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Benuzzi Felice
Fuga sul Kenya. 17 giorni di libertà
ill., ril. Nel 1943 tre prigionieri di guerra italiani, Felice Benuzzi, Giovanni Balletto e Vincenzo Barsotti evasero dal campo di prigionia britannico a Nanyuki, in Kenya, al solo scopo di scalare il Monte Kenya. Si erano preparati per mesi, di nascosto, procurandosi con mille espedienti i materiali per costruire ramponi, piccozze, corde. Non avevano carte topografiche e quasi alla cieca attraversarono la foresta equatoriale per giungere ai piedi della montagna. Il triestino Benuzzi era un alpinista esperto, così come il genovese Balletto, mentre il camaiorese Barsotti era alla sua prima esperienza, tant'è che fu costretto a restare al «campo base», quando, stremati e malnutriti, dopo due settimane e varie peripezie, Felice e Giovanni tentarono infine con successo «l'assalto alla vetta» raggiungendo la cima della Punta Lenana (4985 metri). Dopo aver piantato il tricolore, i due si riunirono a Vincenzo e, insieme, fecero ritorno a Nanyuki dove si consegnarono alle autorità. D'altronde non sarebbe stato possibile per loro fuggire: il paese neutrale più vicino era il Mozambico che distava più di mille chilometri. Agli inglesi, comunque, toccò organizzare una spedizione per togliere la bandiera italiana da Punta Lenana, dove aveva orgogliosamente sventolato per alcuni giorni. Questa incredibile avventura venne successivamente raccontata da Benuzzi direttamente in inglese e poi scritta in italiano e pubblicata nel 1947 con il titolo di Fuga sul Kenya . L'edizione francese uscì nel 1950 e nel 1952 finalmente apparve l'edizione inglese col titolo No Picnic on Mount Kenya , il cui straordinario successo garantì nel tempo a questo libro la meritata fama di «classico dell'avventura».
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Rettner Rainer
Le grandi pareti Nord. Cervino, Grandes Jorasses, Eiger
ill., ril. Negli anni Trenta del Novecento erano considerate i tre grandi problemi insoluti delle Alpi: le pareti nord di Cervino, Crandes Jorasses e Eiger. E, a causa delle vicende spesso drammatiche legate alla storia della loro "conquista", hanno mantenuto fino a oggi un fascino e un interesse che va ben oltre la cerchia degli specialisti. Sono diventate il simbolo di un periodo di rapidi cambiamenti e innovazioni nella storia dell'alpinismo e, al tempo stesso, hanno contribuito ad avviare un'accesa discussione sul significato dell'arrampicata nelle sue forme più estreme. Nell'agosto del 1931 i fratelli Franz e Toni Schmid, di Monaco di Baviera, salirono l'elegante e sinuosa parete nord del Cervino, alta 1100 metri. Da quel momento si sviluppò una vera e propria competizione per la prima salita della nord delle Grandes Jorasses: il traguardo più estremo per gli alpinisti di punta di quegli anni. Rudolf Peters e Martin Meier, anche loro di Monaco, furono gli artefici di questo grande successo, ottenuto sullo Sperone Croz. Dopo una serie di incidenti particolarmente tragici, nell'estate del 1938 anche l'imponente parete nord dell'Eiger, 1800 metri, fu "conquistata". I nomi dei primi salitori tedeschi e austriaci, Anderl Heckmair, Ludwig Vörg, Fritz Kasparek e Heinrich Harrer, fecero il giro del mondo. Infine anche gli alpinisti italiani, altrettanto forti, apposero la loro firma a una grande impresa: Riccardo Cassin, insieme a Gino Esposito e Uso Tizzoni, salì lo Sperone Walker alle Grandes Jorasses.
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Conefrey Mick
Everest 1953. L'epica storia della prima salita
ill., ril. 2 giugno 1953: mentre la Gran Bretagna festeggia l'incoronazione di Elisabetta II, i media diffondono le prime notizie su un altro avvenimento epocale: la conquista dell'Everest, la montagna più alta della Terra. Il neozelandese Edmund Hillary e lo Sherpa Tenzing Norgay sono i primi uomini a salire sul tetto del mondo, grazie a una spedizione perfettamente riuscita sotto la guida del colonnello John Hunt. A sessant'anni da questa straordinaria impresa, Mick Conefrey ricostruisce, attraverso documenti inediti e interviste di prima mano con i protagonisti, le vicende che portarono al successo inglese. E rivela tutti i retroscena, le crisi e le polemiche - sia in parete che in patria che nessuno ha mai raccontato: dalla ricerca rocambolesca dei finanziamenti alla ribellione degli Sherpa, dalle condizioni meteo avverse all'ostilità della stampa nazionale. E Conefrey rimette nella giusta prospettiva, oltre alle grandi capacità organizzative unite a un carattere accomodante e a un sano spirito patriottico del colonnello Hunt, anche le personalità rimaste più in ombra nei resoconti ufficiali, come Eric Shipton, l'enigmatico "Mr Everest" a cui fu negata la guida della spedizione, o Tom Bourdillon e Charles Evans, che dovettero rinunciare a cento metri dalla vetta. Grazie alla sua appassionata ricerca tra le lettere, i diari e i ricordi dei protagonisti di allora, Conefrey ha scritto un libro su una delle pagine più epiche dell'alpinismo di tutti i tempi.
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Kammerlander Hans; Lücker Walter
In alto e in largo. Seven Second Summits
ill., ril. Dopo aver realizzato moltissime imprese sugli Ottomila e dopo una cinquantina di prime, Hans Kammerlander si è posto un nuovo traguardo: la salita delle seconde vette più alte dei sette continenti, un progetto decisamente attraente per un alpinista come lui, soprattutto perché la salita di queste montagne presenta più difficoltà delle cosiddette Seven Summits, che oggi sono montagne "di moda", spesso prese d'assedio dagli alpinisti. Il progetto di Kammerlander delle Seven Second Summits è diventato un viaggio intorno al mondo che lo ha condotto dal K2 in Asia all'Ojos del Salado al margine del deserto di Atacama in America Meridionale, dal Mount Kenya fino al Polo Sud e nella giungla della Nuova Guinea. Kammerlander ha attraversato ghiacciai sterminati così come fitte foreste ricche di orchidee e ananas. Ha fatto la conoscenza del "re dei bush pilot", ha sperimentato il talento nell'improvvisare degli alpinisti russi, ha incontrato portatori con gli stivali di gomma che nonostante la pioggia ininterrotta non hanno mai perso il buon umore. Poi però proprio il Mount Logan, considerato facile anche se molto imponente, che Hans Kammerlander aveva salito nel 2010, ha sollevato una serie di polemiche perché Kammerlander, a quanto pare, non aveva raggiunto la vetta principale, bensì una secondaria: nessun problema. Con una nuova salita a due anni distanza, Kammerlander ha fugato ogni dubbio sul fatto che il record delle Seven Second Summits gli spettasse di buon diritto.
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Ardito Stefano
La grande avventura. Filippo De Filippi e la sua spedizione attraverso le montagne dell'Asia (1913-1914)
ill., ril. Nell'agosto 1913 un gruppo di austeri signori attrezzati con pendoli, termometri, palloni sonda e teodoliti, si imbarca a Marsiglia e approda a Bombay per un lungo viaggio nel cuore dell'Asia, destinato a interrompersi inaspettatamente nell'agosto del 1914, con la notizia dello scoppio della guerra in Europa. A ideare e dirigere questa spedizione straordinaria è il quarantaquattrenne medico torinese Filippo De Filippi, già noto nel mondo dei viaggiatori dell'epoca per aver accompagnato il Duca degli Abruzzi in Alaska e al K2. De Filippi e i suoi compagni esplorano le valli del Karakorum, dell'Himalaya occidentale e del Turkestan cinese, facendo tappa a Skardu, a Leh, sul ghiacciaio Rimu, sull'altopiano del Dèpsang e a Kashgar, in pieno deserto del Taklamakan: luoghi dai nomi ancor oggi non del tutto familiari, ma che ai primi del Novecento significano un tuffo nell'ignoto. La passione che li muove ha molte componenti: spirito di avventura, rigore scientifico, curiosità tutta umanistica per i popoli e le culture che incontreranno per via. Mappano territori inesplorati, raccolgono campioni di rocce, effettuano rilevazioni gravimetriche, studiano le società e le economie locali di Baiti, Ladakhi, Uiguri, Kirghisi... Eredi di Marco Polo, apriranno la strada ad altri grandi viaggiatori del Novecento come Ardito Desio. E il loro viaggio, anche se si è concluso in maniera imprevista, resta una "grande avventura" che a cent'anni di distanza continua a interessare e affascinare.
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Camanni Enrico
Il viaggio verticale. Breviario di uno scalatore tra terra e cielo
br. Che cos'è la scalata, se non un viaggio verticale? L'uomo o la donna che si sollevano da terra e intraprendono una scalata sono esploratori di uno spazio che non appartiene loro. Scalare e viaggiare nascondono lo stesso segreto, rispondono alla stessa parola d'ordine: leggerezza. Le parole di Enrico Camanni, che assomigliano ai gesti leggeri e sicuri di chi sale in parete, mostrano come l'esperienza di un "viaggiatore verticale" vive più di una dimensione: la dimensione fisica, legata al peso del corpo, all'inesorabile legge di gravità e alle buone pratiche per affrontarla con successo; la dimensione sensoriale che allena oltre ai muscoli anche lo sguardo, il tatto, l'udito, e analizza tutte le relazioni con la materia circostante, sia essa la roccia o l'aria; ma anche la dimensione spirituale che indaga e interroga i movimenti dell'anima che preparano e accompagnano l'esperienza della scalata.
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Pedrotti Dario
Confessioni di un runner d'alta quota sull'ebbrezza della corsa in montagna
br. Montagne, sentieri e cieli azzurri, ma anche pioggia, sudore e fatica sono i protagonisti di questo libro che parla soprattutto dell'amore del suo autore per quel modo strano, e per molti inspiegabile, di andare in montagna che è farlo di corsa. Centinaia di chilometri e ore infinite fra salite ansimanti e discese a rotta di collo, narrati in presa diretta, senza prendersi troppo sul serio. Dalle sky-race ai trail, dalle sky-marathon agli ultra trail, dalle gare di orienteering agli allenamenti in in solitaria, il libro racconta le emozioni vissute lontano dal traffico e dai pensieri di tutti i giorni, con l'entusiasmo scanzonato di un adolescente ormai un po'in là con gli anni che ama vivere a 150 battiti al minuto.
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Bregani Alberto
La montagna in chiaroscuro. Piccolo saggio sul fotografare tra cime e sentieri
br. La collana "Piccola filosofia di viaggio" invita Alberto Bregani, fotografo di montagna, ad accompagnarci per cime e sentieri svelandoci i segreti, le atmosfere, la magia della luce, il momento esatto per immortalare al meglio il grandioso spettacolo della Natura.
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Trova Claudio
Una giornata, una vetta dall'Appennino Ligure alle Alpi Lepontine
ill. Nella guida sono raccolti 35 salite ad altrettante vette, dall'Appennino Ligure alle Alpi Lepontine: le escursioni sono state pubblicate nella rubrica omonima del periodico "Alpennino", edito a cura delle sezioni CAI della provincia di Alessandria. Nel volume si trovano itinerari di ogni difficoltà, dalle salite turistiche ad alcune ascensioni su celebri Quattromila, passando per altrettanto frequentate camminate tipicamente escursionistiche. Ogni itinerario è corredato di una descrizione generale, di un report dettagliato sul percorso, di una mappa orientativa e di immagini scattate dall'autore.
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Simionato Stefania
La Carnia d'inverno. 30 percorsi per riscoprire la nostra montagna
br.
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Lama David; Seiler Christian
Free. Il Cerro Torre e io
ill., ril. "Non hai la minima possibilità di farcela!" Così ha detto la leggenda dell'arrampicata sportiva Jim Bridwell, quando David Lama gli ha sottoposto il suo piano. Ma David, allora diciannovenne campione europeo di arrampicata, non si è lasciato scoraggiare: voleva salire in libera la via del compressore del Cerro Torre, 900 metri di granito verticale che negli anni, a partire dal tentativo di Cesare Maestri, era stata teatro delle imprese incompiute e più spettacolari dell'alpinismo mondiale. Ha trascorso tre inverni ai piedi della vetta leggendaria della Patagonia, fino a quando, nel gennaio 2012, insieme al compagno di arrampicata Peter Ortner, David Lama è finalmente riuscito ad arrivare in cima al Cerro Torre, in libera, e a spostare ancora un po' più in là l'asticella dell'"impossibile" nell'alpinismo.
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Messner Reinhold
Cervino. Il più nobile scoglio
ill., ril. Il 14 luglio 1865 il venticinquenne inglese Edward Whymper, partito da Zermatt, raggiunge per primo la vetta del Cervino-Matterhorn, il «più nobile scoglio» come scriveva il poeta John Ruskin, o la «Gran Becca» come è ancora chiamata nelle valli italiane ai piedi della montagna. Scendendo, tuttavia, in seguito a un incidente la corda che teneva legati i sette scalatori si rompe, e quattro di essi perdono la vita precipitando nel vuoto. Pochi giorni più tardi, Jean-Antoine Carrel arriva in cima dal versante italiano. Carrel è il vero «eroe» dell'avvincente racconto che Reinhold Messner fa della «conquista» di questa splendida e montagna: Carrel, la guida della Valtournanche che per primo osò pensare di salire il Cervino, fino ad allora considerato inespugnabile per le condizioni meteorologiche che lo caratterizzano, per la severità delle sue pareti, per l'aspetto maestoso che dai tempi più remoti ha alimentato miti e leggende paurose. E Carrel è caratterialmente l'opposto del «dandy» Whymper: taciturno, istintivo, dominato dal senso di responsabilità per le persone che scalano con lui, affidabile fino alle ultimissime ore prima di morire lui stesso sul Cervino, venticinque anni più tardi, dopo aver assicurato la salvezza ai suoi compagni. Perché la corda che teneva gli inglesi si sia rotta è ormai chiarito da tempo, ma è la questione del «senso di responsabilità» che interessa soprattutto Messner. E in questo libro affascinante, che prende le mosse dal grande classico di Guido Rey, Il Monte Cervino, Messner è come se facesse parte dell'una e dell'altra della cordata dei due personaggi contrapposti, Whymper e Carrel, che rappresentano due modi radicalmente diversi di vivere la montagna, pur accomunati come sono dalla medesima, bruciante, passione. Perché Messner vuole capire: «Voglio salire con questi due alpinisti. Voglio capire che cosa li ha spinti, voglio capire cosa hanno dovuto sopportare».
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Ardito Stefano
Il gigante sconosciuto. Storie e segreti del Kangchenjunga, il terzo Ottomila
ill., ril. Il Kangchenjunga, terza cima della Terra, si alza tra il Nepal e il Sikkim, che oggi è parte dell'India. Culmina a 8596 metri, pochi meno del K2. Ma il "Kangch" resta una montagna poco nota. Visibile dalla pianura del Bengala, sacro per gli uomini e le donne che vivono ai suoi piedi, ha visto passare per secoli spie, monaci buddhisti, soldati, contadini in cerca di lavoro e mercanti. Gli europei lo hanno scoperto a metà dell'Ottocento, quando Darjeeling è diventata una meta alla moda, e i primi esploratori hanno puntato verso i passi e i ghiacciai, li primo tentativo alla cima risale al 1905, le spedizioni degli anni Venti e Trenta hanno affrontato difficoltà straordinarie. Nel 1955 la prima salita del Kangch da parte di George Band e Joe Brown è stata una magnifica impresa, ma non è diventata famosa come quelle dell'Everest, dell'Annapurna e del K2. Da allora, molti tra i migliori alpinisti del mondo hanno lasciato la loro firma sul gigante. L'autore rievoca le ascensioni di Reinhold Messner e Doug Scott, di Jerzy Kukuczka e Pierre Béghin, di Anatoli Boukreev, di Nives Meroi e di tanti altri. Segue i viaggi di Giuseppe Tucci e Mark Twain, e le esplorazioni di Fosco Maraini, Vittorio Sella e Douglas Freshfield. Si commuove di fronte alla fine di Benoit Chamoux, di Wanda Rutkiewicz e degli altri alpinisti che sul Kangch hanno incontrato la morte.
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Horn Mike
Volevo toccare le stelle
ill., ril. Mike Horn ama l'avventura no limits in tutte le sue forme: è sceso lungo il Rio delle Amazzoni, ha seguito l'Equatore per 40.000 chilometri in mountain bike, a piedi e in trimarano, ha compiuto il giro del Polo Nord durante la lunga notte artica; ha camminato sui ghiacci, nei deserti, nella giungla, ha disceso le rapide i di fiumi impetuosi, fino alla sfida della vita: il concatenamento di quattro Ottomila nello stile alpino più puro, senza ossigeno e senza corde fisse. In questo libro Horn svela le motivazioni più profonde, le fonti di ispirazione suo padre e la sua compagna che l'hanno incoraggiato a rafforzare la propria resilienza per riuscire la compiere imprese incredibili e a raggiungere i suoi sogni.
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Herzog Maurice
Annapurna. Il primo 8000
ill., ril. L'ascensione dell'Annapurna compiuta nel 1950 da un gruppo di alpinisti francesi guidati da Maurice Herzog, fu l'evento che aprì la strada alla conquista dell'Everest, la vetta più alta della terra. L'impresa è raccontata in questo classico dell'alpinismo, scritto dallo stesso Herzog, dal momento in cui venne ideata al suo compimento. È un diario che descrive la strenua, misteriosa preparazione e quindi, fase per fase, nelle sue vittorie, nelle sue frustrazioni, nelle privazioni e nelle terribili sofferenze, la lunga scalata.
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Steck Ueli; Steinbach Karin
Il passo successivo
ill., ril. Ueli Steck, soprannominato «Swiss machine», è morto in Himalaya il 30 aprile 2017 all'età di quarantun anni. Fuoriclasse dell'alpinismo contemporaneo, fatto di velocità e free soloing, si stava allenando per compiere la traversata Everest-Lhotse, da solo e nel più puro stile alpino. Ogni sua impresa era preceduta da una preparazione meticolosa, e niente lasciava Ueli Steck soddisfatto come l'aver saputo valutare al meglio il pericolo. Quando il 17 novembre 2015 stabilì un incredibile record di velocità salendo la Nord dell'Eiger in due ore e ventidue minuti, disse che più del record era felice per non essersi mai «trovato in situazioni di rischio». Ma Steck era anche consapevole del fatto che «non importa quanto si è preparati, quando si va in montagna c'è sempre la possibilità che succeda qualcosa, e forse è proprio questo aspetto che rende l'alpinismo tanto affascinante». Nel "Passo successivo", Steck riflette con straordinaria onestà intellettuale sulle ragioni profonde che lo hanno portato a tentare avventure «impossibili», come la salita in ventotto ore della parete Sud dell'Annapurna, e alle sensazioni che hanno seguito il suo successo: euforia, certamente, ma anche un senso di vuoto, di solitudine, di paura a posteriori. Emozioni che però ha sempre superato per andare incontro a nuove sfide. Perché questa era la sua passione e la sua natura. E per questo sarà ricordato.
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Paci Paolo
4810. Il Monte Bianco, le sue storie, i suoi segreti
ill., ril. Percorrendo il Tour du Mont Blanc, Paolo Paci rivive la storia della montagna in chiave contemporanea, raccogliendo vecchi e nuovi racconti sui tre versanti (italiano, francese, svizzero) del massiccio. Salendo le sue cime e scendendo nelle sue profondità, in cerca di indizi che ci dicano quale sarà il futuro del Monte Bianco. Un lungo viaggio nella memoria remota, nella natura-spettacolo, nell'arte e nel pensiero. Un'esperienza tutta umana in compagnia di esploratori come De Saussure e Whymper, alpinisti celebri come Bonatti, Desmaison, Destivelle, sciatori e guide alpine, pastori e agricoltori, poeti e scienziati. Uomini e donne che nei secoli hanno saputo trasformare uno dei luoghi più inospitali del Vecchio Continente in una straordinaria opportunità di vita.
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Peroni Robert; Casolo Francesco
Dove il vento grida più forte. La mia seconda vita con il popolo dei ghiacci
ill., br. Quando Robert Peroni, trent'anni fa, arriva in Groenlandia per battere l'ennesimo record, si sente sperduto: una famiglia in Italia, e una professione, quella di esploratore, di cui non capisce più il senso. A ridare una direzione alla sua vita sono gli inuit, vero nome degli "eschimesi": nonostante i bianchi da anni impongano divieti che impediscono loro di vivere dignitosamente, lo accolgono come un amico, perché ogni uomo è solo se stesso e la solidarietà è un dovere. Affascinato da questa cultura, Robert si trasferisce nel centro più grosso della costa orientale, un paese di duemila abitanti, isolato nove mesi l'anno, e ne abbraccia la lingua, gli usi, le regole non scritte. Come il rifiuto di lamentarsi: la fame, il freddo, le privazioni sono accettate con il sorriso sulle labbra, perché soffrire è parte dell'esistenza. Da loro impara ad ascoltare le storie che porta il vento, la bellezza di vivere nel presente e la poesia nascosta nello sciamanesimo. "Dove il vento grida più forte" racconta l'incontro con un popolo straordinario, che ha come unica arma la dolcezza, e con una terra ostile e meravigliosa, in cui la natura è madre e matrigna, dispensatrice di vita e di morte.
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Gammelgaard Lene
Everest. Io c'ero. Il racconto dall'interno della spedizione Scott Fischer 96
ill., br. Nel pomeriggio del 10 maggio 1996 Lene Gammelgaard, membro della spedizione di Scott Fischer, è diventata la prima donna scandinava a raggiungere la cima del monte Everest. Il giorno dopo era sopravvissuta a uno dei più terribili disastri della storia dell'alpinismo, raccontato nel film Everest. Nel corso della notte, una tremenda tempesta e una serie di errori umani hanno cospirato per mutare un trionfo in una catastrofe. Otto persone sono morte in quella notte d'inferno, che continua a interrogare e a far discutere. L'entusiasmo della preparazione, l'arrivo in Nepal, le difficoltà della scalata sulla montagna più alta del mondo, l'incubo di una tempesta che ha costretto gli alpinisti ad affrontare la discesa in condizioni impossibili rivivono, passo dopo passo, nell'emozionante racconto di Lene. La sua voce appassionata non si limita alla cronaca, ma rende conto di emozioni e sentimenti, si sofferma sui risvolti psicologici della tragedia e offre una prospettiva illuminante e personale. Sull'alpinismo. Sull'ebbrezza che porta a rischiare la pelle. Sulla vita stessa, nuda e cruda.
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Nardi Daniele; Ricci Dario
La migliore gioventù. Vita, trincee e morte degli sportivi italiani nella Grande Guerra
brossura Dopo "In vetta al mondo", l'alpinista Daniele Nardi e il giornalista Dario Ricci tornano a impugnare piccozza e penna per raccontare l'epopea dei grandi sportivi italiani in trincea durante la Grande Guerra: dal pilota e imprenditore modenese Enzo Ferrari al pilota mantovano Tazio Nuvolari, dallo schermitore livornese Nedo Nadi a Virgilio Fossati, trascinatore dell'Inter e capitano della Nazionale azzurra di calcio, fino a protagonisti inattesi e sorprendenti arrivati al fronte da tutta Italia, sullo sfondo di quelle montagne che furono tra gli scenari più suggestivi e tragici della prima guerra mondiale.
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Podestà Rossana; Nessi Paola
W di Walter. DVD
brossura "W di Walter", realizzato da Rossana Podestà e Paola Nessi, è l'ultimo gesto d'amore che Rossana, scomparsa nel dicembre 2013, ha offerto a Walter Bonatti raccontando con intensa dolcezza e semplicità la vita del grande alpinista ed esploratore. Walter Bonatti e Rossana Podestà si conobbero quando entrambi erano al termine della loro rispettiva carriera. Famosa attrice internazionale lei, amatissimo esploratore di terre lontane e, soprattutto, l'uomo che ha fatto la storia dell'alpinismo mondiale, lui. Due vite estremamente diverse che, come racconta Rossana nel film, sono lentamente scivolate l'una nell'altra dando vita a un legame indissolubile.
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Solito C. (cur.)
Montagne. Avventura, passione, sfida
br. Ora fredda di neve e ghiacciai, ora silenziosa di boschi e caverne, madre di acqua e di vita, la montagna esprime la sua essenza nel ritmo lento della natura. E questo ritmo, estraneo alla frenesia delle contingenze quotidiane, ne fa il luogo letterario ideale, la sorgente d'ispirazione per storie da scrivere e seguire attentamente, come un lungo sentiero che conduce il lettore alla vetta. Scrittori, alpinisti, speleologi, camminatori o semplici osservatori raccontano dieci storie sulla montagna, dieci testimonianze che narrano altrettante fughe in un luogo custode da sempre di simboli e significati legati al senso profondo della vita. Il sentiero immaginario che lega questi racconti è una vera e propria discesa geografica che parte dalla vetta e lentamente scende giù a valle, nei paesi, lungo i corsi d'acqua e poi sottoterra, nell'oscurità del mondo ipogeo.
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Marchel Maurizio
Facili cime del Trentino
ill.
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Andreoli Marcello; Bazzi Roberto; Casiraghi Jacques
Scialpinismo a Madonna di Campiglio
brossura
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Messner Reinhold
La montagna incantata
ill. Reinhold Messner definisce con l'espressione "montagna incantata" il cuore del circuito museale, che sorge a Castel Firmiano, nei pressi di Bolzano. Il percorso espositivo, che si snoda all'interno della fortezza e ospita mostre temporanee, e le sei torri, che narrano l'orogenesi, la maestosità e la conquista della montagna, offrono ai visitatori la possibilità di conoscere da vicino questo mondo e le sue prospettive. Reinhold Messner e l'architetto Werner Tscholl, fondendo competenza, arte, religione e ideologia, sono riusciti a creare un'opera d'arte totale che non ha eguali, perché unica da molti punti di vista. Novità: presente un catalogo dettagliato di tutte le sedi del Messner Mountain Museum.
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Lunger Tamara
Meine Glückseligkeit an der Grenze zum Tod. Traum und Albtraum auf den höchsten Bergen der Welt
ril.
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Benedetti Marco; Decarli Riccardo
Guida ai rifugi del Trentino
ill., br. Guida ai 152 rifugi escursionistici ed alpinistici del Trentino, con la segnalazione e breve descrizione delle altre strutture e di alcuni bivacchi. Di ciascun rifugio è riportata la foto, una scheda con i dati essenziali: gruppo montuoso, località, quota, gestore, proprietà, telefono, sito internet, apertura, posti letto (eventuale locale invernale); poi una descrizione con la storia del rifugio, gli accessi consigliati, le cose notevoli da vedere, le escursioni e le ascensioni che si possono intraprendere dal rifugio. I rifugi sono organizzati per gruppi montuosi. All'inizio della guida, un'introduzione con indirizzi utili, consigli "Prima di partire", un "galateo" su come comportarsi sul sentiero e nei rifugi, e note sulle difficoltà escursionistiche.
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Klingendrath Toni
Cane sciolto. Avventure di un alpinista triestino
ill., br. Triestino, nato nel 1955, segue la tradizione locale che vuole, per gli alpinisti, un'iniziazione speleologica. Dai dodici ai vent'anni la sua attività si svolge soprattutto in seno alla Commissione Grotte E. Boegan, nell'esplorazione di alcune delle più profonde cavità d'Italia. Poi, coniugando viaggi e alpinismo, effettua numerose spedizioni leggere, per lo più autogestite, sulle montagne del mondo. La professione di geologo, che svolge tuttora in vari paesi africani e sudamericani, gli permette di visitare territori incontaminati e di intrattenere rapporti di amicizia le popolazioni di quei continenti.
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Gregoli Silvano
Alpi liguri primo amore
br. Prendete un uomo molto giovane. Inoculategli un virus di montagna maligno e tenace. Quando il giovane si ammalerà d'amore per i monti di casa sua, esiliatelo per vent'anni in un paese grigio, piatto, senza vento, senza polvere, senza sole e senza luna. Lì verrà amputato della terza dimensione e costretto a vedere e a pensare orizzontale. Applicategli poi un supplemento di pena da scontare in paesi ancora più lontani, su continenti remoti. In tutto saranno trentacinque lunghissimi anni durante i quali il mondo sfilerà davanti alle sue montagne oscurandole tutte. È accaduto a Silvano Gregoli, sopravvissuto grazie all'ostinata scrittura di storie di montagna: piccole perle di autodifesa nate in momenti di acuta nostalgia.
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Lafaille Jean-Christophe; Heimermann B. (cur.)
Prigioniero dell'Annapurna
ill., br. È il 1992. Jean-Christophe Lafaille, dopo gli exploit sportivi messi a segno sulle Alpi, è alla sua prima spedizione himalayana, portato dal fortissimo connazionale Pierre Béghin a quella che sarebbe diventata una vera vocazione all'alta quota. I due francesi tentano l'Annapurna per una via nuova. Ma a 7000 metri, costretti a ripiegare nella bufera, Béghin cade per la rottura di una protezione. Inizia così per Lafaille un'epica marcia verso la salvezza. Nonché una "storia privata" con l'Annapurna, allo scopo di poter un giorno mettere piede sulla sua cima. Il che accade esattamente dieci anni dopo, il 15 maggio 2002. Il libro racconta l'avvincente relazione tra un uomo e una montagna. La faticosa ripresa, fisica e psicologica, dopo la morte del compagno e la propria sopravvivenza strappata con i denti, i difficili rapporti con l'ambiente alpinistico, i tentativi a vuoto delle spedizioni successive, la volontà incrollabile di ritrovare se stesso attraverso il compimento di un'ascensione. Jean-Christophe Lafaille scomparirà il 27 gennaio 2006 sul Makalu, suo dodicesimo ottomila, scalato in solitaria.
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Bricola Michel; Potard Dominique
Berhault
ill., br. Un intenso ritratto del grande scalatore francese attraverso la vita e le imprese di Patrick Berhault. Uno sguardo ai favolosi anni di fine Novecento che hanno rivoluzionato l'alpinismo e inventato l'arrampicata.
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Ronzoni Domenico Flavio
Achille Ratti. Il prete alpinista che diventò papa
ill., br.
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Bastrenta Ottavio
Diari alpinistici 1948-1974
ill.
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Bersezio Lorenzo
Il mito K2. Storia e immagini del primo 8000 italiano. Ediz. illustrata
ill., br. 31 luglio 1954: la spedizione italiana guidata da Ardito Desio conquista il K2, considerato uno degli 8000 himalayani più difficili, fino ad allora inaccessibile all'uomo. Per la storia dell'alpinismo moderno e per l'immagine dell'Italia nel mondo è un giorno memorabile. Il volume ricostruisce genesi e cronaca di quella straordinaria impresa, ormai entrata nell'immaginario nazionale. Attraverso un ricchissimo apparato iconografico, in gran parte tratto dagli archivi ANSA, il volume ricostruisce le prime esplorazioni italiane del Karakorum d'inizio Novecento, la lunga fase di preparazione della spedizione, i protagonisti (Ardito Desio, Achille Compagnoni, Lino Lacedelli, Walter Bonatti), il ritorno in Italia, le polemiche durate oltre cinquant'anni sull'ultima drammatica fase dell'ascensione. Sessant'anni dopo, un libro per rileggere attraverso le immagini una pagina importante della storia italiana del Novecento.
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Bianchi Marco
Montagne con la vetta
ill., br. L'espressione della curiosità che ha spinto l'autore sulle montagne più alte della Terra. Un titolo che svela il presupposto dell'avventura: la vetta non è poco per chi affronta gli ottomila, la vetta è importante, la vetta è quasi tutto.
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Ballu Yves
Naufragio sul Monte Bianco. La tragedia di Vincendon ed Henry
br. Una vicenda sconvolgente. La tragica storia dei due giovani alpinisti bloccati, nei giorni del Natale 1956, sul Monte Bianco.
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Messner Reinhold
Annapurna. Cinquant'anni di un ottomila
ill., br. A distanza di cinquant'anni dalla conquista dell'Annapurna, il primo ottomila raggiunto dall'uomo, Reinhold Messner ricostruisce la storia delle principali spedizioni che fino a oggi hanno sfidato quella che rimane una delle montagne più insidiose del pianeta. Si inizia con il racconto della memorabile impresa compiuta nel giugno del 1950 dai francesi Maurice Herzog e Louis Lachenal, conclusasi con una vittoria per poco non finita in tragedia. Si continua con l'avventura di un gruppo di alpinisti inglesi guidati da Chris Bonington, che riescono a vincere il durissimo sperone della parete sud. Seguono l'impresa dello svizzero Erhard Loretan, nell'ottobre del 1984, quella di Reinhold Messner e Hans Kammerlander, nell'aprile del 1985 e dei cechi nel 1988.
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Boardman Peter
La montagna di luce
ill., ril. Questo libro è il resoconto di un'impresa alpinistica: la conquista della parete ovest del Changabang, la più impegnativa parete di granito dell'Himalaya del Garhwal, in una spedizione leggera a due. Ma è anche la storia di come salire una montagna possa diventare lo scopo che tutto trascende, al di là di ogni considerazione su una probabile sconfitta. Ed è la storia della tensione e del reciproco isolamento che si creano in quaranta giorni di convivenza a due fino al momento della grande gioia per il successo di quella che Chris Bonington definì "l'impresa più difficile compiuta in Himalaya".
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Sciolari Ario
Il sogno del lupo
ill., ril. Dopo anni di preparativi, Ario Sciolari è riuscito in un'impresa straordinaria: la traversata invernale in solitaria delle Alpi Scandinave da sud a nord con gli sci da telemark, una piccola slitta al traino e con la compagnia di due lupi. La scelta dell'itinerario, molto lontano dalle consuete imprese alpinistiche, per quanto ardue possano essere, è la diretta conseguenza del carattere di Sciolari, che ama la montagna ma soprattutto la natura incontaminata e i popoli - i nativi - così diversi da noi, che abitano il Grande Nord. Sciolari è un uomo aperto allo stupore e all'incanto delle aurore boreali, così come alla solitudine cercata come esperienza di vita. Unica, particolarissima, compagnia, è stata quella di Chinook e Mohawk, due lupi veri, non cani, che Sciolari ha adottato ancora cuccioli. Da loro ha imparato come muoversi nei boschi e come vivere in condizioni quasi proibitive, e al rapporto simbiotico che si è instaurato con i lupi Sciolari deve in fondo la riuscita del suo viaggio. Non a caso a loro ha dedicato il libro e una serie di disegni al tratto e di fotografie che rendono Il sogno del lupo un viaggio non solo nello spazio ma anche nella magia di un contatto con un mondo profondo e mitologico: quello dei lupi.
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Anker D. (cur.); Capra G. (cur.); Rettner R. (cur.)
Morte sull'Eiger. Il dramma di Claudio Corti e Stefano Longhi
ill., ril. Nel 1957, sulla parete Nord dell'Eiger si compie un'ennesima tragedia, in cui trovano la morte due alpinisti tedeschi, Northduft e Mayer e l'italiano Stefano Longhi. Unico sopravvissuto, il compagno di cordata di Longhi, Claudio Corti, ragno di Lecco e forte scalatore che da sempre sogna la Nordwand, Su Corti si scatena una campagna mediatica senza precedenti. Con l'autorevole avallo di alpinisti come Harrer, uno dei primi quattro salitori della Nordwand e autore del "Ragno bianco", Claudio Corti viene sostanzialmente accusato di aver lasciato morire il compagno Longhi e di aver addirittura provocato la morte dei due tedeschi, di cui durante i soccorsi non era stato trovato il corpo, per poter utilizzare la loro tenda... Accuse infamanti che solo quattro anni dopo, nel 1961, verranno clamorosamente smentite dal ritrovamento dei tedeschi lungo la parete Ovest, a dimostrazione del fatto che i due, lasciati gli italiani, erano saliti in vetta e stavano scendendo da un altro versante. La riabilitazione di Corti, cui contribuì il libro di Jack Olsen, "Arrampicarsi all'inferno", fu parziale e tardiva. Finalmente, con il libro di Giovanni Capra, "Due cordate per una parete", e con questo volume ricco di fotografie che documentano tutta la vicenda, dalla salita al salvataggio, si rende omaggio a un alpinista italiano che ha sofferto per anni a causa dell'ombra gettata su di lui.
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Urubko Denis
Colpevole d'alpinismo
ill., ril. Denis Urubko è oggi un dei più grandi interpreti dell'alpinismo mondiale per la tipologia e la difficoltà delle sue salite realizzate in puro stile alpino. Fuoriclasse di origini russe, dopo una prima forte passione per il teatro e la recitazione, Urubko si forma alpinisticamente sulle montagne del Caucaso, severe, selvagge e difficilmente accessibili, poi nell'isola di Sachalin e infine si trasferisce in Kazakistan nel 1993, inseguendo un sogno. All'arrivo della cartolina militare, disertore in patria ed esule in Kazakistan, Urubko cerca di entrare a fare parte del gruppo sportivo dell'esercito kazako, noto per essere l'unico reparto d'alpinismo di tutta l'ex Unione Sovietica. Vive momenti molto difficili prima di riuscire a ottenere il permesso di residenza, essere infine arruolato e dedicarsi a tempo pieno all'alpinismo. Nel 1999 conosce Simone Moro, con il quale instaura subito un rapporto di grande stima e reciproco rispetto. È con Simone che conosce prima le Alpi e poi muove i primi passi in Himalaya e Karakorum, teatro delle sue più importanti dichiarazioni di stile. Uno stile pulito, alpino, per realizzazioni ideali su linee eleganti, prime assolute, prime invernali, in solitaria e in velocità. In questo libro Urubko ci racconta le sue prime grandi imprese, per lo più salite solitarie e in velocità, nei territori dell'ex Unione Sovietica, in ambienti molto selvaggi, poco frequentati, dove le temperature scendono fino a decine di gradi sotto zero.
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Leonardi Alessandro; Tutino Barbara
La grivola. Montagna dimenticata
ill., br. Solo trenta metri separano la Grivola dai giganti che circondano la piccola Valle d'Aosta, nel cuore dell'Europa; e tuttavia l'inconfondibile piramide della montagna svetta ben visibile quasi da ogni angolo della Valle; una prerogativa che fece pensare a molti - prima della sua conquista - si trattasse di una vetta tra le più alte, forse perfino pari, se non superiore al Cervino, a cui in fondo un po' assomiglia. La Grivola si presenta infatti come una piramide di roccia, ghiaccio e neve, isolata tra i grandi massicci che la circondano. Fa parte del gruppo del Gran Paradiso ed è rimasta a lungo meta tra le più ambite dai pionieri dell'alpinismo tra il XIX e il XX secolo, quando a Cogne si andava apposta per scalarla...
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Mendicino Giuseppe
Portfolio alpino. Orizzonti di vita, letteratura, arte e libertà
ill., ril. Vite esemplari di alcuni dei nostri «maggiori», così potrebbe essere intitolato questo libro. È il racconto di momenti significativi della vita di uomini e donne che hanno tenuto fede con caparbietà ai loro principi di libertà. In tutti, una grande passione per le montagne. Con i profili di Ernest Hemingway, Dino Buzzati, Ettore Castiglioni, Amilcare Crétier, Dante Livio Bianco, Renato Chabod, Giovanna Zangrandi, Massimo Mila, Giuseppe Lamberti, Toni Gobbi, Nuto Revelli, Primo Levi, Rolly Marchi, Mario Rigoni Stern, Adolf Vallazza, Tina Merlin, Sergio Arneodo, Tino Aime, Mirella Tendermi, Giovanni Cenacchi, Paolo Cognetti.
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Cipriani Eugenio
I 50 sentieri più belli delle Dolomiti
ill., br. I 50 itinerari scelti dall'autore in base alla sua esperienza e alla sua sensibilità colgono le infinite sfumature di bellezza delle montagne più famose al mondo. E consentono di avere un'idea a 360° delle Dolomiti, che qui vengono trattate non solo per la loro spettacolarità e per la molteplicità di approcci escursionistici, ma nel loro insieme. Camminare per capire quindi, e per entrare in contatto emozionale con questi monti così unici. Le introduzioni ad ogni singolo percorso sono un pretesto per raccontare, con lo stile giornalistico e "politicamente scorretto" dell'autore, cosa sono veramente le Dolomiti nei loro più svariati aspetti (geologia, fauna, storia, arte, ambiente, ecc.). Insomma, una guida per stimolare la testa, anzitutto. E solo in un secondo momento per muoversi a piedi.
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Menara Hanspaul
50 vette facili dalla Val Venosta alla Val Pusteria
br. Dalla Val Venosta alla Val Pusteria.
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Bernardi Alberto; Ciri Roberto; Muffato Milo; Cappellari F. (cur.)
Vie normali nelle Dolomiti di Brenta
ill., br. La spiegazione, completa ed esauriente, di come salire 170 cime nel Gruppo di Brenta, dalle più semplici, dove è sufficiente buon fiato e buona gamba, a quelle alpinistiche, come ad esempio quella al Campanile Basso. Foto con tracciati, schizzi, cartine, descrizioni generali delle cime, note approfondite su come raggiungerle.
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Rota Fedora; Cividini Valentino; Cappellari F. (cur.)
Scialpinismo nelle Orobie Meridionali
ill., br. Le Orobie vengono sciate da sempre, praticamente dall'introduzione degli sci in Italia. Prima ancora della frequentazione turistica, gli abitanti delle valli bergamasche le hanno percorse con gli sci da fondo. Lo scialpinismo delle origini in queste zone, ma anche fino agli anni settanta e perfino ottanta, era quello con gli sci stretti. Le ragioni dell'approccio sono storiche prima ancora che orografiche, e risalgono a una concomitanza di fattori: fortissimo contributo di personale alle truppe alpine, con relativo addestramento allo sci come mezzo di trasporto; il richiamo dei centri sportivi dei corpi militari come professione; scarsa attitudine del terreno allo sviluppo dello sci alpino; scarsità di risorse economiche in loco causato dall'emigrazione della forza lavoro verso l'economia industriale della pianura - Milano è vicina.
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Giusti Domenico; Passino Giorgio; Cappellari F. (cur.)
Mont Blanc freeride. Ediz. italiana, inglese e francese
ill., br. Il Monte Bianco è da sempre la mecca italiana del freeride ed è ogni anno la meta di migliaia di sciatori che fanno base a Courmayeur e Chamonix per poterne godere a pieno i panorami e misurarsi con le esperienze e le sfide che questa montagna sa regalare. La guida si propone d'essere un valido ausilio per chi si approccia al freeride intorno al Monte Bianco. Il volume descrive 48 itinerari, con diversi gradi di difficoltà, nelle vallate di Courmayeur e Chamonix. In alcuni casi gli itinerari sono serviti da impianti di risalita, in altri è previsto l'uso delle pelli di foca. Per la prima volta in un libro, gli itinerari sono descritti e fotografati anche con prospettiva POV (Point of View) dello sciatore, con l'obiettivo di portare il lettore "nell'itinerario" e spiegargli, per quanto possibile, l'ambiente e le difficoltà della discesa che dovrà affrontare.
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Miotti Giuseppe
Tai chi shan. Montagna dell'equilibrio
brossura
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Cordes Kelly
Cerro torre
brossura
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