN SUL PROPIO LUOGHO RITRATTO DEL INFELICE PAESE DI POSUOLO, by the Maestro del Trabocchetto (B/R. Tav. 1044), a broadsheet map to document the earthquake that had given light to Monte ...
1618- 2 ESEMPLARI NOTI -Rarissima carta, che copre il territorio della Valtellina e parte dei territori limitrofi: Stato di Milano a ovest, Grigioni a nord, Contado del Tirolo a est e Signoria di Venezia a sud.Sulla mappa sono segnate la "Strada di S. Venetiani" che conduce da Morbegno al passo della Casa di San Marco e quella di "Ciapei de uriga/Stradon de Venetiani", che conduce al passo dell'Aprica, particolare di grande rilievo perché mostra con chiarezza gli itinerari degli eserciti e dei traffici commerciali dell'epoca.Orientata con il Nord in alto, non datata, la carta non è molto accurato sotto il profilo orografico e idrografico. Altro particolare interessante e utile ai fini della datazione della mappa, è il fatto che sulla mappa sia segnato il paese di Piuro, che fu colpito e cancellato da una frana il 4 settembre del 1618. Pertanto, si può ipotizzare che o la carta sia stata incisa prima del settembre 1618 o che, se anche incisa dopo, abbia seguito un modello cartografico in cui Piuro era ancora legittimamente riportato.La Bianchi ritiene verosimile che il modello sia la famosa carta di Klüver e Sprecher del febbraio 1618. Nel cartiglio in basso al centro, è contenuta la dedica a Giambattista Gambara, uomo di lettere e mecenate, condifente della Repubblica Veneta ma anche del Marchese di Bedmar, ambasciatore di Spagna.La carta è di estrema rarità: i soli esemplari censiti nelle raccolte pubbliche sono quelli conservati presso la Civica Raccolta delle Stampe "Achille Bertarelli", a Milano (mutilo della parte infeirore) e quello nella raccolta cinquecentesca della Biblioteca Universitaria Alessandrina di Roma, che ha una coloritura coeva molto simile a questo esemplare.Incisione su rame, coloritura coeva, restauro perfettamente eseguiot all'angolo inferiore sinistro, per il resto in ottimo stato di conservazione. - 2 ESEMPLARI NOTI -Rarissima carta, che copre il territorio della Valtellina e parte dei territori limitrofi: Stato di Milano a ovest, Grigioni a nord, Contado del Tirolo a est e Signoria di Venezia a sud.Sulla mappa sono segnate la "Strada di S. Venetiani" che conduce da Morbegno al passo della Casa di San Marco e quella di "Ciapei de uriga/Stradon de Venetiani", che conduce al passo dell'Aprica, particolare di grande rilievo perché mostra con chiarezza gli itinerari degli eserciti e dei traffici commerciali dell'epoca.Orientata con il Nord in alto, non datata, la carta non è molto accurato sotto il profilo orografico e idrografico. Altro particolare interessante e utile ai fini della datazione della mappa, è il fatto che sulla mappa sia segnato il paese di Piuro, che fu colpito e cancellato da una frana il 4 settembre del 1618. Pertanto, si può ipotizzare che o la carta sia stata incisa prima del settembre 1618 o che, se anche incisa dopo, abbia seguito un modello cartografico in cui Piuro era ancora legittimamente riportato.La Bianchi ritiene verosimile che il modello sia la famosa carta di Klüver e Sprecher del febbraio 1618. Nel cartiglio in basso al centro, è contenuta la dedica a Giambattista Gambara, uomo di lettere e mecenate, condifente della Repubblica Veneta ma anche del Marchese di Bedmar, ambasciatore di Spagna.La carta è di estrema rarità: i soli esemplari censiti nelle raccolte pubbliche sono quelli conservati presso la Civica Raccolta delle Stampe "Achille Bertarelli", a Milano (mutilo della parte infeirore) e quello nella raccolta cinquecentesca della Biblioteca Universitaria Alessandrina di Roma, che ha una coloritura coeva molto simile a questo esemplare.Incisione su rame, coloritura coeva, restauro perfettamente eseguiot all'angolo inferiore sinistro, per il resto in ottimo stato di conservazione. Almagià, p. 57; Perini, p. 71; S. Bianchi, Valtellina Valchiavenna e Grigioni sotto la lente , n. 38 p. 131. Sconosciuta allo Schaffer.
1904réf. 150900Berlin: Kartographische Abteilung der Königlich Preußischen Landesaufnahme 1904. One of just two known complete sets An exceedingly rare large 15-sheet map of China's strategically pivotal Liaodong Peninsula printed for senior German military commanders during the Russo-Japanese War and the Japanese siege of Port Arthur. We have traced one complete set at the Berlin State Library and the University and State Library Darmstadt has an incomplete set of six sheets. For the German army possessing up-to-date information on Liaodong was pressingly essential. Despite being officially neutral during the conflict Germany had significant geopolitical interests in north-eastern China having acted with Russia and France in 1895 to curtail Japanese expansion in East Asia after the First Sino-Japanese War. Russian-Japanese hostilities in particular the gruelling engagements around Port Arthur also threatened to spill over into Germany's nearby maritime territorial concession Qingdao. This highly detailed cartographic production printed at a scale of 1:42000 from Russian military maps from 1898-99 shows settlements of every size topography and spot-heights roads railway lines and other information of use in any potential military operation. 16 untrimmed photolithographed sheets 670 x 630 mm to 170 x 510 mm colour and black and white including 15 map sheets combining to form one large map as well as one key sheet with contemporary supplementary annotations. Generally clean and bright several sheets with fraying in margins 1 sheet with few tape repairs on verso 2 sheets with small loss at head in 1 case just crossing neatline occasional creases. A well-preserved set. unknown
1551Magnifico esemplare del rarissimo prima stato (di quattro) della pianta dell'assedio di Mirandola. Tiratura avanti l'indirizzo di Giovanni Orlandi, in prefetto stato di conservazione.Al centro, entro un cartiglio a forma di nastro svolazzante, è impresso il titolo: LA MIRANDOLA. Orientazione fornita ai lati dalle iniziali dei punti cardinali, il nord è a destra. Acquaforte e bulino, dimensioni mm 265x395.Veduta prospettica della città, anonima. L’opera rappresenta il secondo assedio del 1551. Alleata della Francia, e per questo avversa a Roma, la cittadella fu assediata da papa Giulio III nel mese di luglio del 1551. Difficile stabilire la datazione della lastra, che potrebbe derivare dall’opera di Bartélémy Bonhomme (Lione, 1557) oppure esserne il modello. Appare evidente il collegamento di questa lastra con quella raffigurante l’assedio di Parma del 1551, anch’essa anonima. Le due lastre, all’incirca di formato identico, sono ascrivibili - per evidenti motivi stilistici - alla stessa mano. Sebbene non conosca la tiratura originale – priva di indicazioni editoriali e assolutamente rarissima - Benevolo (1969) asserisce che la carta sia un originale del Salamanca ristampato poi da Orlandi. Si può identificare questa lastra con quella inserita nel catalogo redatto per conto della vedova di Giacomo Gherardi, Quintilia Lucidi, del 17-19 ottobre 1598 (n. 44) dove è descritta come “la mirandola”, incisa al verso de “la Veronica”. Possiamo quindi supporre che la matrice originaria sia stata acquisita da Antonio Lafreri ed ereditata da Claudio Duchetti e infine dal Gherardi. Giovanni Orlandi acquisì il fondo calcografico del Duchetti attraverso Quintilia Lucidi (atto del 25 giugno 1602) e ristampò la lastra apponendo la propria firma. Dopo il 1614 è datata l’edizione di Hendrick van Schoel. Le lastre di van Schoel vennero poi cedute a Francesco de Paoli, come documentatodall’inventario della vendita del 2 novembre 1633, che potrebbe averne curato un’ulteriore tiratura.Stati & edizioni1°: come descritto e illustrato, privo di indicazioni editoriali.2°: aggiunto in basso l’imprint Ioannes Orlandi formis Ramae 1602.3°: il nome di Orlandi è sostituito da Henricus van Schoel formis.4°: congetturato, con l’indirizzo di Francesco de Paoli.BibliografiaBonasera (1979): p. 84, n. 9; Destombes (1970): n. 23a; Ganado (1994): III, n. 197 & VI, n. 119 & p. 212, n. 38; Benevolo (1969): pp. 75-77, tav. XIII; Bifolco-Ronca (2014): n. 79; Pagani (2012): p. 83; Pagani (2017): p. 47, C11 e p. 52; Tooley (1939): n. 397.Censimento2°: Fano, Federiciana. 3°: Chicago, Newberry Library; Londra, British Library; Malta, National Library (3); Roma, Istituto Centrale per la Grafica. Magnificent example of the very rare first state (of four) of the plant with the siege of Mirandola, before the Giovanni Orlandi's address, in perfect condition.In the center, in a cartouche, the title: LA MIRANDOLA. Orientation given to the sides by the initials of the cardinal points, North is on the right. Etching and engraving, dimensions mm 265x395.Anonymous perspective view of the city,representing the second siege of 1551.BibliographyBonasera (1979): p. 84, n. 9; Destombes (1970): n. 23a; Ganado (1994): III, n. 197 & VI, n. 119 & p. 212, n. 38; Benevolo (1969): pp. 75-77, tav. XIII; Bifolco-Ronca (2014): n. 79; Pagani (2012): p. 83; Pagani (2017): p. 47, C11 e p. 52; Tooley (1939): n. 397. Bifolco-Ronca (2018): tav. 1147, I/IV.
1566Terzo stato della pianta di La Valletta, pubblicata per la prima volta da Nicola Beatrizet.Nel cartiglio in basso a destra si legge: La sopra detta Citta è, d' Longhezza Canne 500. In circha et di Largezza Canne 300. In Circha. In quello i alto a sinistra una legenda con 11 punti con il titolo: Disegno de' porti e' forti del'Isola de Malta. In basso a sinistra sono riportate le indicazioni editoriali: Ant. Lafrerij Romae 1566. Nel mare, è disegnata la scala grafica, di 6 unità, priva di misura. Orientazione mediante una rosa dei venti dove sono indicati il Settentrione, Mezzo di, Oriente, Levante, il nord-est è in alto. Prima rappresentazione a stampa del porto e della rada dell’odierna La Valletta, attribuita dalla letteratura a Nicolas Beatrizet. Della prima stesura dell’opera, con la firma dell’autore, oggi si sono perse le tracce (cfr. Ganado-Schirò p. 135), ma l’esistenza è testimoniata da Almagià (1929) che riferisce di una pianta del porto di Malta, con medesimo titolo, recante in basso a sinistra la firma: Nicolaus beatricius lotharingius fecit e formis suis exc. Pertanto, la pianta può essere analizzata solo attraverso gli esemplari della seconda stesura che, in luogo della firma del Beatricetto, recano l’imprint editoriale: Romae 1563, cum gratia et privilegio. L’opera è stampata a Roma, con tutta probabilità dalla tipografia di Salamanca & Lafreri. Si basa sulla pianta manoscritta del 1558 attribuita a Bartolomeo Genga, un ingegnere militare italiano, che presentò al Gran Maestro Jean de la Valette un originale progetto per una cittadella fortificata da costruire sul promontorio che divideva il golfo. Tuttavia, altri dettagli, come la forma di Castel S. Elmo, sembrano essere desunti da fonti diverse. Ganado sostiene che probabilmente l’incisione sia stata realizzata per promuovere, nel mondo cattolico, una sorte di raccolta di fondi destinati alla costruzione della città fortificata; in cambio di un contributo veniva garantita l'indulgenza del Papa. Il primo stato della lastra, dunque, doveva già rispecchiare il progetto di Genga e fu probabilmente inciso nel 1558, come la pianta di Thionville, città natale del Beatricetto. Questo esemplare è databile 1566, anno in cui Lafreri ristampa la lastra originale, aggiornandola, emendandola e aggiungendo la propria firma. Il titolo è diverso e la tavola è arricchita dal un nuovo cartiglio contenente una legenda. La cittadella è rappresentata correttamente e segue la forma disegnata dall’architetto Francesco Laparelli. La lastra fu ereditata da Claudio Duchetti e quindi da Giacomo Gherardi ed è inserita nel catalogo redatto per la sua vedova (17-19 ottobre 1598, n. 197) dove è descritta come “la città di malta”. Venne acquisita, nel 1602, da Giovanni Orlandi che la ristampò inalterata con la sola aggiunta del proprio imprint. Il rame seguì poi la sorte delle lastre della tipografia Orlandi, che fu acquistata da Hendrik van Schoel e infine da Francesco de Paoli. Pertanto, sebbene non note, sono plausibili ulteriori tirature della lastra.Acquaforte e bulino in ottimo stato di conservazione.Stati & edizioni1°: a firma Nicolaus beatricius lotharingius fecit e formis suis exc.2°: come descritto, con imprint Romae 1563, cum gratia et privilegio.3°: cambia il titolo. Nel cartiglio in alto si legge: Disegno de porti et forti del’Isola de Malta con la Pianta dela nuova Citta Valetta edifficatta dal’Ill.mo et R.mp Sig.r Gran m[aest]ro. Fra Giovan de Valetta et per l’alphabetto qui sotto annottato si conoscera le cose piu Notabili apertenenti à sudetti luoghi. Segue una legenda alfanumerica (A-L). In basso a sinistra l’imprint Ant. Lafrerij Formis Romae. 1566.4°: aggiunto nel cartiglio in basso a destra l’imprint Ioanne Orlandi formis romae 1602. In the lower right-hand cartouche we read: a sopra detta Citta è, d' Longhezza Canne 500. In circha et di Largezza Canne 300. In Circha. In quello i alto a sinistra una legenda con 11 punti con il titolo: Disegno de' porti e' forti del'Isola de Malta. At the bottom left are the editorial indications: Ant. Lafrerij Romae 1566. In the sea, the graphic scale of 6 units, without measure, is designed. Orientation by means of a compass rose where the North, Middle of, East, Levant are, the north-east is at the top.First printed representation of the port and the bay of Valletta, attributed by the literature to Nicolas Beatrizet.This specimen can be dated 1566, when Lafreri re-prints the original plate, updating it, modifying it and adding its own signature. The title is different and the table is enriched by the new cartouche containing a legend.Etching and engraving in very good condition. Bifolco-Ronca (2018): n. 880, III/IV; Alberti (2009): n. 21; Almagià (1929): n. 33a; Ganado (2003): pp. 366-368 e 389-391, nn. 14, 34-35, tavv. 110, 131-132; Ganado-Schirò (2016): pp. 135-146, fig. 30; Pagani (2012): p. 84; Tooley (1939): nn. 361, 375.
1563Carta anonima e priva di dati editoriali, pubblicata per la prima volta nel 1561, e attribuita da David Woodward, nel suo saggio sull’incisore veronese, a Paolo Forlani. Esemplare nel quinto stato di otto descritto da Bifolco-Ronca (2018), con la data M.D.LXIII. e la rappresentazione dell’isola di Grado. In un cartiglio rettangolare, posto nel mare, è inciso il titolo: NOVA DESCRIPTIONE DEL FRIULI M.D.LXIII. Carta priva di orientazione, scala grafica e graduazione ai margini. Prima replica in rame della carta di Giovanni Andrea Vavassore del 1550, la più antica carta a stampa dell’area e, insieme a quella manoscritta di Giovanni Antonio Cortona (ante 1554) fonte cartografica per il Friuli. L’opera del Vavassore mostra un’accurata rappresentazione del rilievo montano, oltre ad un’evidente scrupolosità nella fitta riproduzione dei bacini dei tre fiumi maggiori, l’Isonzo, il Tagliamento e il Livenza. La toponomastica, però, riporta solo i grandi centri abitati, castelli, abbazie, santuari e punti strategici di chiara importanza militare ed economica. Appare palese che la mappa avesse dunque una funzione militare. “La mappa deriva dalla carta del Vavassore, della quale rappresenta una buona replica in rame. Rispetto al modello propone numerose modifiche per quanto riguarda le linee costiere, l’idrografia e la toponomastica. Questa carta, priva di dati editoriali, appare per la prima volta nel 1561, con una prova di stampa priva della rosa dei venti e viene ristampata senza modifiche nel 1562 e nel 1563; ancora nel 1563, ne viene pubblicata un’altra ristampa che reca però il nome di Giovanni Francesco Camocio. Lago sostiene che la tiratura del 1561 non sarebbe la prima, sulla base di alcune cancellazioni notate sulla lastra in corrispondenza della costa tra Caorle e Marano. Sono note anche una ristampa con l’indirizzo del Camocio abraso, ed una con quello di Donato Bertelli, già citata da Almagià” (cfr. Bifolco – Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018), pp. 1942-43, tav. 976, V/VIII). Magnifico esemplare, impresso su carta vergata coeva, rifilato al rame e con ampi margini bianchi aggiunti all’epoca (nel tipico stile degli atlanti compositi). In alto a destra numero in manoscritto “XLII”. Opera di grande rarità ed importanza. Bibliografia S. Bifolco, F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018), pp. 1942-43, tav. 976, V/VIII; Almagià (1948): p. 88, n. 12; Borroni Salvadori (1980): n. 47; Almagià (1929): p. 29, A-B; Bifolco-Ronca (2014): n. 59; Karrow (1993): n. 4/1.2; Lago-Rossit (1988): pp. 119-122, tavv. XXXV-XXXVII; Lago (1989): p. 254, nn. 118-119; Lago (1994): p. 326, fig. 15; Lago (2002): p. 374, figg. 369-370; Perini (1996): p. 85; Tooley (1939): nn. 224, 225, 227 & 228; Woodward (1990): n. 05.01-03; Woodward (1992): n. 14. Anonymous map, without editorial data, first published in 1561 and attributed by David Woodward, in his essay on the Veronese engraver, to Paolo Forlani. Example of the fifth state of eight described by Bifolco-Ronca (2018), with the date M.D.LXIII. and showing the island of Grado. In a rectangular cartouche, placed in the sea, is engraved the title: NOVA DESCRIPTIONE DEL FRIULI M.D.LXIII. First copperplate replica of the map by Giovanni Andrea Vavassore of 1550, the oldest printed map of the area and, together with the manuscript map by Giovanni Antonio Cortona (before 1554), the cartographic source for Friuli. The work of Vavassore shows an accurate representation of the mountainous relief, as well as an evident scrupulousness in the dense reproduction of the basins of the three major rivers, the Isonzo, the Tagliamento and the Livenza. The toponymy, however, shows only the large towns, castles, abbeys, sanctuaries and strategic points of clear military and economic importance. It seems clear that the map therefore had a military function. The map derives from the map of Vavassore, of which it represents a good replica in copper. Compared to the model, it proposes numerous modifications with regard to coastal lines, hydrography and toponymy. This map, without editorial data, appears for the first time in 1561, with a proof without the wind rose and is reprinted without changes in 1562 and 1563, and again in 1563, is published another reprint that bears the name of Giovanni Francesco Camocio. Lago argues that the 1561 edition would not be the first, on the basis of some erasures noted on the plate in correspondence of the coast between Caorle and Marano. A reprint with the address of Camocio abraded is also known, and one with that of Donato Bertelli, already mentioned by Almagià (see Bifolco - Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018), pp. 1942-43, table 976, V/VIII). Magnificent example, printed on contemporary laid paper, trimmed to the borderline and with wide white margins added at the time (in the typical style of composite Atlases). On the upper right hand side, number in manuscript "XLII". Work of great rarity and importance. Bibliografia S. Bifolco, F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018), pp. 1942-43, tav. 976, V/VIII; Almagià (1948): p. 88, n. 12; Borroni Salvadori (1980): n. 47; Almagià (1929): p. 29, A-B; Bifolco-Ronca (2014): n. 59; Karrow (1993): n. 4/1.2; Lago-Rossit (1988): pp. 119-122, tavv. XXXV-XXXVII; Lago (1989): p. 254, nn. 118-119; Lago (1994): p. 326, fig. 15; Lago (2002): p. 374, figg. 369-370; Perini (1996): p. 85; Tooley (1939): nn. 224, 225, 227 & 228; Woodward (1990): n. 05.01-03; Woodward (1992): n. 14.
1560Acquaforte e bulino, circa 1560, priva di firma. Esemplare nel primo stato, prima tiratura e prima del taglio della lastra. Magnifica prova, ricca di toni, impressa su un foglio di carta vergata coeva (ottenuto da due uniti) con filigrana “scudo con fiore e stella”, con pieni margini, in eccellente stato di conservazione. Burden, The mapping of North America, 29; Ginsberg; Printed Maps of Scandinavia and the Arctic, 19; Shirley, The Mapping of the World, 109; Bella, Cartografia Rara (Collezione Novacco), p. 49, 41; Borroni Salvadori, Raccolte, 3 & 4. Nordenskiold collection 7. Rarissimo esemplare, prima del testo al verso e prima della pubblicazione, con il taglio della lastra, nella Geographia di Tolomeo del Ruscelli.Girolamo Ruscelli erudito e poligrafo nativo di Viterbo, si formò a Roma ma si trasferì ben presto nel Veneto dove curò, per la tipografia Valgrisi, le edizioni di numerosi classici italiani. Ruscelli fu anche il curatore della versione riveduta e ampliata della Geographia di Tolomeo, stampata a Venezia più volte tra il 1561 e la fine del secolo. Le mappe sono basate sulle tavole di Giacomo Gastaldi compilate per l’edizione del 1548; probabilmente il Gastaldi disegnò personalmente anche queste carte, che vennero incise dai fratelli Livio e Giulio Sanuto. La peculiarità delle mappe è che sono incise due per lastra e successivamente tagliate per essere inserite nel libro, di formato in-quarto; questo il motivo per cui il segno del rame appare solo in tre lati della mappa. La carta della Scandinavia è tuttavia basata sulla Carta da Navegar di Nicolo Zeno, edita a Venezia nel 1558, e mostra la mitica isola della Frislandia. La carta del mondo è una elegante rappresentazione della classica versione della carta generale di Tolemeo. Né Burden e né Ginsberg fanno notare, tra le numerose differenze che esistono tra il primo stato della lastra e i successivi, come l’ultimo numero del margine graduato di sinistra della longitudine sia “50” nella prima edizione e in seguito corretto giustamente in “59”. Burden sostiene che un solo esemplare completo di questa mappa esista oggi, quello della collezione Novacco, oggi alla Newberry Library. Rarissima. Burden “At least one example survives of the complete sheet, which tell us that in this case the sister map was the Prolemy world”.A great impressions, whit plate tone, printed on single sheet (two sheets originally joined) of paper showing “shield with flower and star“ watermark, full margins, perfect condition.Separately published issue of two maps—one an intriguing, early map of the northern regions and the other a Ptolemaic world map--that would also appear in the Ruscelli edition of Ptolemy’s geography. In the present form on a single sheet, however, the engraving was included in a Lafreri composite atlas. The upper map – Ruscelli’s edition of Nicolo Zeno’s 1558 work – was created by Zeno to illustrate voyages of his ancestors to Iceland and Greenland in 1380. That Zeno’s map included a number of fictional islands did not stop it from being one of the most influential depictions of the northern regions of the 16th century. The lower map is an elegant rendition of the Ptolemaic world, which represented the starting point for virtually all 16th century mapping. Examples of the 1561 first state of both of these maps found in Ruscelli’s atlas have plate marks only on the sides and at the bottom, because the maps were originally engraved on the same plate “head to head,” with one upside-down relative to the other. The single sheet was then divided into two maps for inclusion in the atlas. In the case of our example, the sheet was cut at the time of publication and rejoined in order to have both maps right side up. And since there is no text on the verso, there is no chance that the maps could have originally come from the atlas. Burden, The mapping of North America, 29; Ginsberg; Printed Maps of Scandinavia and the Arctic, 19; Bella, Cartografia Rara (Collezione Novacco), p. 49, 41; Nordenskiold collection 7
1559Acquaforte e bulino, 1559, firmata e datata in lastra in basso. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “tre tulipani in un cerchio con stella” (Woodward 121 databile al 1558), con ampli margini, in perfetto stato di conservazione.Magnifica e rarissima carta geografica dell’isola di Creta, caratterizzata dalla curiosa ed inusuale rappresentazione del mare, inciso da marcate linee realizzate al bulino. Il risultato è quello di una mare vivo, probabilmente nel tentativo di rappresentarlo come agitato. La carta è la prima rappresentazione in rame dell’isola e segue il modello silografico di Matteo Pagano, realizzato a Venezia nel 1538. L’opera è datata 1559 ed è intagliata da Sebastiano dal Re. Il Tooley cita un esemplare della collezione Beans con la data 1554, ma ci sentiamo di asserire che si tratti di un refuso. Probabile invece che della mappa esista un esemplare del 1558, data l’evidente correzione della data nella lastra.Sebastiano di Re, alle volte latinizzato con il nome di Sebastianus a Regiubus, era originario di Chioggia come lui setto amava firmarsi con l’aggettivo Clodiensis. La sua attività calcografica si svolge principalmente a Roma tra il 1557 ed il 1563. La sua prima opera cartografica è una mappa di Roma, copia dell’incisione di Beatricetto edita dal Lafrery. Il suo nome è associato dal 1558 all’editore e mercante veneziano, ma attivo nella capitale, Michele Tramezzino, e di Pirro Ligorio. Successivamente lavora anche per il figlio del Salamanca e per Bartolomeo Faleti. Nel 1560 diviene membro della Congregazione dei Virtuosi al Pantheon.Tutte le opera cartografiche del Re sono relative al periodo 1557-1563 e sono relative alla collaborazione con il Tramezzino. Francesco e Michele Tramezzino, editori nativi di Venezia ma attivi in entrambe le città tra il 1526 ed il 1576. La loro bottega calcografica era rivale di quella, egemone, di Salamanca e Lafrery. Pertanto le mappe edite dalla tipografia Tramezzino ebbero una tiratura assolutamente ristretta.Bibliografia: a) Borroni Salvadori (1980): n. 113; Ruge (1904-16): I, n. 67.58 e IV, n. 90.115b; Wieder (1915): p. 29, n. 51; Alberti (2005): p. 15, n. 21; Mostra Bergamo (2016): n. 33; Tooley (1939): n. 174; Zacharakis (1992): n. 2153 & 2154; Zacharakis (2004): n. 14.Esemplari noti: Dillingen, Studienbibliothek; Firenze, Biblioteca Nazionale; Madrid, Biblioteca Nacional; Parigi, Bibliothèque Nationale; Roma, Alessandrina; Roma, Biblioteca Apostolica Vaticana; Rostock, Universitatsbibliothek. Etching and engraving, 1559, signed and dated in the plate at the bottom. Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with watermark "three tulips in a circle with a star" (Woodward 121 dating back to 1558), with wide margins, in perfect condition.Magnificent and rare map of the island of Crete, characterized by the curious and unusual representation of the sea, engraved by strong lines built with the burin. The result is that of a sea vivo, probably in an attempt to represent it as agitated. The map is the first copper plate of Crete and follows the woodcut model by Matteo Pagano, made in Venice in 1538. The work is dated 1559 and is carved by Sebastiano del Re. Tooley cites an example of the collection Beans with the date 1554. Sebastiano di Re, sometimes Latinized as the Sebastianus to Regiubus, was a native of Chioggia as he liked to sign his septum with the adjective Clodiensis. Its activity is mainly intaglio in Rome between 1557 and 1563. His first work is a cartographic map of Rome, a copy of the engraving published by Beatricetto Lafrery. His name is associated, from 1558, with the editor and merchant Venetian, but active in the capital, Michele Tramezzino, and Pirro Ligorio. He later worked for the son of Salamanca and Bartolomeo Faleti. In 1560 he became a member of the Congregazione dei Virtuosi al Pantheon.All cartographic works by Di Re covered the period 1557-1563 and relate to the collaboration with Tramezzino. Francesco and Michele Tramezzino, editors native of Venice, but active in both cities between 1526 and 1576. Their workshop was rival of the hegemonic printers Salamanca and Lafrery. Therefore the maps published by the typography Tramezzino had a circulation absolutely restricted.An extremely rare and fascinating map of Crete.Literature: Borroni Salvadori (1980): n. 113; Ruge (1904-16): I, n. 67.58 e IV, n. 90.115b; Wieder (1915): p. 29, n. 51; Alberti (2005): p. 15, n. 21; Mostra Bergamo (2016): n. 33; Tooley (1939): n. 174; Zacharakis (1992): n. 2153 & 2154; Zacharakis (2004): n. 14.Known example: Dillingen, Studienbibliothek; Firenze, Biblioteca Nazionale; Madrid, Biblioteca Nacional; Parigi, Bibliothèque Nationale; Roma, Alessandrina; Roma, Biblioteca Apostolica Vaticana; Rostock, Universitatsbibliothek.
1630Italiae, Sardiniae, Corsicae et confinium Regionum nova Tabula effigies praecipuarum Urbiu[m] et habituum inibi sinul co[m]plectens Eccellente carte-à-figures della penisola italiana, riccamente decorata con la raffigurazione delle principali città e borghi e con i costumi tipici della nazione. Gunther Shilder, nell'introduzione alla sua cartobibliografia delle carte olandesi in folio con bordi decorativi (talvolta definite carte-à-figures, o “carte a pannelli”), ha commentato: “questo genere deve essere considerato uno dei migliori prodotti dell'industria cartografica di Amsterdam. La combinazione vincente tra i progressi delle conoscenze geografiche e l'espressione delle capacità artistiche fece di queste mappe un bene prezioso sia sul mercato nazionale che su quello internazionale” (cfr. Günter Schilder, Monumenta Cartographica Neerlandici VI. "Nederlandse foliokarten met decoratieve randen, 1604-1640”. Il fatto che molte di queste mappe venissero vendute in fogli separati e inserite solo casualmente negli atlanti compositi dell'epoca ne spiega la rarità odierna, mentre il loro fascino estetico non è diminuito nel corso dei secoli, rendendole esempi altamente collezionabili dell'arte cartografica. Questa carta dell’Italia era ignota a Klaus Stopp, riconosciuto come la maggiore autorità in materia di carte-à-figures. Un esemplare di questa mappa - oggi conservato presso una prestigiosa collezione privata - privo di data ed indicazioni editoriali fu venduto prima di finire all’asta, dove, presso Sotheby's Londra altre anonime carte-à-figures di produzione italiana della stessa tipologia vennero poste all’incanto nel novembre del 2008 (lotto 162 e seguenti). Il catalogatore (all’epoca Catherine Slowther, Sotheby’s Senior Specialist), seppure in maniera dubitativa, attribuì la carta a Stefano Mozzi Scolari, datandola al 1642 circa. L’ipotesi, più che attendibile, veniva basata sulla carta utilizzata per la mappa, una carta italiana come documentato dalla presenza della filigrana: “Seven of the maps following are hitherto unrecorded piracies taken from Dutch models by Pieter van den Keere or Jodocus Hondius Jr (re-)published by Johannes Janssonius in the 1630s and 1640s; one feature of the copying process is that the vast majority of the vignettes and costume figures, as also the armorials on the map of Germany, are reversed in engraving so what was on the left in the original now appears on the right. While this is commonly encountered for decorative features in maps, it is incongruous on the London plan, for example, to see the Tower of London placed on the west side of London and Westminster on the east. (However, all the vignettes on the map of France and three on that of Europe – Venice, Rome and Constantinople – are correctly orientated). Although copied from Dutch models, and assuming the engraved dates of 1641 or 1642 are broadly correct for the publication date of the set, it should be noted that the examples of the maps used were not acquired contemporaneously; the maps of the continents, for example were issued by Janssonius in 1632 with the lower panel removed. It is possible that these maps were engraved in Venice (the plan of Venice being one of the few vignette insets correctly orientated), perhaps by the little known publisher Stefano Scolari, who is known to have published other maps from Dutch originals, but as the maps are without any engraved attribution, this must be speculative. That the paper used in printing was too small for the printing plates may, however, point to a bookseller rather than map- or print-seller. Five of the maps have watermarks showing an anchor in a circle, surmounted by a six-pointed star (Heawood 8?) which indicates the paper to be Italian and of the period”. Il nostro esemplare – un secondo stato della lastra - presenta interventi di ritocco per la ristampa. Nel cartiglio con il titolo, viene aggiunta la firma Stefa... Italiae, Sardiniae, Corsicae et confinium Regionum nova Tabula effigies praecipuarum Urbiu[m] et habituum inibi sinul co[m]plectens Excellent carte-à-figures of the Italian peninsula, richly decorated with depictions of the main cities and towns and typical costumes of the nation. Gunther Shilder, in the introduction to his cartobibliography of Dutch folio maps with decorative borders (sometimes referred to as carte-à-figures, or "panel maps"), commented, "this genre must be regarded as one of the best products of the Amsterdam cartographic industry. The successful combination of advances in geographical knowledge and the expression of artistic skills made these maps a valuable commodity in both the domestic and international markets" (see Günter Schilder, Monumenta Cartographica Neerlandici VI. "Nederlandse foliokarten met decoratieve randen, 1604-1640." The fact that many of these maps were sold in separate sheets and included only casually in the composite atlases of the time explains their rarity today, while their aesthetic appeal has not diminished over the centuries, making them highly collectible examples of cartographic art. This map of Italy was unknown to Klaus Stopp, recognized as the foremost authority on carte-à-figures. A specimen of this map (and other anonymous Italian carte-à-figures) devoid of date and editorial indications was sold at auction, at Sotheby's London, in November 2008 (lot 162 et seq.). The cataloguer (at the time Catherine Slowther, Sotheby's Senior Specialist), albeit dubiously, attributed the map to Stefano Mozzi Scolari, dating it to about 1642. The hypothesis, more than reliable, was based on the paper used for the map, an Italian map as documented by the presence of the watermark: “Seven of the maps following are hitherto unrecorded piracies taken from Dutch models by Pieter van den Keere or Jodocus Hondius Jr (re-)published by Johannes Janssonius in the 1630s and 1640s; one feature of the copying process is that the vast majority of the vignettes and costume figures, as also the armorials on the map of Germany, are reversed in engraving so what was on the left in the original now appears on the right. While this is commonly encountered for decorative features in maps, it is incongruous on the London plan, for example, to see the Tower of London placed on the west side of London and Westminster on the east. (However, all the vignettes on the map of France and three on that of Europe – Venice, Rome and Constantinople – are correctly orientated). Although copied from Dutch models, and assuming the engraved dates of 1641 or 1642 are broadly correct for the publication date of the set, it should be noted that the examples of the maps used were not acquired contemporaneously; the maps of the continents, for example were issued by Janssonius in 1632 with the lower panel removed. It is possible that these maps were engraved in Venice (the plan of Venice being one of the few vignette insets correctly orientated), perhaps by the little known publisher Stefano Scolari, who is known to have published other maps from Dutch originals, but as the maps are without any engraved attribution, this must be speculative. That the paper used in printing was too small for the printing plates may, however, point to a bookseller rather than map- or print-seller. Five of the maps have watermarks showing an anchor in a circle, surmounted by a six-pointed star (Heawood 8?) which indicates the paper to be Italian and of the period”. Our copy - a second state of the plate - has been retouched for reprinting. In the title cartouche, is added to the signature Stefano Scolari Forma in Venetia. The fact certifies that the attribution was plausible. However, the hypothesis that seems most possible to us, that the author of the map can be traced back to Francesco Valegio. After all, it is widely documented how Scolari came into possession of a large number of Valegio's plates, reprinting...
1560Rarissima carta dell’isola che attribuiamo a Giacomo Gastaldi e che consideriamo il prototipo di questa tipologia di carte del ‘500. L’opera, in passato anonima e conosciuta solo attraverso l’esemplare conservato nell’atlante Doria, la troviamo stampata in un singolo foglio di atlante insieme alla carta della Corsica firmata da Gastaldi, nell’esemplare venduto in asta a Londra (Sotheby’s, 2000). Le due carte sono assolutamente simili in tutto, anche nella inusuale modo di rappresentare l’orientazione, attraverso una sorta di croce che attraversa tutta l’isola. Ulteriore conferma dell’attribuzione al Gastaldi deriva dalla presenza della carta nel suddetto Atlante Doria, insieme ad un gruppo di carte delle isole del cartografo piemontese, quali Malta, Elba e la Corsica. Dal confronto con tutte le altre carte dell’isola, si notano le seguenti differenze: orografia e idrografia meno accentuate; in alto a nord del fiume Temo viene indicato Fresan anziché S.reparata (nelle altre carte Fresan è a sud del fiume); sempre a nord, sotto l’isola denominata Tolata, non vi è piu disegnata un’isoletta priva dell’indicazione toponomastica, che si trova invece nelle altre carte. Il primo stato della carta è una prova di stampa, parzialmente incompleta. Ad oggi è noto un solo esemplare, venduto in asta a Parigi nel 2006 ed ora nella collezione di chi scrive. Al centro dell’isola, l’iscrizione SARDEGNA. In alto, in una targa incorniciata da fregi, una breve descrizione del territorio Sardinia insula inter Africu[m], et Tyrrenu[m] pelagus sita: magnitudine 562 mil. pas. fertilis admodu[m] animaliu[m]que varij generis abundans metallis argentarijs, stagnis, fontibus, salubris prestantissima. Orientazione nei quattro lati al centro, il nord in alto. Carta priva di graduazione ai margini e di scala grafica.Acquaforte e bulino, ampi margini, perfetto stato di conservazione.Esemplare di secondo stato, del tutto simile al precedente, ma viene arricchito il disegno orografico con l’aggiunta di diversi monticelli nella parte centro-settentrionale dell’isola. Aggiunti anche degli alberelli di forma diversa da quelli già presenti. Meraviglioso esemplare di questa influente mappa della Sardegna, conosciuto in pochissimi esemplari. Erroneamente attribuita al Duchetti in Bifolco-Ronca (2014). Extremely rare map of the Sardinia, which we attribue to Camocio, and we consider as prototype of this kind of sixteenth century's map.Just one example of this map, formerly attribued to an anonimous mapmaker-engraver, is known, kept in the Doria's atlas, and printed on a single sheet with the map of Corsica, signed by Gastaldi, in the copy sold at auction by Sotheby's London (2000).The two cards are very similar, even for the unusual orientation, through a sort of cross that runs through the island.To confirm the attribution to Gastaldi is also the presence, in the aforementioned Atlas Doria, of other islands' map realized by Piedmontese cartographer, such as Malta, Elba and Corsica.Comparing all other maps of the island, it's possible notice the following differences: topography and hydrography are less marked; at the top, on northern river Temo is indicated Fresan instead of S.Reparata (in other maps Fresan is at south of the river); at north, under the island called Tolata, there isn't the small island without any indication place names, which is located on the other maps.The first state of this map is a proof, partially incomplete.To date only one example of the first state is known, sold at auction in Paris in 2006 and now in the collection of the writer.At the island's center, lettered SARDINIA. At top, in a cartouche framed by friezes, a brief Latin description of the territory "Sardinia insula inter Africu [m], et Tyrrenu [m] pelagus located: magnitude 562 mil. pas. fertilis admodu [m] animaliu [m] que varij generis abundans metallis argentarijs, stagnis, fontibus, Salubris prestantissima"Map oriented with Nord at the top; without graduation at the edge and the bar scale. Etching and engraving, in perfect condition.Example of second state, very similar to the first one, but the orography is enriched by enriched by numerous mountains in the north-central part. Added also some tree of different shapeMagnificient example of this iauthoritative map of Sardinia, known in very few examples.Erroneously attributed to Duchetti in Bifolco-Ronca (2014). Bifolco-Ronca (2014): n. 151; Christie’s Pa (2006): n. 266; Christie’s (2012): n. 31; Dzikowski (1940): n. 49; Sotheby’s (2000): n. 257; Sotheby’s (2005): n. 77; b) Lago (2002): p. 490, tav. 488.
1611réf. PHO-2274Hanau, Typis Wechelianis apud Claudium Marnium & haeredes Ioan. Aubrii, 1611. In-folio, [16]-1196-[76] pp. + [4]-285-[3] pp., 5 cartes gravées sur cuivre dont 3 grandes dépliantes. Plein veau, dos à nerfs aux armes de la famille de Montholon, restauration à la reliure, brunissures importantes par endroits, légères rousseurs aux cartes, léger pli au titre. Exemplaire complet. Provenance : reliure aux armes de la famille de Montholon ; étiquette de la librairie Dorbon-Ainé. En deux parties avec chacune son titre propre.
1841réf. PHO-2262Paris, Arthus Bertrand, 1841-1842-1844-1848-1853-1854. 6 vol. in-8° de XXIX, 1 bl., 343 pp., [2] ff., Front., 6 pl. h.-t. et 1 carte dé pl. ; 467 pp., [2] ff. Font., 4 pl. h.-t. et 1 carte ; 548 pp., [1] f. Front. et 5 pl. h.-t. ; 464 pp., [2] ff. 4 pl. h.-t. ; III, 1 bl., 542, [2] pp. 4 pl. h.-t. ; 400 pp. Font. et 5 pl. h.-t. demi-basane fauve, dos à 5 faux-nerfs, p ; de t. en maroquin orange, p. de tomaison en maroquin brun, tranches mouchetées (Reliure du temps). Édition originale, bien complète du sixième volume consacré à la Californie qui manque souvent. 31 pl. gravées sur acier (complet) et 2 cartes dépliante, au Tome IV, la pl. du « Fort de Cornouailles » est reliée en frontispice du tome VI. Des rousseurs et quelques planches brunies.
1784In folio (mm 390x265). Frontespizio calcografico con figure allegoriche, 54 tavole di mappe a doppia pagina in coloritura coeva incise finemente in rame da Giuliano Zuliani e Marco Alvise Pitteri. Mezzo vitellino marezzato con angoli coevo, dorso a nervi con titolo su tassello in marocchino rosso, piatti in cartone marmorizzato. Solo il tomo III dell' Atlante Novissimo, fra i più fascinosi e completi mai pubblicati in Italia nel XVIII secolo, l'opera più monumentale e famosa di Zatta; esce in 4 volumi con 216 tavole che illustrano tutto il mondo conosciuto dell'epoca, accresciuto delle più significative scoperte geografiche, la comparsa delle nuove isole scoperte nell'Oceano Pacifico da James Cook e la prima carta italiana della Nuova Zelanda. Ottimo esemplare di questo celebre atlante con minime tracce del tempo agli spigoli e cuffie, tassello al dorso un po' sbiadito. Indice delle tavole corto nei margini, la marca di Ancona e la Calabria ultra probabilmente da un altro esemplare; carta del Vicentino e del Bolognese/Ferrarese con alone marginale in basso a sinistra, generale lieve arrossamento alla piega centrale. Minime sporadiche macchioline marginali. Cremonini 72; Phillips 651 Beautiful copy of this celebrated atlas, with all maps in fine contemporary hand-colouring.
1650Acquaforte, metà del XVII secolo, firmata in lastra in alto nel cartiglio. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva (due fogli reali uniti), lievi pieghe di carta, rifilata al rame o con sottile margine, restauro perfettamente eseguito nella parte inferiore, per il resto in ottimo stato di conservazione. Valerio Spada fu allievo, a Firenze, di Lorenzo Lippi; divenne un fine incisore e calligrafo, tanto da meritarsi la stima di Cosimo III de Medici. Questa ambiziosa rappresentazione di Firenze descrive l’intera città, dal Belvedere alla Zecca, includendo le colline e la città di Fiesole. Inoltre, il panorama è notevole per i suoi dettagli bucolici raffigurati nel primo piano, che comprendono figure, vigneti e oliveti. L’opera è dedicata a S.A.R, il Principe Leopoldo; la dedica è contenuta nel grande cartiglio in alto, che include il titolo, costituito dallo stemma dei Medici, sostenuto da due angeli. Ottimo esemplare. Etching, half of the XVII century, signed on upper plate, in the cartouche. Magnificent work, printed on contemporary laid paper (two royal sheets joined together), light paper fold, trimmed to platemark or with thin margins, a perfectly executed repair on lower part, otherwise in excellent condition. Valerio Spada was pupil of Lorenzo Lippi, in Florence, thus becoming a fine engraver and calligrapher, a thing which gained him the appreciation of Cosimo III de Medici. This ambitious representation of Florence describes the whole city, from the Belvedere to the Zecca, including the hills and the city of Fiesole. The panorama is noteworthy due to its bucolic details in the foreground, including figures, vineyards and olive grove. The work is dedicated to H.R.H Prince Leopoldo; the dedication is enclosed in the cartouche on upper part, together with the title, formed with the dei Medici coat of arms held by two angels. Excellent example. Mori-Boffitto 62; Phyllis Deaborn Massar, The Prints of Valerio Spada, in “Print Quarterly” Vol. III, Num. 3 (1986) pp. 217-238 e Vol. IV, Num. 1 (1987), pp. 19-39.
1662réf. bf4740Chez L'auteur Relié 1662 "MAGNIFIQUE ENSEMBLE DES QUATRE CONTINENTS CARTOGRAPHIÉS PAR LE PREMIER CARTOGRAPHE FRANÇAIS, DANS UN ÉTAT DE FRAICHEUR INCOMPARABLE. Quatre volumes petit in-4 (18,5 x 25 cm), reliés en plein veau brun de l'époque. Les reliures sont toutes identiques, dos à 5 nerfs, titrés, roulettes dorées sur les coupes. Nicolas Sanson d'Abbeville est considéré comme le fondateur de la cartographie en France. En 1627, rencontrant Richelieu (il venait d'Abbeville et s'était installé à Paris), il fut présenté par lui à Louis XIII, qui le nomma Géographe Ordinaire du Roi. Il cartographia quatre continents (ici présents : l'Europe, l'Asie, l'Afrique et l'Amérique), et fut même le premier à cartographier certaines parties du globe (ainsi, par exemple, la région des grands lacs canadiens, avec sa carte ""Le Canada ou Nouvelle France"" (carte datant de 1656)). Il fut le premier Français à concevoir le plan d'un atlas mondial. Les cartes et le texte de chaque volume sont entièrement montés sur onglets. Chaque carte reçoit un commentaire explicatif, avec informations sur l'économie, les habitants et les moeurs du pays décrit, tiré des auteurs anciens (Pline, Strabbon...), de récits de voyageurs ou de rapports des missions des jésuites. De plus, chacune des cartes présente les tracés de contours des pays ou régions aquarellés. Les volumes s'organisent comme suit : L'Europe (sans date) : Titre et dédicace gravés sur double page, 12 cartes doubles et 30 feuillets imprimés au recto. L'Asie (1662) : 108 pages (avec erreurs connues de chiffrage et inversion de feuillets) et 17 cartes doubles. L'Afrique (1662) : 96 pages et 17 planches doubles, proposant 18 cartes (car l'une des planches porte deux cartes) (ce volume est le seul à présenter une petite mouillure sur les quelques premières pages). L'Amérique (1662) : non paginé (80 pages) et 15 cartes doubles. Nos exemplaires sont en TRÈS BEL ÉTAT. Les pages sont très fraiches, sans aucune réelle trace, tache, piqûre ni mouillure. Les cartes, particulièrement, sont dans un vraiment très bel état de fraîcheur, avec des couleurs extrêmement éclatantes. Les reliures présentent des traces peu visibles de réparations anciennes. Les volumes ont étés reliés avec contre-gardes, mais sans pages de garde. Ce rare ensemble est véritablement en TRÈS BEL ÉTAT. Livraison a domicile (La Poste) ou en Mondial Relay sur simple demande."
1602UNICO ESEMAPLARE NOTO con il titolo aggiunto in alto Il Grande Ducado de Moscovia. Incisione in rame, acquaforte e bulino, 1566, firmata e datata in lastra nel cartiglio al centro. Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “corona a 5 punte e stella a 6 punte” (simile a Woodward 264), con ampi margini, in ottimo stato di conservazione.Esemplare pubblicato per la prima volta in Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, prima sconosciuto ai repertori, nel secondo stato di due, con numerose correzioni nella lastra, e con il titolo aggiunto in alto Il Grande Ducado de Moscovia, databile al 1602. A destra al centro in una targa Nova Descripcione de la Moscovia per Giacomo gastaldo piamontese Cosmographo in venetia Anno. M.D.LXII IIII. Ferando Berteli exc. Carta di forma trapezioidale e negli spazi ai lati che rimangono vuoti per la forma della carta vengono raffigurati un cavaliere e armi da guerra. Orientazione nei quattro lati al centro con il nome di due venti e due punti cardinali TRAMONTANA, OSTRO, ORIENTE, OCCIDENTE. Carta priva di scala grafica. Graduazione ai margini di grado in grado, va da 46° a 66° lat. e da 50 ° a 90° long. "Pochi anni dopo la carta del Forlani-Camocio, a Venezia viene realizzata questa replica, pressochè identica, della carta della Russia. L’opera è sicuramente più diffusa della prima versione. Il secondo stato della lastra, sconosciuto a tutti i repertori consultati, reca il titolo in alto IL GRANDE DVCADO DE MOSCOVIA e l’aggiunta al centro di una città fortificata che presenta il toponimo Smolensco, nome italianizzato di Smolensk: proprio quest’ultima modifica della lastra consente di datarla intorno al 1602. Infatti la città di Smolensk, situata nella Russia europea occidentale, sul fiume Dnepr, subiva continui attacchi da parte di Polonia e Lituania. Per tentarne una difesa, lo Zar Boris Fëdorovič Godunov fece fortificare largamente la città. Le fortificazioni in pietra furono costruite tra il 1597 ed il 1602 ed erano le più grandi mai erette prima d’allora in Russia. Poiché questa edizione della carta raffigura le fortificazioni di Smolensk, essa è databile al 1602 circa, probabilmente stampata dall’erede di Ferrando, Andrea Bertelli, oppure da Donato Rascicotti, che rileva numerose lastre della tipografia Bertelli. Il solo esemplare conosciuto di questa seconda edizione è nella collezione nostra collezione personale" (cfr. Cartografia e topografia italiana del XVI secolo p. 1208).Bibliografia S. Bifolco, F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 1208-1209, n. 513 II/II; Meurer (2002): n. 39; Bagrow (1975): p. 69. - THE ONLY KNOWN EXAMPLE OF THE SECOND STATE -Etching and engraving, 1562, signed and dated in the plate in the cartouche at the center. Excellent work, printed on contemporary laid paper with watermark "crown with 5 points and 6-pointed star" (similar to Woodward 264), with wide margins, in excellent condition.Exemple unknown to repertoires, in the second state of two, with numerous corrections in the plate, and with the title Il Grande Ducado de Moscovia added at the top, dating back to 1602. The most important addiction of the plate is at the center of a fortified city that has the name "Smolensco" (Smolenk). The city, located in western European Russia, on the Dnieper River, had a complex military history, with continuous attacks by Poland and Lithuania. To attempt a defense, Boris Godunov made widely fortify the city. The stone fortifications were built between 1597 and 1602 and were the largest ever built in Russia before then. This edition of the map, therefore, that depicts the fortifications of Smolenk, can be dated to 1602 or so, probably printed by the heir of Ferrando, Andrea Bertelli or by Donato Rascicotti, which detects several sheets of typography by Bertelli. Very rare map of Russia published by Ferrando Bertelli, and based on that drawed by Gastaldi to illustrate the Venetian edition of the book of Baron Sigismund von Herbenstein Rerum Muscoviticarum Commentaries, published for the first time in Vienna in 1549. Von Herbenstein was an Austrian diplomat native of Slovenia and was twice ambassador to Moscow in 1517 and in 1526. During the period of his stay in Russia, he was able to gather enough information geographical, historical and costume, which he published in his book, and used in printed map of the region in 1546. The work is very important because it provides detailed information on the region, hitherto unknown or poorly described. Giacomo Gastaldi, a native of Villafranca in Piedmont but Venetian by adoption, it can be undoubtedly considered as the greatest Italian cartographer of the sixteenth century.Magnificent example of this rare and important map. Bibliografia S. Bifolco, F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 1208-1209, n. 513 II/II; Meurer (2002): n. 39; Bagrow (1975): p. 69.
1560Acquaforte e bulino, dimensioni mm 300x205, impressa su carta vergata coeva priva di filigrana, con margini originali aggiunti, leggere tracce di colla nella congiunzione dei margini, per il resto in perfetto stato di conservazione.UNICO ESEMPLARE NOTO DEL PRIMO STATO della carta, una prova di stampa, parzialmente non completa (cfr. Bifolco-Ronca, tav. 1065). Il presente esemplare, venduto in asta a Parigi nel 2006 e quindi parte di in una collezione privata tedesca, poi venduta in asta - Reiss & Sohn - nel 2016. Al centro dell’isola, con caratteri grandi, si legge: SARDEGNA.Nel cartiglio in alto a sinistra una breve descrizione geografica del territorio: Sardinia insula inter Africu[m], et Tyrrenu[m] pelagus sita: magnitudine 562 mil. pas. fertilis admodu[m] animaliu[m]que varij generis abundans metallis argentarijs, stagnis, fontibus, salubris prestantissima. Orientazione nei quattro lati al centro, il nord è in alto. Carta priva di scala grafica e di graduazione ai margini. Carta anonima, priva di data ed indicazioni editoriali, che attribuiamo a Giacomo Gastaldi e riteniamo essereil prototipo di questa tipologia di carte cinquecentesche dell’isola. Non sono note le fonti cartografiche, ma certamente per il cartografo piemontese questa tavola voleva essere una correzione ed un miglioramento di quella realizzata per la Geografia di Tolomeo (1548). Il disegno del profilo costiero rimanda alle carte nautiche coeve, anche se in questa tavola è notevolmente migliorato, almeno per quanto riguarda la parte occidentale. Per gli altri dati geografici, ovvero orografia e idrografia, invece, è minima la differenza con la carta del 1548, e anche la toponomastica presenta solo poche aggiunte.L’attribuzione al Gastaldi è dovuta al fatto che la carta si trova nelle raccolte cinquecentesche, sempre accoppiata con altre carte firmate o attribuite al cartografo piemontese. L’esemplare venduto in asta a Londra (Sotheby’s, 2000) è stampato sullo stesso foglio con la carta della Corsica firmata dal Gastaldi (Bifolco-Ronca, n. 386). Le due carte sono assolutamente simili in tutto, anche nel modo in cui viene fornita l’orientazione. Anche l’esemplare conservato nel cosiddetto Atlante Doria, è in un gruppo di carte delle isole del Gastaldi: la stessa Corsica, Malta, e l’Elba (Bifolco-Ronca nn. 862, 1007). Nella raccolta cinquecentesca della Biblioteca Alessandrina di Roma (due esemplari del secondo stato), la carta fa coppia in un foglio con quella della Corsica, e in un altro con quella dell’Elba. Dal confronto con tutte le altre carte dell’isola del periodo, si notano differenze nell’orografia e nell’idrografia. In alto, a nord del fiume Temo, viene indicato Fresan anziché S.reparata (nelle altre carte Fresan è a sud del fiume); sempre a nord, sotto l’isola denominata Tolata, non vi è più disegnata un’isoletta priva dell’indicazione toponomastica, che si trova invece nelle altre carte. Altra bibliografia:Christie’s Pa (2006): n. 266; Dzikowski (1940): n. 49; Sotheby’s (2000): n. 257; Sotheby’s (2005): n. 77; Wieder (1915): p. 29, n. 60; Almagià (1929): p. 22; Bifolco-Ronca (2014): n. 151; Lago (2002): p. 490, fig. 488. Etching and engraving, printed on contemporary laid paper without watermark, with original added margins, perfect condition.THE ONLY KNOWN EXAMPLE of the first state of two, a proof state, not completed (cfr. Bifolco-Ronca, tav. 1065). Anonymous map, without date and editorial indications, which we attribute to Giacomo Gastaldi and we believe to be the prototype of this type of sixteenth-century map of the island. The cartographic sources are not known, but certainly for the Piedmontese cartographer this table wanted to be a correction and an improvement of the one realized for the Geography of Ptolemy (1548). The design of the coastal profile refers to the contemporary nautical charts, even if in this table it has improved considerably, at least for the western part. For other geographical data, orography and hydrography, however, the difference with the map of 1548 is minimal, and even toponymy has only a few additions.Literature:Christie’s Pa (2006): n. 266; Dzikowski (1940): n. 49; Sotheby’s (2000): n. 257; Sotheby’s (2005): n. 77; Wieder (1915): p. 29, n. 60; Almagià (1929): p. 22; Bifolco-Ronca (2014): n. 151; Lago (2002): p. 490, fig. 488. Bifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), pp. 2104-2105, tav. 1065, I/II.
1573Magnifico esemplare del rarissimo secondo stato della pianta di Genova di Antonio Lafreri, con l'indirizzo di Paolo Graziani. La tiratura è databile tra il 1582 - anno in cui il Graziani acquista il rame dal nipote di Lafreri, Stefano Duchetti - e il 1585, anno in cuii entra in società con Pietro de Nobili.In basso a sinistra, in un riquadro, è inciso il titolo: IL dissegno della nobilissima Citta di GENOVA con il numero delle cose piu notabili di essa. Segue una legenda numerica di 58 rimandi a luoghi notabili della città. Sempre nel cartiglio si trova l’imprint editoriale: ROMAE apud Antonium Lafrerij Anno Domini MDLXXIII. Orientazione con una rosa dei venti nel mare, il nord è in alto. Opera priva di scala grafica. La pianta prospettica di Genova firmata da Antonio Lafreri introduce un nuovo modello iconografico della città, che è raffigurata attraverso una sovrapposizione di piani che non rende facile la lettura dell’impianto planimetrico. In questo l’autore segue ancora il modello iconografico della veduta quattrocentesca. Nel tentativo di rendere la carta più leggibile, tenta di riunire l’edificato in grandi lotti in modo da permettere l’identificazione di alcuni assi stradali strategici. Al contrario, molto ben delineata è la cinta muraria, aggiornata alla ristrutturazione ultimata intorno al 1549, su progetto di Antonio da Sangallo e Giovanni Maria Olgiati. Non sono presenti, invece, i palazzi di Galeazzo Alessi e di Giovan Battista Castello. Si può affermare che, a dispetto della datazione al 1573, la pianta del Lafreri raffiguri lo stato della città della metà del XVI secolo. Benevolo la descrive come “un compromesso, forse derivante da un’immagine più antica, fra una veduta marginale e una rudimentale proiezione obliqua dell’abitato, con il nord in alto”. La lastra è presente nel catalogo della tipografia Lafreri del 1573 (n. 130 descritta come “Genova”) e venne ereditata da Stefano Duchetti. Nell’inventario di vendita di Stefano (agosto 1581, n. 66) è descritta come “genova”. La ritroviamo nel catalogo di Paolo Graziani (settembre 1583, n. 56, come “Genova”) e quindi in quello di Pietro de Nobili (maggio 1585, n. 19, come “Genova”). Nella divisione ereditaria della tipografia de Nobili del 30 maggio 1589, fu assegnata al figlio Pietro Paolo e quindi ceduta a Giovan Battista de Cavalleris e Marcantonio Capriata. Sono note le ristampe di Paolo Graziani, databile al 1583-85 e già descritta da Alessia Alberti nel suo saggio su Lafreri, e quella con il doppio imprint di Graziani e de Nobili (1585-86). Alcuni repertori riportano che il nome di Paolo Graziani sia inciso sopra quello, abraso, di Claudio Duchetti, probabilmente per una confusione tra questa lastra con quella che il Duchetti fece intagliare da Ambrogio Brambilla nel 1581.BibliografiaAlberti (2010): n. 90; Brandhuber-Juffinger (2011); n. 49; Cartografia Rara (1986): n. 55; Destombes (1970): n. 71; Edwards (1933): n. 75; Phillips (1914): n. 75; Wieder (1915): n. 138; Alberti (2009): p. 102, n. 13; Benevolo (1969): pp. 64-67, tav. IX; Lincoln (2000): p. 185; Pagani (2008): pp. 15, 19, 374; Pagani (2011): p. 128, n. 66; Poleggi (1977): p. 74, n. 38, fig. 45; Rubach (2016): n. 227; Tooley (1939): n. 241. Magnificent example of the very rare second state of the Genoa plan by Antonio Lafreri, with the address of Paolo Graziani.On the lower left, the title: IL dissegno della nobilissima Citta di GENOVA con il numero delle cose piu notabili di essa. Segue una legenda numerica di 58 rimandi a luoghi notabili della città. Sempre nel cartiglio si trova l’imprint editoriale: ROMAE apud Antonium Lafrerij Anno Domini MDLXXIII.Orientation with a compass rose in the sea, the north is at the top; without graphic scale. Etching and engraving, dimensions mm 410x555.The perspective plan of Genoa signed by Antonio Lafreri introduces a new iconographic model of the city. "La pianta prospettica di Genova firmata da Antonio Lafreri introduce un nuovo modello iconografico della città, che è raffigurata attraverso una sovrapposizione di piani che non rende facile la lettura dell’impianto planimetrico. In questo l’autore segue ancora il modello iconografico della veduta quattrocentesca. Nel tentativo di rendere la carta più leggibile, tenta di riunire l’edificato in grandi lotti in modo da permettere l’identificazione di alcuni assi stradali strategici. Al contrario, molto ben delineata è la cinta muraria, aggiornata alla ristrutturazione ultimata intorno al 1549, su progetto di Antonio da Sangallo e Giovanni Maria Olgiati. Non sono presenti, invece, i palazzi di Galeazzo Alessi e di Giovan Battista Castello. Si può affermare che, a dispetto della datazione al 1573, la pianta del Lafreri raffiguri lo stato della città della metà del XVI secolo. Benevolo la descrive come “un compromesso, forse derivante da un’immagine più antica, fra una veduta marginale e una rudimentale proiezione obliqua dell’abitato, con il nord in alto”. La lastra è presente nel catalogo della tipografia Lafreri del 1573 (n. 130 descritta come “Genova”) e venne ereditata da Stefano Duchetti. Nell’inventario di vendita di Stefano (agosto 1581, n. 66) è descritta come “genova”. La ritroviamo nel catalogo di Paolo Graziani (settembre 1583, n. 56, come “Genova”) e quindi in quello di Pietro de Nobili (maggio 1585, n. 19, come “Genova”). Nella divisione ereditaria della tipografia de Nobili del 30 maggio 1589, fu assegnata al figlio Pietro Paolo e quindi ceduta a Giovan Battista de Cavalleris e Marcantonio Capriata. Sono note le ristampe di Paolo Graziani, databile al 1583-85 e già descritta da Alessia Alberti nel suo saggio su Lafreri, e quella con il doppio imprint di Graziani e de Nobili (1585-86). Alcuni repertori riportano che il nome di Paolo Graziani sia inciso sopra quello, abraso, di Claudio Duchetti, probabilmente per una confusione tra questa lastra con quella che il Duchetti fece intagliare da Ambrogio Brambilla nel 1581" (cf. Bifolco/Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, tav. 1110). LiteartureAlberti (2010): n. 90; Brandhuber-Juffinger (2011); n. 49; Cartografia Rara (1986): n. 55; Destombes (1970): n. 71; Edwards (1933): n. 75; Phillips (1914): n. 75; Wieder (1915): n. 138; Alberti (2009): p. 102, n. 13; Benevolo (1969): pp. 64-67, tav. IX; Lincoln (2000): p. 185; Pagani (2008): pp. 15, 19, 374; Pagani (2011): p. 128, n. 66; Poleggi (1977): p. 74, n. 38, fig. 45; Rubach (2016): n. 227; Tooley (1939): n. 241. Bifolco-Ronca (2018): tav. 1110, II/III.
1613Acquaforte, impressa su carta vergata coeva, con margini su tre lati, rifilata al rame in alto, lievissime tracce di colla alla piega centrale, nel complesso in ottimo stato di conservazione. Rarissima carta geografica della regione, dedicata ad Antonio de' Medici (1576-1621), il cui ritratto campeggia nella parte sinistra del foglio; incisa da Luigi Rosaccio (anche noto come Aloisio) figlio ed allievo del celebre cosmografo Giuseppe, originario di Pordenone. Priva di data, la carta viene stampata a Firenze, dove la famiglia Rosaccio si era trasferita dopo il periodo veneziano, e dove aveva una stamperia che, in data 28 novembre 1606, ottenne il privilegio di stampa per le proprie opere - cfr. Casali, Il ‘Teatro” del mondo. G. R. (1530 ca-1620 ca) tra Firenze e Bologna, in L’Europa divisa e i nuovi mondi. Per Adriano Prosperi, II, a cura di M. Donattini - G. Marcocci - S. Pastore, Pisa 2011, p. 56. Dal punto di vista cartografico si tratta di una derivazione del Piemonte di Giacomo Gastaldi (1555). La datazione della carta viene dedotta dalla dedica a Antonio de' Medici, in cui Luigi Rosaccio dichiara: "Con l'occasione del motivo della Guerra ne Piamonte, ho voluto far la presente Geografia & in segno della molta devotione & reverenza che le porto a quela inviarla […]". Non è chiaro se il Rosaccio di riferisca alla cosiddetta Guerra del Monferrato (1613-18) o alla precedente Guerra del Piemonte del 1605, ma sicuramente è anteriore al 1621, anno della morte di Antonio. L'opera, sconosciuta a Barrera ed Aliprandi, è citata da Almagià - che la descrive come mediocre derivazione del modello gastaldino. Lo studioso dichiara di conoscere un unico esemplare conservato nella Biblioteca Comunale di Ferrara. Altro esemplare della carta è nel catalogo della Biblioteca Nazionale di Parigi; un terzo è descritto da Ganado nel secondo volume della raccolta fattizia della National Library of Malta. Il rame viene acquistato dalla tipografia De Rossi, come documentato dal catalogo della stamperia romana, dove è descritta come "Il Piemonte, e Monferrato di Luigi Rosaccio, foglio reale per traverso". Il presente esemplare, magnifico, proviene dalle prestigiosa raccolta di Fritz Hellwig. Bibliografia:R. Almagià, Intorno ad alcune grandi carte d'Italia del secolo XVII, in "L'Universo", Firenze 1924, p. 860: Indice delle Stampe di Domenico De' Rossi (1689), p. 6, descritto come "Il Piemonte, e Monferrato di Luigi Rosaccio, foglio reale per traverso"; A. Ganado, Description of a splendid collection of 950 maps and views of the sixteenth and seventeenth centuries at the National Library of Malta, p. 166, n. 137(65). Acquaforte, impressa su carta vergata coeva, con margini su tre lati, rifilata al rame in alto, lievissime tracce di colla alla piega centrale, nel complesso in ottimo stato di conservazione. Rarissima carta geografica della regione, dedicata ad Antonio de' Medici (1576-1621), il cui ritratto campeggia nella parte sinistra del foglio; incisa da Luigi Rosaccio (anche noto come Aloisio) figlio ed allievo del celebre cosmografo Giuseppe, originario di Pordenone. Priva di data, la carta viene stampata a Firenze, dove la famiglia Rosaccio si era trasferita dopo il periodo veneziano, e dove aveva una stamperia che, in data 28 novembre 1606, ottenne il privilegio di stampa per le proprie opere - cfr. Casali, Il ‘Teatro” del mondo. G. R. (1530 ca-1620 ca) tra Firenze e Bologna, in L’Europa divisa e i nuovi mondi. Per Adriano Prosperi, II, a cura di M. Donattini - G. Marcocci - S. Pastore, Pisa 2011, p. 56. Dal punto di vista cartografico si tratta di una derivazione del Piemonte di Giacomo Gastaldi (1555). La datazione della carta viene dedotta dalla dedica a Antonio de' Medici, in cui Luigi Rosaccio dichiara: "Con l'occasione del motivo della Guerra ne Piamonte, ho voluto far la presente Geografia & in segno della molta devotione & reverenza che le porto a quela inviarla […]". Non è chiaro se il Rosaccio di riferisca alla cosiddetta Guerra del Monferrato (1613-18) o alla precedente Guerra del Piemonte del 1605, ma sicuramente è anteriore al 1621, anno della morte di Antonio. L'opera, sconosciuta a Barrera ed Aliprandi, è citata da Almagià - che la descrive come mediocre derivazione del modello gastaldino. Lo studioso dichiara di conoscere un unico esemplare conservato nella Biblioteca Comunale di Ferrara. Altro esemplare della carta è nel catalogo della Biblioteca Nazionale di Parigi; un terzo è descritto da Ganado nel secondo volume della raccolta fattizia della National Library of Malta. Il rame viene acquistato dalla tipografia De Rossi, come documentato dal catalogo della stamperia romana, dove è descritta come "Il Piemonte, e Monferrato di Luigi Rosaccio, foglio reale per traverso". Il presente esemplare, magnifico, proviene dalle prestigiosa raccolta di Fritz Hellwig. Bibliografia:R. Almagià, Intorno ad alcune grandi carte d'Italia del secolo XVII, in "L'Universo", Firenze 1924, p. 860: Indice delle Stampe di Domenico De' Rossi (1689), p. 6, descritto come "Il Piemonte, e Monferrato di Luigi Rosaccio, foglio reale per traverso"; A. Ganado, Description of a splendid collection of 950 maps and views of the sixteenth and seventeenth centuries at the National Library of Malta, p. 166, n. 137(65).