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Paluselli Alfredo
Vento da Nord. La storia di Alfredo Paluselli, pioniere nelle Dolomiti e custode del Cimon della Pala
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Moro Simone
Nanga. Fra rispetto e pazienza, come ho corteggiato la montagna che chiamavano assassina
br. Quella di Moro per il Nanga Parbat è una folgorazione, una scintilla scoccata sulle pagine dei libri che Simone leggeva da ragazzino, dove si narravano le imprese straordinarie di alpinisti come Albert Mummery, Hermann Buhl e Reinhold Messner che su quella montagna avevano lasciato una traccia e in certi casi, tragicamente, anche la vita. Con il tempo la scintilla si è ravvivata fino a diventare una passione travolgente, un amore vero e proprio per una cima maestosa che, nel tempo, aveva continuato a respingere molti alpinisti. Nell'estate del 2003 finalmente Moro può toccarne con mano le pareti e il suo tentativo di raggiungerne la vetta fallisce. Ma non è affatto la fine del sogno, anzi è solo l'inizio di un corteggiamento paziente, durato tredici anni, che l'autore racconta in questo libro avvincente ed emozionante. Tredici anni e tre tentativi invernali fatti di imprevisti, sorprese, nuove vie e nuove cordate, valanghe e bufere di neve, crepacci, grotte di ghiaccio, venti a 200 chilometri orari e cieli limpidi... Ma soprattutto fatti di scalate compiute un passo dopo l'altro, con la tenacia che serve a non mollare e con il rispetto costante per la montagna, la natura e i limiti dell'uomo. «26 febbraio: il tempo si dilata. Ormai era così che lo percepivamo: aumentato, surreale, lento. Ognuno di noi era diventato un automa, focalizzato esclusivamente sul proprio ritmo, sulla propria fatica, sui propri problemi. Eravamo oltre i 7800 metri. Nessuno parlava più da tempo, concentrati come eravamo a mettere un passo davanti all'altro, sette per l'esattezza, fermarci, guardare verso l'alto, nella speranza che quei sette passi avessero fatto il miracolo di avvicinare la vetta che invece sembrava rimanere inesorabilmente lontana da noi.» Il corteggiamento finisce quel giorno. Alle 15:37 Simone Moro - in cordata con Tamara Lunger, Alex Txikon e Ali Sadpara - arriva sulla vetta del Nanga Parbat coronando un sogno durato trent'anni ed entrando nella storia dell'alpinismo.
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Donahue Topher; Maspes L. (cur.)
Arrampicata su roccia per esperti. Tecniche e consigli per affrontare le vie più impegnative
brossura Il volume aiuta il lettore, già scalatore con competenze di base, a sviluppare le proprie abilità e le proprie tecniche di arrampicata. Ogni capitolo contiene preziosi consigli di alcuni dei migliori alpinisti del mondo: Tommy Caldwell, Angela Hawse, Justen Sjong, Steph Davis, Sonny Trotter, Alex Honnold, Lynn Hill e altri ancora. Attraverso un linguaggio chiaro, istruzioni passo-passo e fotografie dettagliate, questo manuale aiuta ad aumentare le proprie prestazioni in salita, a risparmiare preziose energie e a gestire situazioni critiche grazie all'utilizzo di tecniche di autosoccorso.
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Soffici Caterina
Lontano dalla vetta. Di donne felici e capre ribelli
br. C'è chi va in montagna in cerca del midollo della vita, per sfuggire ai propri fantasmi e alle ansie metropolitane. E chi - come l'autrice - ci si trova per caso. Sognava il caldo, il mare e le spiagge del Mediterraneo, ma un Accadimento l'ha portata in una baita sulle Alpi ,a 1700 metri; in un borgo sotto il ghiacciaio del Monte Rosa. Lì ha scoperto - grazie a un gregge di caprette, un branco di lupi, un'aquila, e alcuni personaggi che sembrano usciti da una favola- che si può condurre una vita più semplice e trovare (forse) la felicità nelle piccole cose. Basta poco per cambiare ritmo e vivere come i cittadini hanno dimenticato: camminare, respirare, spaccare la legna, spalare la neve, fare yoga o stare semplicemente seduti su un masso caldo di sole. Lì ha scoperto che non è necessario correre per raggiungere la cima, perché il vero scopo non è arrivare sempre più in alto, ma riappropriarsi di un tempo antico e dilatato. Più facile se lo fai con un cielo blu sopra la testa e dentro il cuore. Blu come sono le montagne in lontananza. Blu come le sfumature dell'acqua del mare: il colore della vastità, dell'incontenibile e del desiderio. Un diario di montagna che è anche e soprattutto molto altro, uno sguardo intelligente, poetico, dolce, ironico e disincantato.
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Camanni Enrico
Ghiaccio vivo. Storia e antropologia dei ghiacciai alpini
ill., ril. I montanari del Seicento vissero l'avanzata dei ghiacciai alpini come una maledizione, perché una teologia infarcita di mito e superstizione attribuì la Piccola età glaciale alle colpe degli uomini. Ma nel Settecento l'inferno è diventato il paradiso, attraverso la progressiva rivalutazione dell'alta montagna e la percezione positiva dei ghiacciai, rivelatisi nella rappresentazione artistica, nell'avventura alpinistica e nella colonizzazione turistica. Al termine di un lungo processo di riconversione simbolica, i cittadini del ventunesimo secolo vivono in modo perturbante la scomparsa dei ghiacciai alpini. Se i nostri antenati temettero la discesa dei fiumi gelati, fonte di disordine e distruzione, al contrario noi temiamo e subiamo la salita dello zero termico e l'arretramento delle nevi in quanto agenti di minaccia, e immagini capovolte del male. Il «drago» delle paure e delle leggende primordiali si libera dal suo gelido sudario e riappare negli incubi notturni dell'improvvido popolo di internet al tempo del disgelo. La colpa contemporanea è annidata nel dubbio inespresso che un patto sia stato tradito e un equilibrio incrinato per sempre. Il disordine etico, il nichilismo del mercato, la morte di Dio trovano una rappresentazione fisica e simbolica nello smagrimento dei ghiacciai, candide vittime di un'anoressia incurabile.
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Lauwaert Anna
La via del drago. La mia storia d'amore con Claudio Barbier
ill., br. Claude Barbier è stato uno dei più grandi scalatori del dopoguerra, traghettatore dell'alpinismo dalla visione eroica del dopoguerra a una dimensione critica, imperfetta, sperimentale. Barbier ha anticipato di circa quindici anni la filosofia e le prestazioni della nuova i arrampicata libera e sportiva. Nell'estate del 1961, in un solo giorno, ha scalato in solitaria le cinque pareti nord delle Cime di Lavaredo. Fantascienza. Ma questo libro non si occupa tanto del fuoriclasse, quanto dell'uomo. Questo racconto è eccezionale perché dipinge un alpinista attraverso gli occhi della sua donna, Anna Lauwaert, descrivendolo non con il metro delle imprese ma con la misura dei sentimenti, dunque spogliandolo dei paramenti del campione e presentandolo nudo, disarmato, talvolta addirittura impresentabile.
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Dauer Tom
Cerro Torre. Mito della Patagonia
ill., ril. Patagonia. Campo de Hielo Sur. Tra Cile e Argentina, a ovest del Fitz Roy, quasi mille metri di granito strapiombante che termina a quota 3128 in un fungo di ghiaccio. Il Cerro Torre, la "montagna impossibile", la "vergine inavvicinabile". II libro racconta la storia di questa vetta dai primi tentativi di scalata all'inizio del secolo scorso, alla controversissima e non ancora acclarata prima ascensione di Cesare Maestri e Toni Egger nel 1959, dalla prima ufficiale di Casimiro Ferrari con Chiappa, Conti e Negri, nel 1974, al successo di Bragg in stile alpino. Senza tralasciare un capitolo dedicato a Werner Herzog, il famoso regista di "Grido di pietra", girato sul Cerro Torre. Come spesso accade quando si parla di Patagonia, la prima parte del libro è dedicata a questa terra meravigliosa ed estrema, in tutti i suoi aspetti, dalle navigazioni di Magellano all'esplorazione dell'entroterra, dalle prime cartografie di De Agostini allo sviluppo del turismo e del trekking. Tom Dauer, avvalendosi anche della preziosa collaborazione di alpinisti e scienziati (Silvia Metzeltin e John Bragg, ad esempio), ha dato vita a una vera enciclopedia sul Cerro Torre.
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Meegan George
La grande camminata. Dalla Patagonia all'Alaska in sette anni
br. Tra il 1977 e il 1983, George Meegan compì in 2425 giorni la più lunga camminata ininterrotta di tutti i tempi, attraversando l'immenso continente americano dalla Patagonia all'Alaska. Con il solo ausilio di uno zaino ben attrezzato e di un paio di scarpe da ginnastica, ma anche con il supporto di tanta gente incontrata lungo il cammino, percorse a piedi più di 30.000 chilometri, entrando in contatto con paesaggi, popoli, tradizioni completamente diversi tra loro. Un viaggio epico dalla Terra del Fuoco alle pampas argentine, dai ripidi passi del Perù alla pianura costiera del Messico, dalle praterie dorate degli Stati Uniti alle acque ghiacciate del Mare di Beaufort. Tenacia e coraggio lo sostennero per sette anni, fino al pomeriggio di quel giorno, il 18 settembre 1983, in cui piangendo cadde spossato in ginocchio su una terra fredda e melmosa, che vide realizzarsi un'impresa di portata storica.
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Tutti i 4000. L'aria sottile dell'alta quota
ill., br. Le 82 vette più elevate delle Alpi, quelle che superano la fatidica soglia dei 4000 metri di altitudine. Il fascino dell'aria sottile e dell'alpinismo nel mondo delle altezze. La poesia e la tormentata geografia di un pianeta dimenticato. Ma anche e soprattutto il modo di scalare le cime, i consigli per scegliere la via di salita più adatta alle proprie capacità, i suggerimenti per concatenare più salite col minimo sforzo, la strategia per portare a termine la collezione dei 4000, le idee per muoversi con sci e pelli di foca verso le vette che lo consentono. E poi la storia di ieri e quella di oggi, dalle prime collezioni portate a termine quasi "per caso" ai concatenamenti di oggi, fino alla corsa 82 x 82. E ancora le statistiche, i numeri, le cronologie, i grandi nomi dell'alpinismo attratti dalla "corsa" ai 4000. Un aspetto di grande importanza, nel libro, è costituito dalla filosofia, dall'indirizzo e dalle attività del Club 4000, nato nel 1993 e diventato in seguito una costola della sezione torinese del Cai. Anche perché è proprio dall'instancabile attività dei soci che nel tempo ha preso forma questo volume, aggiornatissimo, attento alle attuali condizioni glaciali delle maggiori vette delle Alpi e costruito sull'esperienza diretta, mediata dalla riflessione e dal dibattito di un'intera comunità di appassionati e di alpinisti di valore internazionale. «Riteniamo che questo libro - hanno dichiarato gli autori - costituisca un'opera originale e completa sui 4000 delle Alpi, risultato di un entusiasmante lavoro in team di alcuni componenti del Consiglio direttivo del Club 4000 e frutto dell'esperienza cumulata dall'associazione in diciassette anni di attività».
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Gardiol Dario
Vie ferrate. Alpi italo-francesi. Nuova ediz.
ill., br. Questo nuovo libro sulle vie ferrate italo-francesi è arricchito da numerosi nuovi percorsi e da qualche aggiornamento su ferrate già descritte. Il volume si apre con un'ampia introduzione sulle attrezzature, le tecniche e rischi che si corrono praticando questo sport estremo. Seguono gli oltre 150 itinerari suddivisi per aree - Piemonte, Val d'Aosta, Liguria e Francia -, per i quali sono specificati i livelli di difficoltà, il dislivello, il periodo migliore per arrampicare e un'indicazione del tempo necessario.
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Cottino Linda
Nina. Devi tornare sul Viso. Storia di Alessandra Boarelli, la prima sul Monviso
ril. Estate 1863. Una settimana prima che la comitiva guidata da Quintino Sella giunga in cima al Monviso, un gruppo di alpinisti anticipa il tentativo italiano alla vetta. Con loro c'è anche una venticinquenne di Verzuolo. Si chiama Alessandra Re Boarelli. Il maltempo e l'indecisione della guida arresteranno il tentativo. Ma se la salita fosse andata per il verso giusto, una donna avrebbe preceduto sulla vetta i fondatori del Club Alpino. E probabilmente la storia dell'alpinismo italiano organizzato avrebbe avuto un inizio diverso da quello che tutti conosciamo. Ad Alessandra, donna colta e libera, il Monviso è comunque entrato nel sangue. E il 16 agosto 1864, un anno dopo il precedente tentativo, riesce a calcare la vetta della montagna. Ma chi era davvero la giovane pioniera del Viso? Tra storia e narrazione romanzata, questo libro getta un po' di luce sulla vita, sulla personalità della protagonista e sull'ambiente culturale in cui la donna maturò la decisione di salire sul Re di pietra.
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Berti Marco
Tom Ballard. Il figlio della montagna
ril. Tom Ballard fu «figlio della montagna» nel senso più profondo del termine. Non è un'ardita metafora, ma la sintesi di un rapporto che è stato prima genetico e poi animato da una passione esclusiva, irrefrenabile, assoluta. Era figlio di Alison Hargreaves, «la più forte delle donne alpiniste», secondo Reinhold Messner. E anche una delle più controverse: aveva scalato l'Eiger tre mesi prima di dare alla luce Tom, sollevando un vespaio di polemiche. Il temperamento della madre e il suo modo di vivere la sfida sembrano suggerire tutte le scelte alpinistiche di Tom, che porta a termine la prima solitaria delle sei grandi pareti delle Alpi in un solo inverno: è il progetto Starlight and Storm, che sua madre aveva compiuto, prima in assoluto, nell'arco di un'estate. Non sappiamo quanto il ricordo di lei aleggiasse anche nella sua decisione, per molti versi inspiegabile, di affrontare gli Ottomila cominciando proprio dal terrificante Nanga Parbat. Forse intendeva avvicinarsi, idealmente, al K2, la montagna su cui Alison aveva perso la vita quando lui aveva appena sei anni, come ipotizza Messner? Non lo sapremo mai. Tom stesso ammetteva che il suo rapporto con la montagna fosse stato fortemente plasmato da un'infanzia passata in tenda, nei campi base, seguendo la mamma. Questa esistenza da «lumaca alpina», che si porta dietro tutto quello che possiede, in cui non c'è niente se non l'indispensabile, era l'unica in cui si sentisse pienamente a suo agio. Un modo di vivere, senz'altro, ma anche di salire: prevalentemente in solitaria, con pochissimi mezzi, senza troppa pubblicità. Una riservatezza, una ricerca dell'essenziale che hanno fatto di lui un vero erede dell'alpinismo classico alla Walter Bonatti. In questo libro Marco Berti, amico intimo e compagno di scalate, ci racconta la storia del giovane alpinista britannico fino alla tragica fine: la spedizione sul famigerato Sperone Mummery del Nanga Parbat, con Daniele Nardi, partita a Natale del 2018. Dopo il 24 febbraio, il silenzio che avvolge i due alpinisti è più eloquente di un urlo. Riviviamo le ore disperate passate a cercarne le tracce. Inutilmente. La montagna, magnifica e terribile, si è ripresa suo figlio. Prefazione di Reinhold Messner.
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Bonatti Walter
I miei ricordi
br. Grigna e Monte Bianco, Grand Capucin e Lavaredo, e poi K2, Dru, Cerro Torre, G4, Grandes Jorasses, Cervino: bastano pochi nomi per capire che il protagonista di queste pagine è Walter Bonatti, il grande alpinista che qui racconta le proprie imprese più entusiasmanti ma anche quelle più tragiche, come l'odissea tra le nevi del Pilone Centrale, o amare, come quella legata alla spedizione del 1954. Scalate ed emozioni estreme, dunque, e non solo: a questa appassionante antologia Bonatti volle aggiungere, oltre al racconto dei suoi ultimi viaggi in Patagonia, le sue riflessioni sulla montagna come fonte di incanto e di saggezza, di etica e di bellezza, sul potere della solitudine, sull'alpinismo come strumento di ricerca interiore. E sulla necessità di inseguire, consapevolmente e per tutta la vita, i propri sogni.
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Krakauer Jon
Aria sottile
ril. L'Everest, o Dea del Cielo, è sempre stato oggetto di fascinazione, ossessione desiderio sia per gli alpinisti sia per i sognatori. Solo i più forti tra essi sono riusciti a raggiungerne la cima, grazie alla loro dedizione, al duro allenamento, all'esperienza acquisita in molti anni di alpinismo. Ma ormai, se si ha il denaro necessario, è alla portata di tutti. Quando nel maggio del 1996 Krakauer fu inviato dalla prestigiosa rivista Outside a partecipare a una scalata dell'Everest per scrivere un articolo sulla proliferazione delle spedizioni commerciali condotte da guide professioniste, sembrò il logico coronamento di una carriera che era riuscita a combinare le sue due passioni: l'alpinismo e la scrittura. Il 10 maggio, però, una tempesta colse di sorpresa le quattro spedizioni che si trovavano sulla cima. Alla fine della giornata nove alpinisti erano morti, incluse due delle migliori guide. Krakauer è tra i fortunati che sono riusciti a ridiscendere «la Montagna». Aria sottile è molto più che la cronaca di quella tragedia; oltre ad offrire un punto di vista privilegiato - quello della prima persona - su una vicenda che a distanza di quasi fa ancora discutere, offre soprattutto un esame provocatorio delle motivazioni che stanno dietro alle ascensioni ad alta quota e una drammatica testimonianza del perché quella tragedia si poteva evitare. Krakauer descrive in modo indimenticabile la fatica di esistere e ancor più di muoversi a 8000 metri. È un acuto esaminatore dell'ascetismo masochistico che spinge gli alpinisti; sa che per voler salire l'Everest bisogna avere una buona dose di follia. La sua storia contiene quella che deve essere l'essenza dell'inferno: l'infinita capacità delle cose di divenire peggiori di quello che temi.
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Buisse Alex
Mont Blanc Lines. Le vie più belle della catena del Monte Bianco
ill., ril. La catena del Bianco è la patria dell'alpinismo mondiale. Dal Monte Bianco al Mont Maudit, dai Drus alle Grandes Jorasses, dalla Mer de Glace al Miage, dal Monzino al Cosmiques, non c'è cima o ghiacciaio o rifugio che non evochi imprese eccezionali in ambienti di una bellezza mozzafiato. Con i ramponi ai piedi, con gli sci, in elicottero, in parapendio e in deltaplano il fotografo Alex Buisse ha percorso la catena del Monte Bianco dai versanti francese, italiano e svizzero, per fotografarne tutte le pareti più belle su cui ha tracciato, a una a una, le vie alpinistiche e le discese di sci ripido. Vie che qui compaiono in immagini spettacolari di grande formato e di cui viene raccontata la storia attraverso le parole dell'autore e le testimonianze di alpinisti che le hanno percorse e che condividono con i lettori le emozioni incredibili che hanno provato.
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Terray Lionel; Ferrari M. A. (cur.)
I conquistatori dell'inutile. Dalle Alpi all'Annapurna
brossura Pubblicato dall'editore parigino Gallimard nel 1961, Les conquérants de l'inutile riceve l'immediato favore di un pubblico vastissimo, non solo per la fama internazionale del suo autore - il più grande alpinista francese del momento - ma per la qualità letteraria rivelata in pagine inaspettatamente sofferte, sincere e originali. Lionel Terray partecipa alle più importanti spedizioni extraeuropee. Le sue conferenze sono affollatissime. I film che lo vedono protagonista - sia documentari sia a soggetto - vincono le prime edizioni del Festival di Trento. Negli anni Cinquanta, Terray è una stella delle alte quote, quando iniziano a essere viste con occhi nuovi, entusiastici, e i volti degli scalatori appaiono sulle copertine dei settimanali di grande tiratura. Un clima culturale che esce vivido dalle pagine di questa autobiografia "antieroica", grande classico della letteratura di montagna dal titolo provocatorio e allo stesso tempo elegiaco. Conquistare l'inutile è l'apparente dichiarazione di un fallimento. Che in realtà nasconde il gesto nobile di un agire gratuito, lontano dalle logiche quotidiane. Solo grazie a quell'inutile si può mettere a rischio la vita, si possono affrontare fatiche immani. Si può arrivare al limite, per toccare una cima.
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Paleari Alberto
Le più belle vie di roccia dell'Ossola. Vol. 1: Dal primo al quinto grado
ill., br.
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Maraini Fosco; Ferrari M. A. (cur.)
Farfalle e ghiacciai. La mia vita tra le montagne
br. «Mi volto. Dinanzi a me, sopra di me, terribilmente addosso, vicinissimo e lontanissimo allo stesso tempo, il Kangchenjunga, una delle più alte montagne del mondo, scintilla nel sole, come un castello incantato d'argentee sostanze lunari». Le montagne - le Apuane, le Dolomiti, l'Etna, il Tetto del Mondo o il vulcano Fuji - sono per Maraini la meravigliosa apparizione che lo ha accompagnato fin dall'adolescenza. Attraverso i brani più densi e sognanti dedicati dall'autore alle alte quote, ritroviamo in questo volume la gioia di vivere di uno scrittore che si misura con un oggetto misterioso e dalle mutevoli sfaccettature. La neve, il granito, la roccia lavica e l'aria rarefatta dell'Himalaya sono il terreno di investigazione per un uomo mai pago di conoscenza e capace, attraverso il suo sguardo a più focali, di incantarsi di fronte al volo di una farfalla e, subito dopo, di perdersi con la mente osservando le immensità di un ghiacciaio. Gli scritti si dipanano in un arco di oltre sessant'anni comprendendo brani sorprendenti e ormai dimenticati apparsi in sedi diversissime, dal Corriere della Sera alla stampa locale, dalla rivista del Club Alpino Italiano a pubblicazioni specializzate di viaggi e geografia. L'indagatore di mondi, l'orientalista, ci racconta qui la sua travolgente e inarrestabile passione per la montagna.
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Motti Gian Piero; Camanni E. (cur.)
I falliti e altri scritti
ill., br. Nel 1972 Gian Piero Motti è un alpinista al bivio. Scalata dopo scalata, ha scoperto sulla propria pelle che l'arrampicata può diventare una droga. Così scrive il famoso articolo "I falliti", dedicato a chi non sa più vivere senza montagna. È il passaggio fondamentale che lo porta ad aprirsi oltre i confini dell'alpinismo piemontese e oltre i miti-doveri della tradizione eroica. Da quel momento inizia un'incessante ricerca per lo sviluppo di un'avventura dal volto umano. Scopre le pareti calcaree delle Prealpi francesi, apprende l'etica dell'arrampicata californiana e approfondisce le tecniche orientali di meditazione. Diventa il punto di riferimento per una generazione di alpinisti inquieti. Questo libro raccoglie tutti i suoi scritti più importanti.
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Simpson Joe
La morte sospesa
ill., ril. Nel giugno 1985, due alpinisti britannici, il venticinquenne Joe Simpson e il suo compagno di cordata, Simon Yates, hanno appena raggiunto la vetta del Siula Grande (6344 metri) nelle Ande peruviane, salendo per la prima volta la parete Ovest. Colti, sulla cima, da una violenta bufera, i due scendono lungo una ripida parete innevata, ma Simpson perde un appoggio, precipita e atterra su una roccia rompendosi una gamba. Yates cerca di calarlo per seracchi di ghiaccio con laboriose manovre di corda. Nonostante il gelo e l'oscurità tutto sembra procedere per il meglio fino a quando non accade l'imprevisto: la parete è interrotta da uno strapiombo sotto il quale Joe si trova appeso, inerme. Simon non riesce a issarlo e rischia di venire trascinato anche lui nel vuoto. Compie quindi l'unico gesto possibile, sebbene disperato: allo stremo delle forze, recide la corda che lo unisce al compagno, abbandonandolo. Joe cade nel vuoto ma non muore. I tre giorni successivi sono un calvario per entrambi gli alpinisti: Yates rientra a fatica al campo base consumato dal dolore e dal senso di colpa, certo di aver causato la morte del compagno. Simpson, sopravvissuto per miracolo, si trova intrappolato in un crepaccio, ferito, con un principio di congelamento agli arti, senza nulla da mangiare. Eppure, facendo appello a tutte le risorse fisiche e mentali, riesce a raggiungere miracolosamente il campo base dove ritrova il compagno. Questo libro racconta come i due alpinisti siano riusciti a superare quei giorni strazianti: è un racconto epico, fatto di terrore, sofferenza e immensa forza d'animo, è la testimonianza intensa di una vittoria straordinaria della vita sulla morte, è un inno sincero e commovente all'amicizia. La morte sospesa va ben oltre i confini della letteratura di montagna ed è ormai diventato un classico letto e tradotto in tutto il mondo.
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Unterkircher Silke; Marrone Cristina
L'ultimo abbraccio della montagna. L'avventura estrema di Karl Unterkircher
ill., br. Il 15 luglio 2008, Karl Unterkircher, alpinista di fama mondiale, moriva inghiottito in un crepaccio sul Nanga Parbat, la nona vetta del mondo, ribattezzata dagli himalayani "la mangiauomini", a causa delle molte vittime che ha fatto tra gli scalatori professionisti (tra loro, il fratello di Reinhold Messner). Cosa ha portato Karl e la sua cordata a sfidare quelle pareti inespugnabili? Cosa spinge un uomo a cercare una sfida così audace? In questo tributo appassionato al padre dei suoi tre figli, Silke ci restituisce il ritratto di un uomo legato indissolubilmente a quel mondo estremo che amava più della sua stessa vita, e ci aiuta a capire che spesso dietro scelte così rischiose non si nasconde un desiderio di affermazione, ma un sentimento del tutto estraneo a chi non conosce la magia dell'esplorazione. Perché, come diceva Karl, non sono gli scalatori a cercare il rischio; è la montagna che chiama.
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Wielicki Krzysztof
Frammenti d'alpinismo
ill., br. Racconti di uno dei più grandi alpinisti al mondo, insignito del Piolet d'Or alla carriera nel 2019, che vengono presentati così come lo stesso Wielicki ama raccontarli, senza troppi fronzoli, quasi a livello di aneddotica, ma sempre tenendo presente la centralità della vita e della ricerca del Bello, ricordando i compagni scomparsi e senza risparmiare affondi e stilettate contro altri colleghi e compagni, suoi coetanei o più giovani. Una serie di racconti che prende vita dai suoi taccuini di spedizione e che lui desidera raccontare ai suoi lettori come tra amici.
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Kehrer Simon; Nones Walter
È la montagna che chiama. Undici giorni sul Nanga Parbat. Nuova ediz.
ill., br. Questo libro è il racconto vibrante e bellissimo di quanto accadde in quel Luglio del 2008. A 6000 metri di altitudine tre alpinisti italiani stanno aprendo una nuova via sull'imponente versante Rakhiot del Nanga Parbat, il più occidentale degli Ottomila. Sono Karl Unterkircher, Simon Kehrer e Walter Nones. Fino a quando un crepaccio si apre all'improvviso sotto i piedi di Karl, inghiottendolo. Nones e Kehrer proseguiranno sul difficile versante Rakhiot, portando a termine un'impresa epica - che segnerà profondamente i loro animi - in nome dell'amico e compagno di tante avventure: e quella è da allora la "Via Karl Unterkircher". Cosa spinge i protagonisti a praticare l'alpinismo estremo? Non il brivido del rischio, la sfida o la fama, ma qualcosa di molto profondo: una passione inesausta che li porta a confrontarsi sempre con l'apparentemente impossibile, con umiltà e rispetto, il desiderio di scoperta, i lunghi silenzi, la fiducia nell'altro, il valore dell'amicizia, a 7000 metri, chiusi dentro una tenda mentre fuori imperversa la tempesta, o davanti a un'alba che sembra la creazione del mondo. Tutto questo anche a costo della vita ,una sorte toccata nel 2010 pure a Walter Nones.
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Lauber Kurt
Il guardiano del Cervino. La mia vita alla capanna Hörnli
ill., ril. Kurt Lauber ha salvato la vita di molte persone:guida di Zermatt e custode della capanna Hörnli, Kurt è il guardiano del Cervino. Racconta in maniera avvincente la sua esperienza di oltre mille missioni di salvataggio e fornisce una panoramica dell'appassionante (anche se a volte logorante) vita di tutti i giorni in rifugio ai piedi del "Re delle montagne".
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Bonatti Walter
K2. La verità. Storia di un caso
ill., br. Il 30 e il 31 luglio del 1954, fra i 7345 metri di quota del settimo campo e gli 8616 della cima, il K2 fu il palcoscenico di una grandiosa vittoria dell'alpinismo italiano, che piantò il tricolore sulla seconda vetta del mondo. Ma quelle pareti di ghiaccio furono anche testimoni di una vicenda dai contorni molto meno eroici. Un lato oscuro che il passare degli anni non solo non fece dimenticare, ma anzi trasformò in una rovente polemica e in un «giallo d'alta quota» che emozionò il mondo intero. Contro la versione ufficiale, contro le calunnie che lo avevano colpito (lui, che per dare il suo contributo alla vittoria aveva rischiato la vita), Walter Bonatti oppose per mezzo secolo la propria irriducibile ricerca di giustizia, accumulando, pagina dopo pagina, testimonianze e documenti, svelando manipolazioni e ipocrisie. Fino a riscrivere la storia, nel nome della verità. «Consegno queste mie testimonianze in eredità a un futuro più attento ai valori, affinché con maggiore responsabilità di quanto non ha avuto la mia epoca, possa dare compimento all'impegno che ha segnato gran parte della mia vita: dare verità e giustizia, quindi dignità, alla storia ufficiale della conquista del K2».
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Ellison J. (cur.); Klanten R. (cur.); Servert A. (cur.)
Climbing. I grandi solisti dell'arrampicata. Ediz. illustrata
ill., ril. «Un tempo, la parola "arrampicata" faceva pensare a individui muniti di casco e abiti dai colori vivaci con scarponi da montagna e attrezzi appuntiti, impegnati con tutte le loro forze a inerpicarsi su una vetta innevata; o a individui muscolosi sospesi sul fianco di una rupe, una quantità d'aria da capogiro sotto i piedi. Essere un climber significava far parte di un piccolo club esclusivo i cui membri sembravano pazzi e gli obiettivi impossibili. Ma, dall'inizio degli anni Duemila, l'arrampicata si è diffusa oltre la nicchia dei pochi eletti, diventando accessibile a tutti. Non è più uno svago misterioso e un po' incompreso. Adesso è diventato mainstream: uno sport riconosciuto a livello internazionale, una tendenza di fitness globale e uno stile di vita totalizzante. Dalle palestre di arrampicata indoor alle centinaia di migliaia di vie su roccia, l'arrampicata continua a crescere, senza dare segni di rallentamento. L'arrampicata esiste in una qualche forma da centinaia di migliaia di anni: gli esseri umani scalano vette e montagne da quando gli uni e le altre esistono. Ma la moderna arrampicata su roccia è sorta solo a metà del XX secolo, come un germoglio dell'alpinismo. Raggiungere una cima era considerata una nobile occupazione, ma in caso di condizioni avverse o tempo limitato gli alpinisti affrontavano pareti o rocce più brevi per allenarsi. Alla fine, i climber smisero di portare sulle grandi vette la forma fisica e le abilità acquisite su queste piccole formazioni rocciose, e scalare questi obiettivi minori divenne la principale attrazione. Quei primi pionieri non immaginavano dove sarebbe arrivata l'arrampicata nel giro di pochi decenni. Migliaia di palestre di arrampicata punteggiano il globo, con gradi di difficoltà in-door che raggiungono 9A/V17 e 9c/5.15d, un film sul climbing ha vinto un Oscar e l'arrampicata è ora una disciplina olimpica, la massima conquista di qualsiasi attività sportiva. Ci sono professioni, negozi, palestre, produttori, libri, film, riviste, festival, scuole, organizzazioni, enti no-profit, podcast, app e traffico social: un'intera industria che ruota intorno all'arrampicata. C'è una buona ragione per il successo esplosivo del climbing. Anzi, molte buone ragioni. Arrampicare è divertente. Le sequenze di movimenti complessi sono una sfida fisica e mentale, e si migliora regolarmente. C'è una componente di problem-solving, oltre a una di forza, e se ci si applica abbastanza si sviluppa un fisico muscoloso. Si può praticare da soli o con gli amici, nella locale palestra per qualche ora o a migliaia di chilometri dalla città più vicina per qualche mese, tra ghiacciai e orsi polari. Gli obiettivi variano da massi di tre metri a vette di 8000. Ci sono così tanti tipi di arrampicata che potete sceglierne uno e specializzarvi in quello, o cercare di padroneggiarli tutti....» (Julie Ellison)
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Rinaldi Marco; Roccati Christian
Tecniche di tree climbing. L'arrampicata per la moderna arboricoltura
ill., ril.
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Sertori Mario
Alpine Ice. Le più belle cascate di ghiaccio delle Alpi. Nuova ediz.. Vol. 1
ill., br. Ecco la seconda edizione di Alpine Ice, opera in 4 lingue e unica nel suo genere in Europa, che presenta una selezione delle più attraenti cascate di ghiaccio tra Francia, Svizzera, Italia, Austria e Slovenia. Parecchie le novità, valli fantastiche che valgono il viaggio da ovunque si parta, itinerari mitici che hanno fatto la storia dell'iceclimbing e altri poco conosciuti, ma di grande carattere. Completamente rinnovati veste grafica e immagini di arrampicata. Quasi doppio il numero delle colate recensite rispetto alla vecchia guida che già era molto corposa. Si è reso quindi necessario dividere l'opera in due tomi diversi: Alpine Ice vol. 1 Francia, Svizzera e Italia - Alpi occidentali e Alpine Ice vol. 2 Austria, Slovenia e Italia - Alpi orientali. I due libri sono ovviamente interconnessi e insieme van- no a comporre il quadro completo dell'arco alpino. Circa 700 sono le scalate descritte in questo primo volume e per facilitare coloro che fanno fatica a orientarsi sono state inserite le foto "segnaletiche" di ogni flusso, le coordinate geografiche dei parcheggi e di quasi tutte le vie, tramite un semplice QR code.
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Lammer Eugen G.
Fontana di giovinezza
brossura
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Mazzarello Paolo
L'inferno sulla vetta
ril. Raffaello (Jello) Zoja, ventisette anni, e suo fratello Alfonso, di otto anni più giovane, sono i figli dell'anatomista Giovanni Zoja, che ha aiutato Cesare Lombroso a sviluppare le sue indagini di antropologia criminale. Nell'ateneo di Pavia, dove il padre insegna, i due sono già avviati a promettenti carriere universitarie. Il 24 settembre 1896 intraprendono la scalata al monte Gridone, nei pressi del lago Maggiore, in compagnia dell'alpinista Filippo De Filippi. Tutto va bene fin verso mezzogiorno, quando si scatena un'improvvisa tormenta di neve che costringe i tre a rientrare. Ma i due fratelli non riusciranno a tornare a casa. Muovendo da questa vicenda tragica, Mazzarello ripercorre la storia dell'università di Pavia che grazie ai contributi di Spallanzani, Volta e Golgi acquisisce prestigio internazionale, e ci restituisce un quadro dell'ambiente accademico pavese, attraversato nel corso dell'Ottocento da animate discussioni sulle grandi questioni del tempo (il darwinismo, l'anticlericalismo, il positivismo...). In questo contesto i due fratelli Zoja si muovono da protagonisti, finché il destino all'improvviso non rimescola quelle carte di cui la filosofia del tempo credeva di aver svelato tutti i trucchi.
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Rudatis Domenico
Montagne esoteriche. Pratiche di liberazione nell'esperienza alpinistica
ill., br. "L'alta montagna ha le qualità del Nirvana", così recita l'antico testo buddista Milindapanha nel quale la scalata alla vetta di una montagna viene paragonata all'indescrivibile processo spirituale che porta al raggiungimento della liberazione. Del resto era l'asceta e poeta tibetano Milarepa a sostenere nei suoi canti che: "Quando volgo lo sguardo alla cima delle montagne, la perfetta contemplazione si fissa nella coscienza e più non temo i continui divagamenti del pensare sofisticato". In questo affascinante volume Domenico Rudatis racconta le sue originali esperienze esoterico-alpinistiche, in cui l'ascesa "esteriore" va di pari passo con quella "interiore" in un autentico approccio mistico alla montagna. L'interpretazione esoterica dell'alpinismo risiede nel saper ottenere molto di più del record sportivo: è la trascendenza dello sforzo, dell'atto di pura potenza che si eleva e diventa arbitrio, libertà e gioco.
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Ghilardi Ugo; Ardenghi Manuel
La grande traversata delle Alpi. Dalla Liguria al Friuli
ill., ril.
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Filippi Diego
Hohe wände bei Arco. Klassische und moderne Routen im Sarcatal
ill.
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Bertolotti Matteo; Galbiati Luca
Arrampicare. Dolomiti nord-orientali. 80 vie di roccia
ill., br. Una guida di montagna che raccoglie 67 vie di roccia classiche e inedite nelle Dolomiti Nord-Orientali. Nel I volume di questa collana di arrampicate sono descritti percorsi nei gruppi di: Dolomiti Ampezzane, Tre cime di Lavaredo, Fanis , Cunturines, Cinque Torri, Cadini, Dolomiti di Lienz, Alpi Carniche, fra profili di storia dell'alpinismo. Le relazioni contenute nel volume descrivono tiro per tiro, con meticolosità e passione, alcune delle arrampicate più belle (dal IV al VIII grado) delle Dolomiti.
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Zizioli S.; Magri F.; Pennisi F. (cur.)
Arrampicate nel bresciano. Dalla Maddalena alla val Salarno
ill.
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Wielicki Krzysztof; Drozd Piotr; Ferrari M. A. (cur.)
La mia scelta. Vita e imprese di una leggenda dell'alpinismo polacco
br. Krzysztof Wielicki, insieme a Jerzy Kukuczka, Wojtek Kurtyka e Wanda Rutkiewicz, è il caposcuola di una stagione leggendaria iniziata sul finire degli anni Settanta, che ha visto infrangersi veri tabù alpinistici con le salite in inverno - a volte anche in solitaria - delle più alte cime del pianeta. La comunità internazionale rimaneva allibita di fronte a tanta determinazione, e vedeva in quei giovani polacchi una capacità di soffrire senza pari, dovuta anche - si diceva - alla loro storia costellata di sacrifici e alle rigide condizioni in cui il regime politico li costringeva. Questo libro di memorie, tratto da un'intervista fiume rilasciata da Wielicki a Piotr Drozdz e poi tradotta e adattata dallo slavista Luca Calvi nella forma di racconto diretto, è un prezioso affresco di un mondo che per anni ci è parso oscuro e inaccessibile, fino al crollo del Muro di Berlino e all'ingresso nella nuova stagione dominata dal mercato, con il conseguente passaggio dall''alpinismo di Stato' alle spedizioni sponsorizzate. La forza inscalfibile di Wielicki sgorga qui attraverso un racconto schietto e onesto, che si definisce nelle avventure più estreme e al limite della sopravvivenza. Il lettore italiano rimarrà stupito di fronte a tale esuberanza di vita e, montagna dopo montagna, capitolo dopo capitolo, ritroverà le orme lasciate da un sopravvissuto che ha deciso di rivelarsi.
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Comici Emilio; Marco E. (cur.)
Alpinismo eroico
ill., br. Pubblicato postumo nel 1942, questo volume raccoglie tutti gli scritti di Emilio Comici. Si tratta delle relazioni delle salite compiute dall'alpinista triestino tra il 1925 e il 1940, che conservano quasi sempre il dono della spontaneità e dell'immediatezza.
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Bonatti Walter
Qual è la montagna più bella del mondo?
brossura
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Messner Reinhold
On top. Donne in montagna
ill., ril. Dal primo tour in montagna di un gruppo di signore nel sedicesimo secolo fino a Gerlinde Kaltenbrunner e Oh EunSun: Messner racconta in modo appassionante e riccamente documentato la storia dell'alpinismo femminile e segue la carriera delle più importanti alpiniste del mondo. Ma soprattutto analizza la corsa delle donne per il primato sui 14 ottomila. E sottolinea come la più affascinante delle vittorie è il modo in cui queste donne hanno saputo capire la montagna, nonostante la loro assenza per centinaia di anni da quello che era considerata territorio esclusivamente maschile: la zona al di sopra degli 8000 metri. Il verdetto finale di Messner è chiaro: la montagna non fa alcuna distinzione di sesso.
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Ravasi Stefano; Cappellari F. (cur.)
Scialpinismo nelle Orobie Valtellinesi
ill., br. Le vallate delle Orobie Valtellinesi hanno orientamento all'incirca nord-sud e sono racchiuse da montagne severe, con versanti ripidi. I pendii ricchi di itinerari scialpinistici hanno esposizioni prevalentemente da nord est a nord ovest (salvo poche eccezioni) e consentono di trovare neve in ottime condizioni per gran parte della stagione sciistica. Sebbene molti siano facilmente raggiungibili, agli itinerari più frequentati si affiancano percorsi poco conosciuti, che offrono uno scialpinismo di ricerca ed esplorazione, nei quali non è raro dover battere traccia con le pelli per tutto il percorso di salita, fino ai pendii sui quali lasciare i primi solchi sulla neve intonsa nelle divertenti discese. Questa guida nasce con l'intento di raccogliere i principali itinerari scialpinistici delle Orobie Valtellinesi e offrire una panoramica quasi completa a chi senta il desiderio di esplorare questa stupenda area geografica, a torto spesso trascurata perché molti itinerari fra le sue valli non sono entrati nel novero delle grandi classiche, ripetute magari ogni stagione.
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Karo Silvo
Rock 'n' roll on the wall. Autobiografia di una leggenda
ill., br. Silvo Karo. Il suo percorso alpinistico lo ha portato dal romanticismo analogico degli anni Settanta ai veloci anni digitali del nuovo millennio, dalla campagna rurale alla brutalità delle tempeste patagoniche, dalle vastità himalayane agli infuocati camini granitici del Karakorum, dagli orizzonti della Groenlandia ai monsoni indiani, dai monoliti verticali dello Yosemite alle splendide Alpi Giulie. Come rappresentante della generazione rock'n'roll, Karo ha portato con sé nelle pareti la sua energia e il suo ritmo. Dedizione, audacia, passione e un'amicizia sincera hanno dato vita alla cordata dei Tre Moschettieri: Francek Knez, Janez Jeglic e Silvo Karo. La sua carriera alpinistica è stata segnata dalle imponenti pareti del Fitz Roy, del Cerro Torre, della Torre Egger, del Bhagirathi, spaziando dagli Ottomila himalayani fino al grado 8a in arrampicata sportiva. Ha seguito fedelmente i trend moderni dell'alpinismo di alto livello, approdando alla tecnica light and fast.
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Mauduit Chantal
Abito in paradiso
ill., br. Prefazione speciale per la seconda edizione di Nives Meroi. Estremamente graziosa e amante della poesia, Chantal Mauduit aveva 34 anni quando, nel maggio del 1998, lei e lo sherpa Ang Tshering furono travolti da una valanga sul Dhaulaghiri mentre dormivano in tenda al Campo 2 a 6500 metri. La sua scomparsa creò profonda emozione perchè col suo idealismo aveva portato comportamenti insoliti nella dura vita d'alta quota. Sempre carica di libri oltre che di equipaggiamento, Chantal non sopportava le intolleranze e il razzismo e il suo profondo amore per le montagne la portò ad aderire a Mountain Wilderness. Parigina, aveva trascorso l'infanzia in Savoia dove a 15 anni scoprì l'alpinismo appassionandosene irreparabilmente. Da allora percorse, in rapida successione, le grandi classiche sulle Alpi per poi passare a pareti sempre più difficili. Parallelamente all'alpinismo, Chantal praticò lo sci di fondo e il parapendio. Sua fu la prima discesa mondiale in volo dell'Urus (5500m) e del Huascaran (6768m) nelle Ande. In seguito scoprì l'Himalaya cercando di realizzare il suo sogno segreto: salire i quattordici ottomila senza ossigeno. Sull'Everest Chantal tenterà la salita numerose volte, ma la saggezza la farà sempre desistere prima che sia troppo tardi; riuscirà invece a raggiungere, senza ossigeno e spesso in solitaria, le cime del Chogori nel 1992, del Shisha Pangma e del Cho Oyo, nel 1993, del Lhotse e del Manaslu, nel 1996 e del Gasherbrum II nel 1997. In sua memoria alcuni amici crearono l'associazione Chantal Mauduit Namasté con lo scopo di contribuire a finanziare gli studi del figlio Lhakpa e di quelli dello sherpa Tshering e di migliorare le condizioni di vita e di istruzione dei bambini dei villaggi nepalesi a lei cari.
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Moro Simone
La voce del ghiaccio. Gli ottomila in inverno: il mio sogno quasi impossibile
ill., br. Questo libro è nato perché, a 44 anni e con 44 spedizioni alle spalle, Simone Moro - nel mezzo della sua straordinaria carriera alpinistica - ha sentito l'esigenza di raccontarsi e soprattutto di mettere a fuoco il senso di quello che lui definisce il suo sogno "quasi impossibile": la scelta di affrontare le massime vette del pianeta nella stagione più ostile, l'inverno. Fin qui nulla di strano. Se però aggiungete che, per Simone, il richiamo della montagna è irresistibile e che sedersi davanti a un computer significa consegnarsi a un'attività "troppo statica per muscoli nel pieno del vigore", le cose si complicano un po'. Per la prima volta nella storia della letteratura di montagna, questo libro è stato scritto quasi interamente durante un'ascensione a un ottomila in inverno, il Nanga Parbat, che Simone ha intrapreso alla fine del dicembre 2011: solo lì ha trovato l'ispirazione e la concentrazione necessarie per ritornare con la memoria alle sue imprese passate, lì ha corretto le bozze nelle soste al campo base, oltre a inviare, subito dopo averle scattate, testimonianze fotografiche che costituiscono il secondo dei due inserti (il primo riguarda le sue spedizioni precedenti). "La voce del ghiaccio" ha preso dunque forma in circostanze eccezionali e forse anche per questo è una lettura significativa non solo per gli appassionati di montagna.
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Moro Simone; Zanatta Marianna
Devo perché posso. La mia via per la felicità oltre le montagne
br. Chiunque senta parlare Simone Moro - alle conferenze sulle sue imprese in montagna, nei discorsi ispirazionali che tiene per le aziende, in una qualsiasi chiacchierata spontanea - rimane affascinato e ricava una sensazione di benessere. Perché? Il segreto è la felicità. Eppure, nella sua vita Simone non si è certo sottratto alla fatica con le cinquantacinque imprese alpinistiche che ha portato a termine sulle vette più impegnative e insidiose del pianeta. Né si è risparmiato il disagio, esponendosi nelle invernali alle temperature più basse della Terra. Allo stesso tempo ha conosciuto più volte la rinuncia quando è dovuto rientrare al campo base per le avverse condizioni meteo e soprattutto ha provato la sofferenza per la perdita di amici carissimi in incidenti alpinistici. Ma la felicità nasce da un sogno e dalla forza e dalla determinazione con cui tentiamo di realizzarlo giorno dopo giorno, per tutta la nostra vita. Per costruircelo, possiamo cominciare identificando i nostri miti - quelli che per Simone, fra gli altri, sono stati Messner, Cassin e Bonatti - per poi sceglierci dei maestri - per lui, il Camòs e Anatoli Boukreev - che ci aiutino a farci la nostra cassetta degli attrezzi e a trovare i mezzi. Poi è bene che ci cerchiamo degli alleati, individuandoli tra le nostre stesse risorse personali (le proprie doti, i punti di forza) e nelle persone in carne e ossa che possono sostenerci (fra gli altri, per Simone, Marianna Zanatta, sua collaboratrice da sempre e coautrice di questo libro). Infine, dobbiamo mettere in conto anche l'errore e il tradimento, la paura e il sacrificio. Ma il risultato di tutto questo è la felicità. Ricco di episodi inediti dalle imprese alpinistiche di Simone Moro, "Devo perché posso" è una lettura utilissima e fortificante per chiunque di noi, anche se non muoviamo nemmeno un passo in montagna. Ma, come tutti, cerchiamo la felicità nei nostri sogni quotidiani.
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Sakamoto Shin-Ichi; Nabeta Yoshio; Nitta Jiro
The climber. Vol. 6
ill. La squadra si è lanciata sulla cresta che unisce le alpi giapponesi settentrionali per simulare la parete orientale del K2. Buntaro Mori si augura di riuscire a legare con queste persone, ma...
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Sakamoto Shin-Ichi; Nabeta Yoshio; Nitta Jiro
The climber. Vol. 7
ill.
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Sani Gianpaolo; Vascellari Francesco; De Barba Loris
Scialpinismo. Dolomiti Bellunesi, Alpi Feltrine, Pealpi
ill., br. La monografia sciistica più esauriente delle Dolomiti Bellunesi, Alpi Feltrine e Prealpi. 99 itinerari classici e inediti: dai Monti del Sole ai versanti reconditi della Schiara, dai pendii della Val Lapisina e delle Prealpi fino alle Vette Feltrine.
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Proverbio Lorenzo
Kilometro lanciato. Storie oltre il limite. Con CD-ROM. Vol. 2: 1968-2019
brossura Si chiude con questo secondo volume la lunga saga del Kilometro Lanciato. Una storia che odora di leggenda e che solo grazie a una puntigliosa ricerca ha finalmente trovato una collocazione storica degna della sua fama. Perché il KL, oggi Speed Skiing, ha rischiato di perdere la sua memoria, le sue radici, quelle che l'hanno fatto crescere fino a giungere agli incredibili risultati delle ultime stagioni. Una vicenda che viaggia sottotraccia, ma che, a sorpresa, ha anticipato i tempi non solo in ambito sciistico, ma anche in quelli della comunicazione e del marketing. In questo secondo e ultimo atto, si parte dal 1970, con l'arrivo dei giapponesi sotto il Cervino, per finire ai giorni nostri e agli incredibili record della Nazionale azzurra. Una storia di sport, e non solo, piena di fascino e aneddoti unici tutti da scoprire. In allegato il CD contenente le classifiche e i record.
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Norgay J. Tenzing; Ullman James Ramsey
Sull'Everest
ill., ril. Il 29 maggio del 1953 Tenzing Norgay ed Edmund Hillary conquistano l'Everest, compiendo un passo fondamentale nella storia dell'alpinismo. Prima e dopo quella leggendaria ascensione, Chomolungma, «la montagna così alta che nessun uccello può sorvolarla», ha reclamato le vite di decine di scalatori, ma in quella storica mattina, a 8.850 metri d'altezza, nel regno dell'aria sottile, il mondo è tutto sotto i loro piedi, esausti e gelati. Tenzing Norgay è un figlio dell'Everest, il discendente di generazioni di umili contadini e pastori di yak. Avrebbe dovuto diventare lama, ma l'amore per le montagne è stato più forte. Solo pochi giorni prima del trionfo, all'Himalayan Club di Darjeeling, molti dei soci avevano sghignazzato della prospettiva che un "portatore" potesse conquistare quella vetta, realizzando un'impresa destinata a riecheggiare in ogni angolo del pianeta - e a dare il via a una ridda infinita di polemiche. Sette uomini della sua regione erano morti sotto una grande valanga nella spedizione del 1922, e due anni dopo gli scalatori Mallory e Irvine erano scomparsi in prossimità della cima. Ma lo sherpa del Solo Khumbu, il bambino venuto alla luce nei pressi del monastero buddista di Ghang La, è riuscito a coronare il sogno di tutta una vita, portando a compimento gli sforzi delle spedizioni che da trent'anni si affannavano sulle terribili pendici ghiacciate della "Dea Madre del Mondo". Più "in alto", ora, c'è solo il cielo. Questa è la storia di un eroe vero, così distante dagli eroi da copertina del nostro tempo. È il racconto di quella che Jan Morris ha definito «l'ultima, innocente, avventura».
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Messner Reinhold
Razzo rosso sul Nanga Parbat
ill., ril. La tragica conquista del Nanga Parbat dei fratelli Messner. Il 27 giugno 1970 i due fratelli altoatesini Reinhold e Günther Messner realizzano la prima salita della parete Rupal del Nanga Parbat, la parete di roccia e ghiaccio che con i suoi 4500 metri di altezza è la più imponente della Terra. Ma la discesa lungo l'altro versante, sconosciuto, che finisce nella valle Diamir, ha un epilogo tragico: la morte di Günther, travolto da una valanga. Il capo spedizione si adopera affinché vengano taciute le circostanze reali in cui si è verificata la catastrofe. Il resoconto di Reinhold Messner sulla drammatica odissea, concepito come una sceneggiatura, viene vietato, poiché il capo spedizione aveva fatto firmare a tutti i partecipanti un documento in cui si impegnavano a non pubblicare nulla sull'impresa. Il titolo era Die rote Rakete (Il razzo rosso), proprio come l'ingannevole segnale luminoso che avrebbe dovuto segnalare ai fratelli Messner l'evoluzione prevista delle condizioni meteorologiche. Per decenni Reinhold Messner è stato vittima di campagne denigratorie. È stato accusato di aver sacrificato il fratello minore in nome della sua ambizione personale, e incredibilmente le polemiche non si sono placate nemmeno nel momento in cui il Nanga Parbat ha restituito i resti mortali di Günther esattamente dove il fratello aveva detto che dovevano essere, e la versione di Reinhold Messner è stata confermata in sede giudiziaria... Razzo rosso sul Nanga Parbat, il diario di Messner ripubblicato dopo decenni con una prefazione dell'autore e splendide fotografie, è ormai diventato uno dei più celebri ed emozionanti libri di alpinismo.
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